Arcobaleno Servizi Ambientali offre un supporto completo, dalla prime analisi fino alla movimentazione dei rifiuti, garantendo assistenza burocratica e consulenza specializzata per una gestione sicura ed efficiente di rifiuti pericolosi e non pericolosi.
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Gestione operativa e burocratica dei rifiuti pericolosi e non pericolosi delle aziende
Il servizio di smaltimento rifiuti a Milano e provincia garantisce sicurezza e conformità normativa in ogni fase: dalla verifica dei codici fino alla movimentazione verso impianti autorizzati, con l’utilizzo di contenitori omologati e il supporto di operatori qualificati.
Il servizio di sgombero locali industriali a Milano e provincia libera gli spazi da materiali indesiderati e rifiuti, pericolosi e non. Dopo la rimozione, ci occupiamo della pulizia e della riqualificazione dell’ambiente, assicurando il corretto smaltimento e il pieno rispetto delle normative.
Il servizio di consulenza per la gestione dei rifiuti a Milano e provincia supporta le aziende in ogni aspetto operativo e normativo. Dalla valutazione delle giacenze alla compilazione del MUD fino alla redazione del Piano di Gestione Solventi, ci occupiamo della gestione burocratica garantendo la massima conformità e tracciabilità.
Dal 1996 punto di riferimento nel settore della gestione integrata dei rifiuti
Esperienza e professionalità
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Servizio completo dalla A alla Z
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Raccolta rifiuti a Milano e provincia
Siamo attrezzati per gestire colli, rifiuti sfusi e liquidi in cisterna, garantendo interventi efficaci e sicuri. I nostri veicoli, sottoposti a regolari controlli, sono guidati da autisti qualificati che assicurano il rispetto delle normative ambientali.
Scopri la flottaLe autorizzazioni per il trasporto e lo smaltimento rifiuti a Milano
Grazie alle nostre autorizzazioni per il trasporto e lo smaltimento di rifiuti a Milano e in tutta Italia, rilasciate dall’Albo Nazionale Gestori Ambientali, garantiamo la massima conformità alle normative vigenti e la sicurezza nell’esecuzione dei nostri servizi.
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Lo smaltimento di morchie e fanghi industriali è un'attività che richiede particolare attenzione alla provenienza del rifiuto, alla sua composizione e alle eventuali caratteristiche di pericolo. Questi residui possono derivare da lavorazioni meccaniche, impianti di depurazione, separatori, vasche di processo, operazioni di lavaggio oppure dalla pulizia e bonifica di serbatoi contenenti gasolio, oli o altri prodotti.
Il termine “fango” o “morchia”, tuttavia, descrive soprattutto l'aspetto fisico del materiale e non identifica automaticamente uno specifico codice EER. Per una corretta gestione occorre ricostruire il processo che ha generato il rifiuto e, quando necessario, verificarne analiticamente la composizione.
Le morchie sono residui densi o semisolidi che tendono ad accumularsi sul fondo di serbatoi, vasche, separatori e apparecchiature. Possono essere costituite, in proporzioni differenti, da oli, idrocarburi, acqua, particelle solide, ossidi, sedimenti e contaminanti provenienti dal processo produttivo.
Un esempio tipico è rappresentato dalle morchie presenti sul fondo dei serbatoi di gasolio. Anche dopo lo svuotamento del carburante utilizzabile, sul fondo possono infatti rimanere sedimenti oleosi che devono essere rimossi prima della bonifica e dell'eventuale demolizione del serbatoio.
L'Elenco Europeo dei Rifiuti contempla, per i rifiuti derivanti dalla pulizia di serbatoi per trasporto e stoccaggio e di fusti, voci specifiche come EER 16 07 08*, “rifiuti contenenti olio”, e 16 07 09*, “rifiuti contenenti altre sostanze pericolose”. La scelta del codice deve però essere effettuata caso per caso sulla base dell'origine effettiva del rifiuto. EUR-Lex
I fanghi industriali possono avere origini molto diverse. Possono formarsi nei processi di trattamento delle acque reflue industriali, nelle lavorazioni metalmeccaniche, nella rettifica, nei trattamenti superficiali, nei processi chimici oppure nelle operazioni di separazione tra acqua, oli e solidi.
