Arcobaleno Servizi Ambientali offre un supporto completo, dalla prime analisi fino alla movimentazione dei rifiuti, garantendo assistenza burocratica e consulenza specializzata per una gestione sicura ed efficiente di rifiuti pericolosi e non pericolosi.
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Gestione operativa e burocratica dei rifiuti pericolosi e non pericolosi delle aziende
Il servizio di smaltimento rifiuti a Milano e provincia garantisce sicurezza e conformità normativa in ogni fase: dalla verifica dei codici fino alla movimentazione verso impianti autorizzati, con l’utilizzo di contenitori omologati e il supporto di operatori qualificati.
Il servizio di sgombero locali industriali a Milano e provincia libera gli spazi da materiali indesiderati e rifiuti, pericolosi e non. Dopo la rimozione, ci occupiamo della pulizia e della riqualificazione dell’ambiente, assicurando il corretto smaltimento e il pieno rispetto delle normative.
Il servizio di consulenza per la gestione dei rifiuti a Milano e provincia supporta le aziende in ogni aspetto operativo e normativo. Dalla valutazione delle giacenze alla compilazione del MUD fino alla redazione del Piano di Gestione Solventi, ci occupiamo della gestione burocratica garantendo la massima conformità e tracciabilità.
Dal 1996 punto di riferimento nel settore della gestione integrata dei rifiuti
Esperienza e professionalità
Autorizzazioni e conformità normativa
Servizio completo dalla A alla Z
Personale qualificato
Consulenza normativa specializzata
Velocità di intervento
Raccolta rifiuti a Milano e provincia
Siamo attrezzati per gestire colli, rifiuti sfusi e liquidi in cisterna, garantendo interventi efficaci e sicuri. I nostri veicoli, sottoposti a regolari controlli, sono guidati da autisti qualificati che assicurano il rispetto delle normative ambientali.
Scopri la flottaLe autorizzazioni per il trasporto e lo smaltimento rifiuti a Milano
Grazie alle nostre autorizzazioni per il trasporto e lo smaltimento di rifiuti a Milano e in tutta Italia, rilasciate dall’Albo Nazionale Gestori Ambientali, garantiamo la massima conformità alle normative vigenti e la sicurezza nell’esecuzione dei nostri servizi.
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Lo smaltimento di estintori e bombole scadute richiede precauzioni molto diverse da quelle normalmente adottate per i comuni rottami metallici. Anche quando sembrano vuoti, questi recipienti possono conservare una pressione residua, contenere gas infiammabili, comburenti, tossici o asfissianti oppure presentare valvole danneggiate e informazioni ormai illeggibili.
Estintori, bombole di gas tecnici, cartucce e aerosol industriali non devono quindi essere abbandonati nel deposito aziendale, perforati, schiacciati o conferiti direttamente insieme al ferro.
Prima del ritiro occorre identificare il recipiente, ricostruirne per quanto possibile il contenuto, valutarne le condizioni e stabilire la corretta classificazione del rifiuto. L’Elenco europeo dei rifiuti distingue, tra gli altri, i gas in contenitori a pressione contenenti sostanze pericolose, identificati dal codice EER 16 05 04*, dagli altri gas in contenitori a pressione riconducibili al codice EER 16 05 05. L’attribuzione deve comunque essere effettuata caso per caso, considerando origine, contenuto e caratteristiche effettive del rifiuto.
Una bombola fuori uso non è automaticamente un semplice contenitore metallico. Finché non è stata controllata, depressurizzata e bonificata mediante procedure adeguate, può continuare a rappresentare un rischio.
Le principali criticità sono:
La scritta “vuoto” apposta sul recipiente non costituisce, da sola, una prova sufficiente dell’assenza di pressione o residui.
Gli estintori a polvere scaduti possono contenere polveri estinguenti e gas propellente residuo. Prima del recupero dell’involucro metallico devono essere messi in sicurezza e avviati a un trattamento idoneo.
La gestione può comprendere:
Non è corretto svuotare autonomamente gli estintori sul terreno, nei tombini o nei contenitori dei rifiuti indifferenziati.
Gli estintori a CO₂ richiedono particolare attenzione perché l’anidride carbonica è conservata nel recipiente in pressione. Anche un estintore apparentemente scarico può contenere prodotto residuo.
