Arcobaleno Servizi Ambientali offre un supporto completo, dalla prime analisi fino alla movimentazione dei rifiuti, garantendo assistenza burocratica e consulenza specializzata per una gestione sicura ed efficiente di rifiuti pericolosi e non pericolosi.
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Gestione operativa e burocratica dei rifiuti pericolosi e non pericolosi delle aziende
Il servizio di smaltimento rifiuti a Milano e provincia garantisce sicurezza e conformità normativa in ogni fase: dalla verifica dei codici fino alla movimentazione verso impianti autorizzati, con l’utilizzo di contenitori omologati e il supporto di operatori qualificati.
Il servizio di sgombero locali industriali a Milano e provincia libera gli spazi da materiali indesiderati e rifiuti, pericolosi e non. Dopo la rimozione, ci occupiamo della pulizia e della riqualificazione dell’ambiente, assicurando il corretto smaltimento e il pieno rispetto delle normative.
Il servizio di consulenza per la gestione dei rifiuti a Milano e provincia supporta le aziende in ogni aspetto operativo e normativo. Dalla valutazione delle giacenze alla compilazione del MUD fino alla redazione del Piano di Gestione Solventi, ci occupiamo della gestione burocratica garantendo la massima conformità e tracciabilità.
Dal 1996 punto di riferimento nel settore della gestione integrata dei rifiuti
Esperienza e professionalità
Autorizzazioni e conformità normativa
Servizio completo dalla A alla Z
Personale qualificato
Consulenza normativa specializzata
Velocità di intervento
Raccolta rifiuti a Milano e provincia
Siamo attrezzati per gestire colli, rifiuti sfusi e liquidi in cisterna, garantendo interventi efficaci e sicuri. I nostri veicoli, sottoposti a regolari controlli, sono guidati da autisti qualificati che assicurano il rispetto delle normative ambientali.
Scopri la flottaLe autorizzazioni per il trasporto e lo smaltimento rifiuti a Milano
Grazie alle nostre autorizzazioni per il trasporto e lo smaltimento di rifiuti a Milano e in tutta Italia, rilasciate dall’Albo Nazionale Gestori Ambientali, garantiamo la massima conformità alle normative vigenti e la sicurezza nell’esecuzione dei nostri servizi.
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Gli scarti e sfridi di metalli non ferrosi prodotti dalle lavorazioni industriali possono rappresentare un rifiuto da gestire, ma anche una materia con un significativo potenziale di recupero. Alluminio, tungsteno e molibdeno, in particolare, hanno caratteristiche e valori molto diversi e richiedono quindi una corretta identificazione prima di scegliere destinazione, imballaggio e modalità di trasporto.
Trucioli, limature, sfridi, polveri, pezzi fuori specifica e residui di lavorazione non possono essere gestiti semplicemente sulla base del metallo prevalente. È necessario considerare forma fisica, granulometria, eventuali contaminazioni, presenza di oli o sostanze pericolose e processo che ha generato il rifiuto.
Per un'azienda produttrice, una classificazione corretta è quindi il primo passaggio per individuare una filiera di recupero o smaltimento tecnicamente ed economicamente adeguata.
Le lavorazioni meccaniche e metallurgiche possono generare rifiuti metallici con caratteristiche molto differenti. Tra quelli che più frequentemente richiedono una gestione specializzata troviamo:
La distinzione è importante perché un blocco compatto di alluminio e una polvere finissima di alluminio non presentano le stesse criticità, anche se il metallo di partenza è identico.
L'alluminio è uno dei metalli più diffusi nell'industria e viene lavorato nei settori meccanico, automotive, aeronautico, elettronico, serramentistico e della produzione di componentistica.
Sfridi, torniture e pezzi puliti possono essere particolarmente interessanti per il recupero del metallo. La situazione cambia quando il materiale contiene oli da taglio, emulsioni, residui chimici oppure si presenta sotto forma di polvere molto fine.
La polvere di alluminio deve essere valutata con attenzione sotto il profilo della sicurezza.