Proprio per questa varietà, due fanghi apparentemente simili possono avere classificazioni e modalità di gestione completamente differenti. Le Linee Guida SNPA sulla classificazione dei rifiuti ricordano infatti che l'individuazione del codice EER parte innanzitutto dalla fonte che ha generato il rifiuto e, in presenza di voci specchio, richiede una valutazione delle sostanze pericolose eventualmente presenti. Linee Guida SNPA sulla classificazione dei rifiuti – ISPRA
La seguente tabella riporta alcune voci che possono ricorrere nella gestione di questi materiali. Non è una tabella per attribuire automaticamente il codice al rifiuto: la classificazione deve essere verificata sulla base del processo produttivo e delle caratteristiche specifiche.
| Origine del rifiuto | Esempi di codici EER | Descrizione |
|---|---|---|
| Pulizia di serbatoi e cisterne | 16 07 08* | Rifiuti contenenti olio |
| Pulizia di serbatoi con altri contaminanti | 16 07 09* | Rifiuti contenenti altre sostanze pericolose |
| Lavorazioni meccaniche | 12 01 14* | Fanghi di lavorazione contenenti sostanze pericolose |
| Lavorazioni meccaniche | 12 01 15 | Fanghi di lavorazione diversi da quelli di cui al 12 01 14 |
| Rettifica, affilatura e lappatura | 12 01 18* | Fanghi metallici contenenti oli |
| Trattamento biologico di reflui industriali | 19 08 11* / 19 08 12 | Fanghi rispettivamente pericolosi e non pericolosi |
| Altri trattamenti di reflui industriali | 19 08 13* / 19 08 14 | Fanghi rispettivamente contenenti sostanze pericolose e non pericolosi |
Le voci sono riportate nell'Elenco Europeo dei Rifiuti e nei relativi orientamenti europei sulla classificazione. Elenco europeo dei rifiuti – EUR-Lex
No. La normativa distingue i rifiuti in base all'origine e alle caratteristiche di pericolosità. Il D.Lgs. 152/2006 stabilisce infatti la distinzione tra rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi. D.Lgs. 152/2006 – Normattiva
Per alcuni fanghi l'Elenco Europeo prevede una coppia di voci specchio: una pericolosa e una non pericolosa. In tali casi può essere necessario conoscere le materie prime utilizzate, il ciclo produttivo, le schede di sicurezza e, quando opportuno, eseguire analisi di caratterizzazione.
Questo passaggio è importante anche per evitare uno degli errori più frequenti: considerare il rifiuto semplicemente come “fango” senza ricostruirne l'origine.
Una corretta gestione parte dalla verifica tecnica del materiale. Quantità, consistenza, presenza di fase liquida, contaminanti, modalità di aspirazione e accessibilità del sito possono influire sulla scelta dei contenitori, dell'automezzo e dell'impianto di destino.
Per fanghi pompabili può essere necessario ricorrere ad aspirazione o autobotte; per materiali palabili possono invece essere utilizzati contenitori o soluzioni differenti. Il rifiuto deve essere mantenuto separato da altri flussi incompatibili e successivamente conferito a un impianto autorizzato al codice EER e alle caratteristiche del materiale.
Anche il trasporto deve essere affidato a soggetti regolarmente iscritti all'Albo Nazionale Gestori Ambientali nelle categorie pertinenti. Albo Nazionale Gestori Ambientali – categorie di iscrizione
Dal 16 settembre 2026, inoltre, il FIR digitale diventa obbligatorio per tutti gli iscritti al RENTRI, rendendo ancora più importante una gestione corretta e coordinata della documentazione lungo l'intera filiera.
Un'azienda della provincia di Monza operante nel trasporto merci aveva la necessità di dismettere un vecchio serbatoio utilizzato per il rifornimento dei propri mezzi.
L'intervento non poteva limitarsi alla semplice rimozione del manufatto. Durante la verifica preliminare era infatti prevedibile la presenza, sul fondo, di una quantità di morchia composta da residui di gasolio e sedimenti.