La CO₂ non è infiammabile, ma una fuoriuscita incontrollata in un ambiente chiuso può ridurre la concentrazione di ossigeno. Inoltre, la rapida espansione del gas provoca un forte raffreddamento, con possibili rischi per gli operatori.
Il recipiente deve quindi essere gestito senza manomettere la valvola e affidato a soggetti qualificati per la verifica, la messa in sicurezza e il successivo recupero del metallo.
Le bombole di gas tecnici da smaltire possono aver contenuto ossigeno, azoto, argon, acetilene, idrogeno, anidride carbonica, miscele per saldatura o altri prodotti.
La sola forma esterna della bombola non permette di stabilire quale gas sia presente. Anche i colori possono risultare alterati, non aggiornati o non più leggibili.
Prima del ritiro è utile raccogliere:
Quando la bombola è ancora di proprietà del fornitore, può essere opportuno verificare prima la possibilità di restituzione.
Nei laboratori chimici, farmaceutici, scolastici e di ricerca possono rimanere bombole contenenti gas puri, miscele speciali, gas tossici, reattivi o infiammabili.
Le bombole di laboratorio non identificate rappresentano uno dei casi più delicati. Non devono essere aperte per “sentire l’odore”, collegate a impianti improvvisati o spostate senza una valutazione preliminare.
Quando l’etichetta è illeggibile, possono essere necessari:
Gli aerosol industriali da smaltire possono contenere vernici, lubrificanti, detergenti, schiume, solventi, adesivi, prodotti tecnici o gas propellenti infiammabili.
Le bombolette ancora piene o parzialmente piene non devono essere compattate, forate o gettate nel rottame metallico. Una perforazione incontrollata può provocare fuoriuscite, incendi, proiezione di materiali e formazione di atmosfere pericolose.
La classificazione dipende dal contenuto e dalle caratteristiche di pericolo. Anche le bombolette apparentemente esaurite devono essere verificate prima di essere considerate recuperabili come metallo.
Le cartucce utilizzate per fornelli, attrezzature portatili, sistemi di fissaggio, cannelli o apparecchiature tecniche possono conservare gas residuo anche dopo l’uso.
Le cartucce di gas scadute o inutilizzate devono essere separate dagli altri rifiuti, protette da urti e fonti di calore e gestite in funzione del gas contenuto e dello stato del recipiente.
La presenza di ruggine, rigonfiamenti o deformazioni rende necessario evitare qualsiasi manipolazione non professionale.
La distinzione tra recipiente pieno, vuoto e non identificato è decisiva.
Devono essere trattati considerando le caratteristiche della sostanza contenuta. Sono normalmente necessari identificazione, classificazione, verifica ADR e individuazione preventiva dell’impianto autorizzato.
Devono essere valutati per accertare l’eventuale pressione e il residuo presente. “Vuoto” non significa necessariamente bonificato.
Devono essere isolati e sottoposti a una verifica specialistica. In assenza di informazioni attendibili è prudente adottare condizioni di gestione più cautelative.
Una valvola danneggiata aumenta sensibilmente il rischio. Il recipiente non deve essere raddrizzato, svitato, aperto o riparato dal personale aziendale.
È opportuno:
In caso di perdita in corso, odore anomalo, formazione di ghiaccio, sibilo o pericolo immediato, è necessario attivare le procedure aziendali di emergenza e coinvolgere i soggetti competenti.
Il fatto che un recipiente sia diventato un rifiuto non esclude automaticamente l’applicazione dell’ADR, l’accordo che disciplina il trasporto su strada delle merci pericolose. L’ADR 2025 contiene prescrizioni specifiche per gas, aerosol, recipienti a pressione, imballaggi, marcature, documenti e condizioni di trasporto.
La valutazione deve considerare:
Le bombole devono essere protette contro cadute e movimenti, mantenute separate quando necessario e caricate secondo le istruzioni operative definite prima del servizio.
Dopo la messa in sicurezza, il trattamento può consentire il recupero dell’acciaio o dell’alluminio di cui è composto il recipiente.
Il processo può comprendere:
Il recupero del materiale non può precedere la bonifica. Una bombola non verificata non deve essere tagliata, pressata o sottoposta a lavorazioni che possano generare scintille.