Una ridotta granulometria aumenta infatti enormemente la superficie del materiale esposta all'ambiente. A seconda delle caratteristiche specifiche del rifiuto, della concentrazione e delle condizioni di deposito possono diventare rilevanti problematiche connesse a:
Per questo motivo non è sufficiente sapere che "si tratta di alluminio": stato fisico e caratteristiche del rifiuto possono determinare modalità di gestione completamente differenti.
Il tungsteno è utilizzato quando sono richieste elevata durezza, resistenza all'usura e prestazioni alle alte temperature. Può essere presente, ad esempio, in utensili, inserti, materiali duri e lavorazioni meccaniche specialistiche.
Gli scarti contenenti tungsteno possono avere un valore di recupero rilevante, soprattutto quando il materiale è sufficientemente omogeneo e non eccessivamente contaminato.
Una corretta separazione alla fonte può quindi essere decisiva. Mescolare sfridi di tungsteno con altri materiali può ridurne la valorizzazione o rendere necessari trattamenti aggiuntivi.
Per quantitativi importanti è opportuno verificare:
Anche il molibdeno trova applicazione in leghe e prodotti destinati ad ambienti industriali particolarmente esigenti, grazie alle sue caratteristiche metallurgiche.
Gli scarti possono presentarsi come sfridi, residui di lavorazione, componenti fuori specifica, polveri o materiali contenenti molibdeno in miscela con altri metalli.
Come nel caso del tungsteno, prima di organizzare il ritiro è importante capire quanto molibdeno sia effettivamente presente nel rifiuto. La composizione può determinare sia il corretto percorso impiantistico sia l'eventuale possibilità di valorizzazione economica.
L'attribuzione del codice EER deve sempre derivare dal processo produttivo e dalle caratteristiche effettive del rifiuto.
Nelle lavorazioni e nei trattamenti fisici e meccanici dei metalli possono, ad esempio, essere pertinenti codici quali:
12 01 03 – limatura e trucioli di materiali non ferrosi
e
12 01 04 – polveri e particolato di materiali non ferrosi.
Il codice non deve però essere scelto semplicemente perché "sembra quello giusto". Occorre considerare l'origine del rifiuto e verificare eventuali contaminazioni che possano modificarne classificazione o caratteristiche di pericolo.
In presenza di dubbi, analisi e caratterizzazione possono diventare indispensabili prima dell'omologazione presso l'impianto di destinazione.
Uno degli errori più frequenti consiste nel considerare qualsiasi rifiuto metallico automaticamente recuperabile.
In realtà la scelta tra recupero e smaltimento dipende da diversi fattori: purezza, contaminanti, dimensione delle particelle, miscela con altri materiali, quantità disponibile e specifiche accettate dagli impianti.
Un metallo tecnicamente prezioso può quindi perdere valore se fortemente contaminato; al contrario, un'accurata separazione degli scarti può rendere economicamente interessante una filiera di recupero.
È per questo che ARC Ambiente valuta il rifiuto nel suo complesso, non soltanto sulla base della denominazione commerciale del metallo.
Un caso particolarmente significativo affrontato da Arcobaleno Servizi Ambientali – ARC Ambiente riguardava un cliente che aveva accumulato alcune tonnellate di polvere di alluminio all'interno di big bag.
Il materiale presentava una criticità importante: la polvere metallica, stoccata in quelle condizioni, richiedeva un intervento specifico per ridurre il rischio associato alla permanenza prolungata del materiale e alla possibilità di fenomeni di auto-riscaldamento e combustione.
Il problema non poteva quindi essere risolto con il semplice caricamento dei big bag su un automezzo.
Arcobaleno ha organizzato un intervento dedicato procedendo al riconfezionamento della polvere in fustini di recupero dotati di tappo a cravatta, più adatti alla gestione del materiale e alle successive operazioni logistiche.
Una volta completato il riconfezionamento e predisposta la filiera autorizzata, il rifiuto è stato avviato a termovalorizzazione presso un impianto idoneo.
Il caso evidenzia un principio fondamentale: nella gestione degli scarti metallici la soluzione corretta non dipende solamente dal codice EER. A volte è necessario progettare anche imballaggio, movimentazione e destinazione finale sulla base delle caratteristiche concrete del rifiuto.