Arcobaleno Servizi Ambientali ha quindi organizzato l'attività prevedendo due flussi distinti: da una parte la bonifica e successiva rimozione del serbatoio, dall'altra la preventiva separazione delle morchie presenti sul fondo.
I residui oleosi sono stati raccolti separatamente, evitando che venissero mescolati al materiale derivante dalla successiva rimozione del serbatoio, e avviati alla corretta gestione come rifiuto. In questo modo il cliente ha potuto affidare a un unico interlocutore il coordinamento della bonifica, della rimozione e dello smaltimento dei rifiuti prodotti dall'intervento.
È proprio in interventi di questo tipo che classificazione, organizzazione operativa e individuazione preventiva della filiera di destino diventano determinanti.
Arcobaleno Servizi Ambientali affronta lo smaltimento di morchie e fanghi industriali partendo dall'analisi concreta del problema. Vengono raccolte informazioni sul processo produttivo e sul rifiuto, valutato quando necessario un sopralluogo gratuito, verificata la classificazione, predisposta l'offerta e completata l'omologazione presso l'impianto di destino.
In funzione delle caratteristiche del materiale vengono poi definite le modalità di raccolta, aspirazione, trasporto e conferimento. Il servizio viene pianificato su appuntamento e, previa omologazione del rifiuto, Arcobaleno organizza l'intervento entro 10 giorni lavorativi dalla richiesta, affiancando il cliente anche nella gestione della documentazione e della tracciabilità.
La tua azienda deve smaltire fanghi industriali, morchie oleose, sedimenti da serbatoi o residui semiliquidi di lavorazione?
Invia ad Arcobaleno Servizi Ambientali informazioni sul processo che ha generato il rifiuto, fotografie, quantità indicative ed eventuali analisi disponibili. Potremo verificare la soluzione più adatta e predisporre un'offerta personalizzata per raccolta, trasporto e smaltimento.
Non esiste un unico codice EER denominato genericamente “morchia”. Il codice dipende dal processo che ha generato il residuo e dalla sua composizione. Per le morchie provenienti dalla pulizia di serbatoi contenenti oli, ad esempio, una delle voci da valutare è 16 07 08*.
Non necessariamente in ogni situazione. Le analisi possono però essere necessarie quando la composizione non è sufficientemente conosciuta, quando occorre distinguere tra una voce pericolosa e una voce specchio non pericolosa oppure quando vengono richieste dall'impianto nell'ambito dell'omologazione.
Normalmente il residuo viene rimosso prima della bonifica finale del serbatoio, raccolto separatamente e conferito come rifiuto presso un impianto autorizzato. Morchia e serbatoio non devono essere considerati automaticamente un unico rifiuto.
Sì, quando consistenza, quantità e caratteristiche chimico-fisiche lo consentono. Fanghi molto densi o palabili possono invece richiedere modalità di raccolta differenti.
Sì, il servizio può essere organizzato coordinando le diverse fasi dell'intervento e la gestione separata dei rifiuti prodotti, come nel caso del serbatoio di gasolio descritto nell'articolo.
Dipende dalle caratteristiche del rifiuto e dalle autorizzazioni dell'impianto ricevente. Il termine “smaltimento” viene spesso utilizzato in senso generale, ma la destinazione effettiva può prevedere operazioni di recupero o di smaltimento in funzione dello specifico rifiuto.
Contenuto redatto dall’Ufficio Ambientale ARC Ambiente
Revisione tecnica: Alessia Ferrari - Resp. Ufficio Ambiente e Logistica
Ultimo aggiornamento: 13 settembre 2026
La provincia di Brescia rappresenta uno dei territori a maggiore vocazione industriale della Lombardia. Metalmeccanica, siderurgia, lavorazione dei metalli, automotive, gomma-plastica, agroalimentare, tessile e attività artigiane formano un tessuto produttivo estremamente diversificato e, di conseguenza, generano flussi molto differenti di rifiuti aziendali e rifiuti speciali.
Per un'impresa, gestire correttamente questi materiali significa molto più che organizzare un ritiro: occorre identificare il rifiuto, attribuire il corretto codice EER, verificarne le eventuali caratteristiche di pericolo, predisporre un deposito temporaneo adeguato e affidare trasporto e trattamento a soggetti autorizzati.