Un’azienda si era trasferita in un nuovo capannone industriale. Durante lo sgombero di un locale tecnico aveva trovato diverse vecchie bombole lasciate dal precedente utilizzatore.
Alcune conservavano etichette parzialmente leggibili, altre erano completamente prive di documentazione. Non era possibile stabilire con certezza quali fossero vuote, quali contenessero gas residuo e a chi appartenessero. Una bombola presentava inoltre una valvola visibilmente danneggiata.
Arcobaleno Servizi Ambientali è intervenuta effettuando una valutazione preliminare della situazione. Attraverso il sopralluogo e la raccolta delle informazioni disponibili sono stati censiti i recipienti, fotografate marcature e valvole e separate le bombole in funzione delle condizioni riscontrate.
Arcobaleno ha quindi individuato la classificazione e le destinazioni compatibili, coordinato gli aspetti documentali e organizzato il ritiro con modalità adeguate alla presenza di recipienti sotto pressione. Le bombole sono state avviate a operatori specializzati per la messa in sicurezza, la bonifica e, ove possibile, il recupero del metallo.
In questo modo l’azienda ha potuto liberare il locale senza esporre il proprio personale a operazioni improvvisate e senza trattare le bombole come semplici rottami.
Per lo smaltimento di estintori, bombole e recipienti sotto pressione, il Metodo Arcobaleno prevede:
Arcobaleno concorda con il cliente giorno e fascia oraria indicativa del ritiro e costruisce una soluzione personalizzata in funzione delle condizioni effettive dei recipienti.
Per ricevere una valutazione è utile inviare fotografie, quantità, dimensioni, eventuali etichette leggibili e una breve descrizione dello stato delle valvole.
Richiedi un’offerta per il ritiro e lo smaltimento di estintori, bombole scadute, aerosol industriali e altri recipienti sotto pressione.
No. Prima devono essere verificati, depressurizzati e bonificati. Solo dopo la messa in sicurezza l’involucro metallico può essere avviato a recupero.
Può esserlo. Occorre verificare il gas precedentemente contenuto, la presenza di pressione o residui, lo stato del recipiente e le specifiche condizioni previste dalla normativa ADR.
Tra i codici potenzialmente applicabili vi sono il 16 05 04* per gas in contenitori a pressione contenenti sostanze pericolose e il 16 05 05 per gli altri gas in contenitori a pressione. Il codice deve però essere attribuito valutando concretamente origine e contenuto del rifiuto.
Non deve essere aperta o manomessa. È necessario raccogliere fotografie delle punzonature, verificare la documentazione disponibile e richiedere una valutazione specialistica.
Non autonomamente. Le bombolette piene o con residui possono contenere sostanze e propellenti infiammabili. L’eventuale depressurizzazione deve avvenire mediante attrezzature e procedure idonee.
La fattibilità dipende da tipologia, contenuto, ubicazione e condizioni dei recipienti. Arcobaleno valuta anche piccoli quantitativi e può integrarli in un servizio programmato di microraccolta.
Il costo dipende dal numero e dalla capacità dei recipienti, dal contenuto, dalla possibilità di identificarli, dalle condizioni delle valvole, dall’applicazione dell’ADR e dal trattamento richiesto. Per formulare un’offerta attendibile sono normalmente necessarie fotografie e informazioni preliminari.
L’omologa dei rifiuti è uno dei passaggi più importanti nella gestione di un rifiuto industriale. Prima di organizzare il trasporto e conferire il materiale a un impianto autorizzato, è infatti necessario fornire al destinatario le informazioni che gli consentano di valutare la compatibilità del rifiuto con la propria autorizzazione e con il processo di trattamento disponibile.
La scheda di omologa raccoglie i dati relativi al produttore, al processo che ha generato il rifiuto, alla sua composizione, al codice EER, allo stato fisico, alle eventuali caratteristiche di pericolo e alle modalità con cui il materiale sarà confezionato e trasportato.
Non si tratta quindi di una semplice formalità amministrativa. Un’omologa incompleta, incoerente o compilata in modo superficiale può rallentare il servizio, richiedere ulteriori approfondimenti o determinare il rifiuto della pratica da parte dell’impianto.
L’omologa è la procedura con cui un impianto esamina preventivamente le caratteristiche di un rifiuto e valuta se può accettarlo.