Per lo smaltimento degli scarti di metalli non ferrosi, Arcobaleno Servizi Ambientali imposta il servizio partendo dalle caratteristiche effettive del materiale.
Il processo può comprendere analisi preliminare della documentazione e delle fotografie, eventuale sopralluogo gratuito, verifica della classificazione, individuazione dell'impianto, offerta, omologazione ed eventuali analisi.
Quando il rifiuto viene accettato dall'impianto viene quindi programmato il ritiro, concordando con il cliente giorno e fascia oraria indicativa. Il servizio ARC Ambiente viene normalmente programmato ed eseguito entro 10 giorni lavorativi dalla richiesta, previa omologazione del rifiuto.
Nei casi più complessi il sopralluogo permette inoltre di verificare direttamente contenitori, accessibilità, modalità di movimentazione e necessità di eventuali riconfezionamenti.
L'obiettivo non è semplicemente "portare via il materiale", ma costruire una soluzione tailor-made, tecnicamente sostenibile e documentata.
Se la tua azienda produce scarti di alluminio, tungsteno, molibdeno, trucioli metallici, limature o polveri di metalli non ferrosi, ARC Ambiente può verificare caratteristiche e quantità del rifiuto e individuare la soluzione più adatta tra recupero e smaltimento.
Richiedi un'offerta ad Arcobaleno Servizi Ambientali: inviando fotografie, tipologia del materiale, quantità disponibile ed eventuali analisi già eseguite è possibile effettuare rapidamente una prima valutazione tecnica.
No. Sfridi e trucioli puliti possono avere buone possibilità di recupero, mentre contaminazioni da oli, emulsioni, sostanze chimiche o la particolare forma fisica del rifiuto possono richiedere trattamenti o destinazioni differenti.
Nell'ambito delle lavorazioni meccaniche può risultare pertinente il codice EER 12 01 03, relativo a limatura e trucioli di materiali non ferrosi. Il codice deve comunque essere attribuito verificando il processo che ha generato il rifiuto.
Per polveri e particolato derivanti da determinate lavorazioni dei metalli può essere pertinente il codice EER 12 01 04. Prima dell'attribuzione devono essere considerate origine, composizione e caratteristiche del materiale.
Le polveri metalliche fini possono presentare criticità molto superiori a quelle del metallo compatto, in particolare sotto il profilo di combustibilità, dispersione e possibile formazione di atmosfere esplosive. La valutazione deve essere effettuata sul materiale concreto e sulle relative condizioni di deposito e movimentazione.
Possono averlo, soprattutto quando presentano una buona concentrazione del metallo e sono separati da altri materiali. Il valore effettivo dipende però da composizione, quantità, contaminazioni e condizioni del mercato e della filiera di recupero.
Sì. Nei casi che lo richiedono è possibile valutare preventivamente le condizioni di deposito e organizzare anche riconfezionamento o travaso in contenitori più idonei, prima del trasporto verso l'impianto autorizzato.
Sì. Quando necessario ARC Ambiente effettua sopralluoghi gratuiti e senza impegno, utili soprattutto in presenza di polveri, grandi quantitativi, materiali non perfettamente identificati o problemi di movimentazione.
Contenuto redatto dall’Ufficio Ambientale ARC Ambiente
Revisione tecnica: Alessia Ferrari
Ultimo aggiornamento: 8 agosto 2026
La manutenzione di piscine pubbliche, alberghi, centri sportivi, residence, SPA e impianti natatori può generare rifiuti molto diversi tra loro, alcuni dei quali contenenti sostanze chimiche che richiedono particolare attenzione.
Cloro e altri prodotti per la disinfezione, correttori del pH, flocculanti, alghicidi, contenitori contaminati, materiali filtranti e prodotti deteriorati non possono essere gestiti tutti nello stesso modo.
Lo smaltimento dei rifiuti da manutenzione piscine deve quindi partire dall'identificazione di ciò che è effettivamente diventato rifiuto, dalla verifica delle caratteristiche del prodotto e dalla corretta classificazione prima del ritiro.