Vediamo quindi quali sono i rifiuti aziendali più diffusi nella provincia di Brescia e come cambiano in funzione delle principali attività economiche del territorio.
I dati della Camera di Commercio di Brescia confermano la rilevanza della componente manifatturiera nell'economia provinciale. Le analisi camerali distinguono, tra gli altri, comparti quali meccanica, siderurgia, gomma-plastica, alimentare, tessile, chimica, carta e stampa, lavorazione dei minerali e mezzi di trasporto.
La specializzazione non è però uniforme sul territorio. Il sistema produttivo della provincia comprende poli e distretti con caratteristiche differenti.
La Val Trompia, e in particolare l'area che comprende Lumezzane, Sarezzo, Gardone Val Trompia, Villa Carcina e Concesio, conserva una fortissima tradizione nella lavorazione dei metalli e nella meccanica. La stessa Provincia di Brescia ricorda come la storia della valle sia da secoli legata al ferro, mentre gli studi territoriali evidenziano una particolare concentrazione di imprese nella lavorazione e produzione di prodotti metallici.
Nella pianura bresciana, territori come Montichiari, Castenedolo, Ghedi, Lonato del Garda e Manerbio ospitano numerose attività industriali, logistiche, meccaniche e agroalimentari. A ovest, le aree di Rovato, Ospitaletto, Cazzago San Martino, Palazzolo sull'Oglio e Franciacorta affiancano manifattura, servizi e una rilevante filiera agroalimentare e vitivinicola.
Il risultato è un territorio nel quale la gestione dei rifiuti industriali a Brescia richiede competenze molto diverse a seconda dello stabilimento e del ciclo produttivo.
È probabilmente il comparto più rappresentativo del territorio. Officine meccaniche, tornerie, aziende di meccanica di precisione, carpenterie, fonderie e produttori di componentistica possono generare:
emulsioni oleose esauste, oli lubrificanti, sfridi e trucioli metallici, fanghi di lavorazione, polveri, morchie, assorbenti contaminati, filtri, stracci, imballaggi contenenti residui di sostanze pericolose e rifiuti derivanti da trattamenti superficiali.
Particolare attenzione deve essere dedicata ai liquidi e ai fanghi derivanti da lavaggio, rettifica, burattatura o lavorazione CNC, perché composizione e contaminanti possono rendere necessaria una caratterizzazione analitica prima del conferimento.
Nel bresciano sono presenti anche numerose lavorazioni di zincatura, cromatura, nichelatura, decapaggio e trattamento superficiale.
I rifiuti possono comprendere acidi e basi esausti, fanghi contenenti metalli, soluzioni di lavaggio, bagni galvanici esausti, imballaggi contaminati e materiali filtranti.
Sono flussi che richiedono particolare attenzione alla classificazione e, frequentemente, analisi chimiche finalizzate all'omologazione presso l'impianto di destinazione.
Stampaggio, estrusione e trasformazione di polimeri producono soprattutto sfridi plastici, materiale fuori specifica, imballaggi, filtri, assorbenti e residui derivanti dalla manutenzione degli impianti.
Quando il processo utilizza solventi, colle, resine o altre sostanze chimiche possono inoltre essere prodotti rifiuti pericolosi.
Industrie alimentari, cantine, aziende agricole strutturate e imprese di trasformazione possono generare alimenti scaduti o fuori specifica, fanghi, imballaggi, detergenti, prodotti chimici di processo, oli, materiali assorbenti e rifiuti provenienti dalla manutenzione degli impianti.
Nel caso di prodotti confezionati può essere necessario valutare anche la separazione tra contenuto e imballaggio per individuare la soluzione di recupero o smaltimento più appropriata.
Il tessuto industriale provinciale comprende inoltre aziende tessili, chimiche e manifatturiere che possono produrre solventi, vernici, resine, adesivi, reagenti, fanghi, imballaggi contaminati e prodotti fuori specifica.