Il produttore, direttamente o con il supporto dell’intermediario ambientale, trasmette una serie di informazioni tecniche e documentali. L’impianto le confronta con:
Se la valutazione è positiva, l’impianto rilascia l’accettazione o attribuisce un proprio numero di omologa, eventualmente indicando prescrizioni, limiti, durata e condizioni di conferimento.
L’omologa non sostituisce la corretta classificazione del rifiuto, le eventuali analisi, il formulario o gli altri documenti di tracciabilità. È invece il passaggio tecnico preliminare attraverso il quale il destinatario verifica la possibilità di ricevere quella specifica tipologia di rifiuto.
La corretta omologazione dei rifiuti permette di prevenire problemi prima che il mezzo arrivi all’impianto.
In particolare, serve a verificare che:
Una valutazione preventiva accurata riduce il rischio di non conformità, ritardi, richieste di integrazione e respingimenti presso l’impianto.
È inoltre importante ricordare che l’accettazione commerciale di un’offerta non equivale automaticamente all’accettazione tecnica del rifiuto. Prima di programmare il ritiro occorre generalmente concludere la procedura di omologa richiesta dall’impianto destinatario.
Non esiste un unico modello universale utilizzato da tutti gli impianti. Ogni destinatario può adottare un proprio fac-simile, strutturato in base alla propria autorizzazione, ai processi disponibili e alle informazioni che ritiene necessarie per valutare il rifiuto.
Alcuni modelli sono sintetici e si concentrano sui dati essenziali. Altri richiedono informazioni molto dettagliate sulla composizione, sulle sostanze presenti, sul ciclo produttivo, sui parametri analitici e sulle modalità di conferimento.
Anche la terminologia può variare. Il documento può essere denominato:
La funzione rimane sostanzialmente la stessa: fornire all’impianto un quadro attendibile e sufficientemente completo del rifiuto che dovrà ricevere.
Il contenuto dipende dal modello predisposto dall’impianto, ma una scheda di omologa dei rifiuti contiene normalmente alcune sezioni ricorrenti.
Vengono indicati:
È essenziale indicare l’unità locale effettiva di produzione. Un’azienda con più sedi può infatti generare rifiuti diversi attraverso processi differenti.
Questa parte descrive come viene generato il rifiuto.
Una descrizione generica come “scarto industriale” o “rifiuto di lavorazione” raramente è sufficiente. È preferibile spiegare:
L’origine del rifiuto deve risultare coerente con il codice EER attribuito e con la composizione dichiarata.
La scheda può richiedere:
Il codice EER non deve essere scelto soltanto sulla base dell’aspetto del materiale, ma considerando la sua origine e il processo che lo ha generato.
L’impianto può chiedere una descrizione qualitativa o quantitativa delle sostanze presenti, comprese eventuali impurità o frazioni estranee.
A seconda del rifiuto possono essere rilevanti, ad esempio:
Quando disponibili, possono essere allegate le schede di sicurezza delle materie prime utilizzate nel processo.
Occorre normalmente indicare:
Questi dati aiutano l’impianto a valutare la gestione operativa e la capacità disponibile.
La scheda può richiedere di specificare se il rifiuto sarà conferito:
Devono inoltre essere segnalate eventuali esigenze particolari di movimentazione, aspirazione, pompaggio, scarico o trasporto ADR.
Quando necessarie, all’omologa possono essere allegati:
Le analisi devono essere rappresentative del rifiuto effettivamente prodotto. Un campione non corretto può restituire risultati non coerenti con la partita successivamente conferita.
La compilazione deve partire da informazioni reali e verificabili. Il metodo più sicuro consiste nel procedere per fasi.
Bisogna verificare che ragione sociale, unità locale e attività produttiva siano corretti. La sede amministrativa non deve essere confusa con il luogo in cui il rifiuto viene materialmente generato.
Occorre comprendere da quale operazione nasce il rifiuto, quali prodotti entrano nel processo e quali trasformazioni subiscono. Questa fase è fondamentale per classificare il materiale e descriverlo in modo coerente.
Il codice EER, la descrizione, lo stato fisico e le eventuali caratteristiche HP devono essere coerenti tra loro e con la documentazione tecnica disponibile.
In base alla tipologia di rifiuto e alle richieste dell’impianto possono servire analisi, schede di sicurezza, fotografie o ulteriori dichiarazioni.