Una piscina non genera solamente acqua da trattare. Le operazioni periodiche di manutenzione degli impianti possono produrre, ad esempio:
Non tutti questi materiali sono necessariamente rifiuti pericolosi. La classificazione dipende dall'origine, dalla composizione e dalle caratteristiche effettive del rifiuto, non semplicemente dal fatto che provenga da una piscina.
Quando necessario è quindi opportuno esaminare schede di sicurezza, composizione dei prodotti, processo che ha generato il residuo ed eventuali analisi.
Una delle situazioni più delicate riguarda i prodotti chimici rimasti inutilizzati nei locali tecnici.
Può accadere, ad esempio, durante il cambio del gestore di un impianto, dopo una ristrutturazione oppure quando vengono sostituiti i sistemi di trattamento dell'acqua.
Nel deposito possono così rimanere confezioni parzialmente utilizzate, prodotti scaduti o contenitori privi di etichetta leggibile.
In questi casi non bisogna travasare o miscelare prodotti diversi per ridurre il numero dei contenitori.
Particolare attenzione richiede la separazione tra prodotti cloranti/ossidanti e sostanze acide: una miscelazione impropria può provocare reazioni pericolose e sviluppo di gas.
Prima del ritiro può quindi essere necessario:
La gestione dei rifiuti speciali comprende infatti identificazione, deposito, documentazione, trasporto e conferimento a soggetti autorizzati, nel quadro generale previsto dal D.Lgs. 152/2006.
Anche la sostituzione dei sistemi di filtrazione può produrre materiali da gestire.
La sabbia filtrante esausta, le cartucce, i materiali filtranti e gli eventuali fanghi devono essere valutati considerando il processo da cui provengono e le sostanze con cui sono entrati in contatto.
Non è quindi corretto attribuire automaticamente lo stesso codice EER a ogni materiale proveniente da una piscina.
Lo stesso principio vale per i contenitori: una tanica che ha contenuto un prodotto chimico non dovrebbe essere considerata automaticamente equivalente a un normale imballaggio pulito. La presenza di residui e le caratteristiche della sostanza contenuta devono essere valutate prima di determinarne la gestione.
Questo è un punto particolarmente importante.
Acqua reflua e rifiuto liquido non sono la stessa cosa.
L'acqua proveniente dal controlavaggio dei filtri o dallo svuotamento della piscina può ricadere, a seconda delle modalità di gestione e del contesto autorizzativo, nella disciplina degli scarichi.
Se invece il liquido viene raccolto in una cisterna o in altri contenitori e successivamente trasportato verso un impianto di trattamento, può configurarsi una gestione come rifiuto liquido.
Prima di organizzare un'autobotte è quindi opportuno verificare esattamente la situazione: classificare automaticamente qualsiasi acqua di piscina come rifiuto può essere tanto scorretto quanto considerarla sempre liberamente scaricabile.
Il problema spesso nasce quando diversi materiali vengono accumulati per anni nel locale tecnico.
Una corretta gestione dovrebbe evitare soprattutto:
Nel caso di sostanze chimiche dubbie, Arcobaleno può organizzare, in funzione delle necessità, verifica documentale, sopralluogo, campionamento, analisi, classificazione, eventuale riconfezionamento, individuazione dell'impianto e gestione del trasporto e della relativa documentazione. È lo stesso approccio operativo previsto per le situazioni in cui il semplice ritiro non è sufficiente a risolvere il problema.
Immaginiamo un centro sportivo con piscina coperta che affida la manutenzione a un nuovo gestore.
Durante la ricognizione del locale tecnico vengono individuati circa trenta contenitori lasciati dalla precedente gestione: correttori di pH, prodotti cloranti, flocculanti, alcune taniche parzialmente piene e tre confezioni con etichettatura ormai illeggibile. A questi si aggiungono sacchi di materiale filtrante sostituito durante la manutenzione.
Il problema non è semplicemente “mandare un camion”.
Prima del ritiro viene effettuato un censimento del materiale e vengono separate le diverse famiglie di prodotti. Per quelli riconoscibili vengono raccolte le schede tecniche e di sicurezza; i contenitori incerti vengono invece gestiti separatamente per consentire gli approfondimenti necessari.