La gestione deve essere valutata caso per caso, evitando di attribuire automaticamente un codice EER sulla sola base dell'aspetto materiale del rifiuto: la classificazione parte infatti dall'origine e dal processo che lo ha generato.
| Settore produttivo | Rifiuti frequentemente prodotti | Aspetti da verificare |
|---|---|---|
| Metalmeccanica e meccanica di precisione | Emulsioni, oli, buratto, fanghi, trucioli e sfridi metallici | Contaminazione, stato fisico, recuperabilità |
| Carpenteria e lavorazione metalli | Sfridi di ferro, polveri, abrasivi, imballaggi contaminati | Presenza di oli o sostanze pericolose |
| Galvanica e trattamenti superficiali | Acidi, basi, fanghi, bagni esausti, filtri | Analisi chimiche e caratteristiche di pericolo |
| Gomma-plastica | Sfridi, plastiche fuori specifica, filtri, imballaggi | Possibilità di recupero e contaminazione |
| Agroalimentare | Alimenti scaduti, fanghi, imballaggi, detergenti | Separazione delle frazioni e destinazione |
| Tessile | Scarti tessili, fanghi, coloranti, imballaggi | Composizione e sostanze utilizzate |
| Chimico, vernici e resine | Classificazione, compatibilità e ADR | |
| Manutenzione industriale | Oli, filtri, stracci, assorbenti, batterie, RAEE | Deposito, imballaggio e tracciabilità |
La disciplina generale di riferimento rimane la Parte IV del D.Lgs. 152/2006, che regola classificazione, responsabilità e gestione dei rifiuti. Consulta il D.Lgs. 152/2006 su Normattiva
Un esempio rappresentativo riguarda un'azienda del settore della meccanica di precisione, per la quale Arcobaleno Servizi Ambientali opera come interlocutore unico per la gestione dei diversi rifiuti prodotti dallo stabilimento.
Le lavorazioni generano periodicamente quattro flussi principali: buratto, cioè il materiale derivante dalle operazioni di finitura superficiale dei particolari metallici; emulsioni esauste provenienti dalle lavorazioni meccaniche; imballaggi contaminati da oli e prodotti utilizzati nella produzione; sfridi di ferro derivanti dalle lavorazioni e dal ciclo produttivo.
La difficoltà non è semplicemente trovare quattro impianti in grado di ricevere quattro materiali differenti. Per il cliente il valore consiste nell'avere un unico referente che coordina classificazione, omologazioni, ritiri, trasporto e impianti di destinazione, verificando preventivamente i requisiti necessari per ogni flusso.
È esattamente il modello operativo che Arcobaleno adotta nella gestione dei rifiuti industriali complessi. Le procedure aziendali prevedono la verifica del rifiuto, del codice EER, delle eventuali caratteristiche di pericolo, del confezionamento, del trasporto, dell'impianto destinatario e della relativa documentazione.
Per le aziende della provincia che necessitano di un servizio di smaltimento rifiuti a Brescia, Arcobaleno Servizi Ambientali può gestire sia singoli interventi sia programmi periodici di raccolta.
Il Metodo Arcobaleno parte dall'analisi delle esigenze del cliente e della tipologia dei rifiuti. Quando necessario viene effettuato un sopralluogo gratuito e senza impegno, supportato dall'applicazione proprietaria utilizzata per raccogliere in modo strutturato le informazioni tecniche.
Seguono offerta, classificazione e omologazione del rifiuto, eventuali analisi, pianificazione del trasporto e conferimento presso l'impianto individuato.
Una volta completata l'omologazione, Arcobaleno concorda con l'azienda giorno e fascia oraria indicativa del ritiro, programmando normalmente il servizio entro 10 giorni lavorativi.
Il supporto può inoltre essere esteso alla parte documentale e agli adempimenti ambientali, compresi registri, FIR, RENTRI, conservazione digitale e MUD.
A Brescia Arcobaleno ha inoltre un legame diretto con il territorio attraverso la partecipazione all'Advisory Board del progetto Tech4Lib dell'Università degli Studi di Brescia, dedicato allo sviluppo di tecnologie innovative per il recupero delle batterie agli ioni di litio a fine vita.
Ogni stabilimento produce flussi differenti e la soluzione più conveniente e sicura dipende da tipologia, quantità, classificazione, frequenza dei ritiri e impianti disponibili.
Arcobaleno Servizi Ambientali supporta imprese industriali, artigiane e commerciali della provincia di Brescia nella gestione di rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi, dal singolo ritiro alla gestione completa dello stabilimento.
Invia l'elenco dei rifiuti prodotti, le quantità indicative e alcune fotografie: possiamo verificare il servizio e predisporre un'offerta personalizzata.
Considerata la forte presenza della metalmeccanica, sono particolarmente frequenti emulsioni, oli esausti, fanghi, trucioli e sfridi metallici, stracci e assorbenti contaminati, imballaggi e residui delle lavorazioni superficiali. A questi si aggiungono i rifiuti prodotti dai comparti agroalimentare, plastico, tessile e chimico.
Sì. Il servizio può essere organizzato presso aziende situate a Brescia e nei comuni della provincia, previa verifica della tipologia del rifiuto, dell'omologazione e delle condizioni operative del ritiro.
Il codice non deve essere scelto esclusivamente osservando il materiale. Occorre ricostruire il processo produttivo che ha generato il rifiuto e valutarne origine e composizione. Nei casi dubbi possono essere necessarie schede tecniche, informazioni sul ciclo produttivo e analisi di laboratorio.
Possono esserlo. La classificazione dipende da composizione e caratteristiche del rifiuto effettivamente prodotto. È quindi opportuno verificarne correttamente origine e caratteristiche prima di programmare il conferimento.
Molto spesso i rifiuti metallici possono essere destinati a recupero. Occorre però verificare che il materiale sia correttamente classificato e valutare l'eventuale presenza di oli, emulsioni o altre contaminazioni.
Normalmente sono utili descrizione del rifiuto, codice EER se già disponibile, quantità indicativa, fotografie, modalità di confezionamento e frequenza prevista dei ritiri. Per rifiuti particolari possono essere richieste schede tecniche o analisi.
Sì. L'obiettivo è proprio offrire al produttore un interlocutore unico, coordinando i differenti flussi verso gli impianti più adatti e semplificando la gestione operativa e documentale.
Contenuto redatto dall’Ufficio Ambientale ARC Ambiente
Revisione tecnica: Alessia Ferrari - Resp. Ufficio Ambiente e Logistica
Ultimo aggiornamento: 12 settembre 2026
Lo smaltimento dei rifiuti delle lavanderie richiede attenzione perché dietro un'attività apparentemente semplice come il lavaggio di tessuti possono nascondersi flussi di rifiuti molto diversi tra loro. Una lavanderia ad acqua, una lavanderia industriale che tratta grandi quantitativi di biancheria e una pulitintolavanderia che effettua lavaggio a secco non producono infatti gli stessi rifiuti.
Accanto agli imballaggi di detergenti e prodotti chimici possono essere presenti solventi esausti, fanghi, residui di distillazione, filtri e materiali assorbenti contaminati, alcuni dei quali classificabili come rifiuti pericolosi.
Per questo motivo una corretta gestione deve partire dall'analisi del processo produttivo e dalla classificazione dei singoli flussi, evitando di attribuire un codice EER semplicemente sulla base del nome commerciale del prodotto o dell'attività svolta.
Nelle lavanderie civili, che operano prevalentemente mediante lavaggio ad acqua, i flussi più ricorrenti derivano dall'utilizzo di detergenti, additivi, sbiancanti, prodotti per il trattamento dei tessuti e relativi imballaggi. Nelle strutture di maggiori dimensioni possono inoltre formarsi fanghi e residui provenienti dagli eventuali sistemi di trattamento delle acque.
Le lavanderie industriali possono gestire volumi sensibilmente superiori e tessuti provenienti da alberghi, ristorazione, industria, strutture sanitarie, officine o altri cicli produttivi. La composizione dello sporco presente sui tessuti può quindi incidere anche sulle caratteristiche dei residui prodotti.
Un'ulteriore categoria è rappresentata dalle lavanderie e tintolavanderie che effettuano lavaggio a secco mediante solventi. In questo caso possono essere generati solventi esausti, residui della distillazione, fanghi, filtri contaminati e imballaggi contenenti residui di sostanze pericolose.