Dopo la classificazione vengono individuati gli impianti idonei, completata l'omologazione e programmato il ritiro.
Il risultato è un unico intervento organizzato, evitando di affidare separatamente prodotti chimici, imballaggi e materiali filtranti a operatori differenti.
Per lo smaltimento dei rifiuti da manutenzione piscine, Arcobaleno può seguire l'intero processo:
analisi preliminare → eventuale sopralluogo gratuito → offerta → classificazione e omologazione → eventuali analisi → scelta dell'impianto → pianificazione del ritiro → trasporto → gestione documentale.
Durante il sopralluogo le informazioni possono essere raccolte tramite gli strumenti digitali proprietari di Arcobaleno: fotografie, quantità, tipologie di rifiuto, condizioni del deposito e accessibilità vengono organizzate già sul campo, riducendo errori di valutazione e problemi nella successiva pianificazione.
Una volta completata l'omologazione, il ritiro viene concordato con giorno e fascia oraria indicativa e normalmente programmato entro 10 giorni lavorativi dalla richiesta.
Invia ad ARC Ambiente – Arcobaleno Servizi Ambientali l'elenco dei materiali, eventuali fotografie e, quando disponibili, le schede di sicurezza dei prodotti.
Possiamo verificare la situazione, individuare la corretta soluzione di gestione e predisporre un'offerta per ritiro, trasporto e conferimento dei rifiuti da manutenzione della piscina.
Richiedi un preventivo per lo smaltimento dei rifiuti della tua piscina.
Non deve essere eliminato insieme ai normali rifiuti. Occorre verificare esattamente il prodotto, la sua composizione e lo stato della confezione, quindi procedere alla classificazione e all'individuazione dell'impianto autorizzato.
No. Prodotti chimicamente incompatibili devono essere mantenuti separati. In particolare, prodotti cloranti e sostanze acide possono dare origine a reazioni pericolose.
Non automaticamente. Se l'imballaggio contiene residui di sostanze pericolose o ne è contaminato, deve essere valutato prima del conferimento. Il semplice fatto che la tanica sia apparentemente vuota non è sufficiente.
Dipende dalle caratteristiche del materiale e dal processo da cui proviene. Prima di attribuire il codice EER e individuare l'impianto di destinazione è opportuno verificare origine e possibili contaminazioni.
Non necessariamente. Se viene gestita attraverso uno scarico si applica la relativa disciplina; quando invece viene raccolta e trasportata verso un impianto può ricadere nella gestione dei rifiuti liquidi. La situazione deve essere valutata caso per caso.
No. Le analisi non sono automaticamente necessarie per ogni rifiuto. In diversi casi la classificazione può essere effettuata sulla base del processo, della documentazione disponibile e delle schede di sicurezza. L'analisi diventa utile o necessaria quando le informazioni non sono sufficienti oppure quando viene richiesta per l'omologazione presso l'impianto.
Sì, quando necessario Arcobaleno effettua sopralluoghi gratuiti e senza impegno, utili soprattutto quando sono presenti molte tipologie di prodotti, contenitori non identificati o condizioni logistiche da verificare prima del ritiro.
Contenuto redatto dall’Ufficio Ambientale ARC Ambiente
Revisione tecnica: Alessia Ferrari
Ultimo aggiornamento: 7 agosto 2026
La gestione dei rifiuti da impianti fotovoltaici a fine vita non riguarda soltanto lo smaltimento dei pannelli. La dismissione, il revamping o la sostituzione di un impianto possono generare moduli fotovoltaici, inverter, quadri elettrici, cavi, batterie, strutture metalliche e altri componenti che devono essere identificati, separati e destinati a filiere autorizzate.
Per aziende, proprietari di immobili industriali, energy service company, installatori e gestori di grandi impianti, una pianificazione corretta permette di evitare accumuli in cantiere, errori documentali, danneggiamenti durante la movimentazione e costi imprevisti.