L'Elenco Europeo dei Rifiuti contiene specifiche voci per solventi, fanghi e materiali contaminati; i codici contrassegnati da asterisco identificano rifiuti pericolosi. Il riferimento ufficiale è l'Elenco Europeo dei Rifiuti su EUR-Lex.
La tabella seguente riporta alcuni codici potenzialmente ricorrenti, ma non deve essere utilizzata per attribuire automaticamente il codice a un rifiuto. La classificazione deve sempre essere verificata in funzione dell'origine, del processo che ha generato il rifiuto e della sua composizione, secondo i criteri richiamati anche dalle Linee guida SNPA sulla classificazione dei rifiuti pubblicate da ISPRA.
| Tipologia di rifiuto | Possibile codice EER* | Indicazione |
|---|---|---|
| Solventi alogenati e miscele di solventi | 14 06 02* | Pericoloso |
| Altri solventi e miscele di solventi | 14 06 03* | Pericoloso |
| Fanghi o residui solidi contenenti solventi alogenati | 14 06 04* | Pericoloso |
| Fanghi o residui solidi contenenti altri solventi | 14 06 05* | Pericoloso |
| Imballaggi contaminati da sostanze pericolose | 15 01 10* | Pericoloso |
| Filtri, assorbenti, stracci o DPI contaminati | 15 02 02* | Pericoloso |
| Fanghi da trattamento di acque reflue industriali contenenti sostanze pericolose | 19 08 13* | Pericoloso |
| Fanghi da altri trattamenti di acque reflue industriali | 19 08 14 | Non pericoloso, se ricorrono le relative condizioni |
*I codici sono riportati a titolo esemplificativo. L'EER corretto deve essere determinato caso per caso.
Particolare attenzione va quindi prestata ai fanghi delle lavanderie industriali. La presenza di detergenti, solventi o contaminanti provenienti dai tessuti può rendere necessaria una caratterizzazione più approfondita prima dell'avvio a recupero o smaltimento. Le voci 19 08 13* e 19 08 14 costituiscono, ad esempio, una coppia collegata alla presenza o meno di sostanze pericolose nei fanghi derivanti da determinati trattamenti di acque reflue industriali.
Uno degli errori più frequenti consiste nel considerare automaticamente le acque utilizzate durante il lavaggio come rifiuti liquidi.
Quando le acque reflue vengono convogliate attraverso un sistema di scarico autorizzato, la loro gestione rientra nella disciplina degli scarichi. Diversa è la situazione di liquidi o residui raccolti in contenitori e destinati a un impianto di trattamento come rifiuti: in quel caso entra in gioco la disciplina dei rifiuti.
Il quadro nazionale di riferimento è il D.Lgs. 152/2006 – Norme in materia ambientale, che disciplina sia la tutela delle acque sia la gestione dei rifiuti. In Lombardia, la documentazione regionale relativa alle tintolavanderie evidenzia inoltre specifici adempimenti autorizzativi per gli scarichi in determinate condizioni e per gli impianti a ciclo chiuso che effettuano pulizia a secco. Consulta la documentazione ufficiale di Regione Lombardia.
Il lavaggio a secco merita un'attenzione specifica perché i solventi utilizzati nel ciclo possono generare rifiuti pericolosi sia in forma liquida sia sotto forma di fanghi e residui solidi.
È quindi importante mantenere distinti i diversi flussi: solvente esausto, residuo di distillazione, filtri, assorbenti e imballaggi contaminati non devono essere raggruppati indiscriminatamente. La corretta separazione permette di mantenere sotto controllo la classificazione del rifiuto e di individuare l'impianto di destinazione appropriato.
Per le lavanderie che utilizzano solventi è utile approfondire anche gli aspetti relativi alle emissioni e alla gestione del ciclo del solvente nell'articolo di ARC Ambiente dedicato al Piano Gestione Solventi nelle lavanderie.
Un esempio concreto è rappresentato da un cliente operante nella zona di Rho, per il quale Arcobaleno Servizi Ambientali organizza periodicamente il ritiro e lo smaltimento dei rifiuti generati dall'attività di lavanderia.
I principali flussi gestiti sono solventi esausti, fanghi derivanti dalle lavorazioni e imballaggi contaminati.
La gestione periodica consente innanzitutto di mantenere separati i diversi rifiuti prodotti e di evitare accumuli disordinati. Arcobaleno verifica preliminarmente le caratteristiche dei materiali, individua con il cliente le modalità di confezionamento e deposito, procede all'omologazione dei rifiuti e programma i ritiri in funzione delle reali esigenze produttive della lavanderia.
Per il cliente il vantaggio è avere un unico interlocutore per flussi differenti, evitando di dover individuare separatamente trasportatori e impianti per solventi, fanghi e imballaggi.
Il Metodo Arcobaleno parte dall'analisi del processo e dei rifiuti effettivamente prodotti. Quando necessario viene effettuato un sopralluogo gratuito; seguono l'offerta, l'omologazione dei rifiuti e le eventuali analisi di caratterizzazione.
Dopo l'omologazione, il servizio viene programmato su appuntamento, concordando giorno e fascia oraria indicativa del ritiro, ed eseguito normalmente entro 10 giorni lavorativi dalla richiesta. L'obiettivo non è semplicemente ritirare il materiale, ma costruire una gestione continuativa e proporzionata alla produzione della lavanderia.
Arcobaleno può inoltre affiancare l'impresa sugli aspetti documentali e di compliance collegati alla gestione dei rifiuti, dalla classificazione EER alla tracciabilità, fino agli adempimenti RENTRI, registri, formulari, conservazione digitale e MUD quando applicabili.
Solventi, fanghi e imballaggi contaminati non dovrebbero essere gestiti come flussi indistinti. Una corretta gestione dei rifiuti delle lavanderie civili e industriali consente di ridurre il rischio di errori nella classificazione, organizzare meglio il deposito temporaneo e programmare con precisione il conferimento agli impianti autorizzati.
Se gestisci una lavanderia civile, industriale o una tintolavanderia e devi organizzare lo smaltimento di solventi, fanghi, filtri, imballaggi o altri rifiuti speciali, puoi richiedere ad ARC Ambiente – Arcobaleno Servizi Ambientali una valutazione del servizio e un'offerta personalizzata.
Dipende dal processo utilizzato. Possono essere prodotti solventi esausti, fanghi, residui di distillazione, filtri e assorbenti contaminati, imballaggi di detergenti e prodotti chimici e fanghi provenienti dal trattamento delle acque reflue.
Quando diventano rifiuti, molte tipologie di solventi e miscele di solventi rientrano in codici EER contrassegnati da asterisco, come 14 06 02* e 14 06 03*. Anche fanghi e residui solidi contenenti solventi possono essere pericolosi. La classificazione deve comunque essere effettuata sullo specifico rifiuto.
Non esiste un codice valido per tutte le lavanderie. Occorre individuare l'origine del fango, il processo che lo ha prodotto e l'eventuale presenza di sostanze pericolose. In determinati casi possono essere pertinenti, ad esempio, le voci 19 08 13* o 19 08 14, ma l'attribuzione deve essere verificata tecnicamente.
Non sempre. Se l'imballaggio contiene residui o è contaminato da sostanze pericolose può risultare pertinente il codice 15 01 10*. Un contenitore realmente non contaminato può invece ricadere in altre voci del capitolo 15, in funzione del materiale e delle condizioni effettive.
No. Le acque reflue convogliate attraverso uno scarico sono soggette alla disciplina degli scarichi. Un liquido raccolto e conferito come rifiuto segue invece la disciplina dei rifiuti. È quindi importante distinguere correttamente le due situazioni.
Sì. Il servizio può essere organizzato periodicamente in funzione delle quantità prodotte, come nel caso del cliente della zona di Rho presso il quale Arcobaleno gestisce solventi, fanghi e imballaggi.
Quando la situazione lo richiede, Arcobaleno può effettuare un sopralluogo gratuito e senza impegno per identificare i diversi flussi, verificare gli spazi disponibili e definire una soluzione di raccolta e smaltimento adeguata.
Contenuto redatto dall’Ufficio Ambientale ARC Ambiente
Revisione tecnica: Alessia Ferrari - Resp. Ufficio Ambiente e Logistica
Ultimo aggiornamento: 11 settembre 2026