I moduli fotovoltaici rientrano nella disciplina dei RAEE, i rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche. La normativa distingue, in particolare, i pannelli provenienti da impianti di potenza inferiore a 10 kW, considerati domestici, da quelli installati in impianti di potenza uguale o superiore a 10 kW, considerati RAEE professionali.
Un componente non diventa automaticamente un rifiuto soltanto perché viene rimosso. Occorre valutare se sia ancora funzionante, riutilizzabile e concretamente destinato a un nuovo impiego oppure se il detentore abbia deciso di disfarsene.
La produzione di rifiuti può verificarsi in diverse situazioni:
La distinzione tra bene usato e rifiuto deve essere sostenibile dal punto di vista tecnico e documentale. Presentare come apparecchiature riutilizzabili moduli danneggiati, non testati o privi di una reale destinazione può esporre il detentore a contestazioni.
La gestione dei RAEE fotovoltaici deve essere inserita in un progetto più ampio, perché un impianto è composto da materiali differenti.
I pannelli contengono principalmente vetro, alluminio, materiali plastici, celle e componenti conduttivi. Se raccolti e trattati correttamente, una parte significativa dei materiali può essere avviata a recupero.
I moduli devono essere movimentati evitando rotture e dispersioni. I pannelli già danneggiati richiedono attenzioni particolari: frammenti di vetro, cornici deformate e parti taglienti possono rendere necessario un imballaggio rinforzato.
Gli inverter e i quadri elettrici rimossi possono costituire flussi RAEE distinti dai pannelli. Non dovrebbero essere caricati indiscriminatamente insieme ai moduli, soprattutto quando l’impianto destinatario richiede una separazione preventiva.
Cavi elettrici, canaline, staffe e telai in alluminio o acciaio possono essere avviati a recupero, purché siano separati correttamente e non contaminati da altre sostanze.
Le batterie al litio, al piombo o di altra tecnologia non devono essere gestite come semplici componenti elettrici. Presentano rischi differenti e richiedono valutazioni specifiche in materia di imballaggio, deposito, trasporto e destinazione.
Una batteria deformata, surriscaldata, danneggiata o con segni di perdita deve essere immediatamente segnalata. Il suo inserimento in un carico ordinario può generare un serio rischio di incendio.
La corretta attribuzione del codice EER dipende dall’origine del rifiuto, dalle caratteristiche del componente e dalla concreta organizzazione dell’attività che lo ha prodotto.
Non è quindi prudente attribuire il codice osservando soltanto una fotografia o utilizzando automaticamente quello indicato in un precedente formulario. Prima del ritiro è opportuno raccogliere almeno:
La classificazione deve essere verificata caso per caso. Pannelli integri rimossi durante un revamping, moduli frammentati dopo una grandinata e apparecchiature coinvolte in un incendio non costituiscono necessariamente la stessa fattispecie gestionale.
Per gli impianti incentivati con i diversi Conti Energia sono previste specifiche procedure a garanzia della corretta gestione dei pannelli a fine vita.
Il GSE applica una trattenuta sugli incentivi pari a 20 euro per modulo, sia per gli impianti domestici sia per quelli professionali. Il Soggetto Responsabile può, alle condizioni previste, aderire a un Sistema Collettivo e prestare la garanzia attraverso tale sistema.
Nel 2026 il GSE ha previsto due finestre per comunicare l’adesione ai Sistemi Collettivi: dal 1° febbraio al 31 marzo e dal 1° giugno al 31 luglio. L’adesione determina l’interruzione del trattenimento e la restituzione delle quote già trattenute secondo le procedure applicabili.
Prima di rimuovere i pannelli è pertanto importante verificare:
Organizzare il ritiro senza questa verifica può complicare la successiva rendicontazione al GSE.
Dopo la rimozione, i rifiuti devono essere organizzati in modo da evitare danneggiamenti e commistioni.
I pannelli integri possono essere collocati su pallet adeguati, ordinati e fissati per impedirne lo scivolamento. I moduli rotti devono essere messi in sicurezza con soluzioni che contengano eventuali frammenti.
È inoltre opportuno:
La disponibilità di fotografie e di un inventario dei componenti rende più precisa la preventivazione e riduce il rischio che il materiale trovato al momento del carico sia diverso da quello comunicato.
I rifiuti devono essere affidati a trasportatori autorizzati e conferiti a impianti abilitati a ricevere e trattare gli specifici codici EER.
La movimentazione deve essere accompagnata dalla documentazione prevista. Il sistema RENTRI costituisce oggi l’infrastruttura nazionale per la tracciabilità dei rifiuti e per la progressiva digitalizzazione dei registri e dei formulari.
Prima del servizio devono quindi essere verificati:
Un’azienda manifatturiera decide di effettuare il revamping dell’impianto fotovoltaico installato sulla copertura del proprio stabilimento. L’intervento prevede la rimozione di circa 900 moduli, la sostituzione di alcuni inverter e lo smontaggio parziale delle strutture.
Inizialmente il cliente ritiene sufficiente collocare tutto il materiale in un cassone. Dalla verifica preliminare emerge però che:
Arcobaleno Servizi Ambientali organizza la raccolta dei dati, verifica le differenti tipologie di rifiuto e coordina il servizio con l’installatore. I pannelli vengono disposti su pallet, mentre moduli rotti, inverter e cavi vengono separati.
Il trasporto viene programmato su appuntamento, evitando interferenze con le attività produttive. Il cliente dispone così di una gestione tracciata, di formulari coerenti con i materiali movimentati e della documentazione necessaria per le successive pratiche relative all’impianto incentivato.
La gestione dei rifiuti fotovoltaici viene costruita sulle caratteristiche effettive dell’intervento:
Quando le condizioni tecniche lo consentono, Arcobaleno concorda con il cliente il giorno e una fascia oraria indicativa del ritiro, programmando il servizio entro 10 giorni lavorativi dalla richiesta e dopo il completamento dell’omologazione.
La gestione dei rifiuti da impianti fotovoltaici a fine vita deve essere pianificata prima dell’avvio del cantiere, non quando i pannelli sono già stati smontati e accumulati.
Comunicando numero dei moduli, potenza dell’impianto, fotografie, stato dei materiali, località del ritiro ed eventuale presenza di inverter o batterie, Arcobaleno Servizi Ambientali può valutare la soluzione più adatta.
Contatta ARC Ambiente – Arcobaleno Servizi Ambientali per organizzare il ritiro e il recupero dei pannelli fotovoltaici e degli altri componenti dell’impianto.
Sì. Il D.Lgs. 49/2014 include i moduli fotovoltaici nella disciplina dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche. La gestione cambia anche in funzione della potenza dell’impianto e della natura domestica o professionale del RAEE.
I moduli provenienti da impianti con potenza inferiore a 10 kW sono considerati RAEE domestici. Quelli provenienti da impianti con potenza uguale o superiore a 10 kW sono considerati RAEE professionali.
No. Un pannello funzionante può essere destinato al riutilizzo, ma la destinazione deve essere concreta e documentabile. Se il detentore se ne disfa o il riutilizzo è soltanto ipotetico, il componente può assumere la qualifica di rifiuto.
Non automaticamente. Devono essere identificati come flussi distinti e verificati sotto il profilo della classificazione, dell’imballaggio, del trasporto e dell’accettazione presso l’impianto destinatario.
I pannelli integri vengono normalmente ordinati e fissati su supporti adeguati. Quelli rotti devono essere messi in sicurezza per contenere frammenti e parti taglienti. Le modalità definitive dipendono dalle condizioni del materiale e dalle prescrizioni della filiera scelta.
Il Soggetto Responsabile dell’impianto deve verificare le procedure applicabili presso il GSE, comprese le modalità di dimostrazione del corretto trattamento e l’eventuale adesione a un Sistema Collettivo.
Sì. Quando necessario, Arcobaleno Servizi Ambientali effettua un sopralluogo gratuito per valutare quantità, accessibilità, modalità di confezionamento e organizzazione del ritiro.
Contenuto redatto dall’Ufficio Ambientale ARC Ambiente
Revisione tecnica: Alessia Ferrari
Ultimo aggiornamento: 6 agosto 2026