Quantità, imballaggio, modalità di carico e frequenza devono corrispondere a ciò che verrà effettivamente presentato all’impianto.
Prima dell’invio è opportuno verificare che non vi siano contraddizioni tra:
Una descrizione accurata riduce le richieste di integrazione e rende più fluida l’intera organizzazione del servizio.
La validità dell’omologa viene stabilita dall’impianto e può variare in funzione del rifiuto, della continuità del processo produttivo e delle procedure interne del destinatario.
L’omologa può dover essere rinnovata:
Anche un’omologa formalmente valida deve quindi essere riesaminata quando il rifiuto non presenta più le caratteristiche originariamente dichiarate.
Tra gli errori più frequenti rientrano:
L’omologa deve rappresentare il rifiuto reale, non una versione semplificata predisposta soltanto per ottenere rapidamente l’accettazione.
La gestione di numerosi impianti può diventare complessa perché ciascun destinatario utilizza modelli, campi e procedure differenti.
Per ridurre errori e tempi di lavorazione, Arcobaleno Servizi Ambientali ha creato un sistema proprietario di generazione delle omologhe, nel quale sono stati inseriti i template dei numerosi impianti con cui collabora.
Le informazioni tecniche vengono raccolte e organizzate in modo strutturato. Il sistema consente quindi di utilizzare i dati disponibili per predisporre il fac-simile richiesto dallo specifico impianto, rispettandone struttura e campi obbligatori.
Questo metodo permette di:
La tecnologia non sostituisce la valutazione tecnica. Rende però il processo più ordinato, controllabile e rapido, specialmente quando un cliente produce più rifiuti o quando occorre confrontare diverse soluzioni impiantistiche.
Gli strumenti digitali proprietari utilizzati da Arcobaleno servono proprio a raccogliere e organizzare le informazioni operative, riducendo richieste incomplete, errori di valutazione, sopralluoghi ripetuti e possibili problemi al momento del conferimento.
Il processo può comprendere:
Dopo la corretta identificazione e omologazione del rifiuto, Arcobaleno concorda con il cliente il giorno e una fascia oraria indicativa per il ritiro, programmando normalmente il servizio entro dieci giorni lavorativi dalla richiesta, previa omologazione.
Una corretta omologa permette di individuare il destinatario adatto, prevenire criticità e organizzare il servizio con maggiore precisione.
Arcobaleno Servizi Ambientali supporta aziende, industrie ed enti nella classificazione, nell’omologazione e nel conferimento dei rifiuti pericolosi e non pericolosi, coordinando analisi, documentazione, impianti e trasporto.
Contatta Arcobaleno per descrivere il rifiuto da gestire e richiedere un’offerta personalizzata. Quando necessario, può essere organizzato un sopralluogo gratuito e senza impegno.
La procedura di accettazione preventiva viene normalmente richiesta dall’impianto prima del conferimento. Modalità, documenti e livello di approfondimento dipendono dal destinatario, dalla tipologia di rifiuto e dal trattamento previsto.
Le informazioni devono provenire dal produttore del rifiuto, che conosce il processo da cui il materiale deriva. La compilazione può essere gestita con il supporto di un intermediario o di un consulente, ma i dati dichiarati devono essere corretti, completi e verificabili.
No. L’analisi è uno degli eventuali documenti utilizzati per caratterizzare il rifiuto. L’omologa è la procedura complessiva con cui l’impianto valuta tutte le informazioni disponibili e decide se accettare il conferimento.
Le informazioni di base possono essere riutilizzate se il rifiuto non è cambiato, ma ogni impianto può richiedere il proprio modello, ulteriori parametri analitici o dichiarazioni specifiche. Non è quindi sufficiente inoltrare automaticamente la scheda predisposta per un altro destinatario.
La variazione deve essere comunicata. Può rendersi necessario aggiornare la scheda, effettuare nuove analisi o avviare una nuova procedura di omologazione.
No. Il rifiuto conferito deve corrispondere a quello descritto e omologato. L’impianto può effettuare controlli documentali, visivi, merceologici o analitici e contestare eventuali difformità.
Dipende dalla complessità del rifiuto, dalla completezza dei documenti, dalla necessità di effettuare analisi e dai tempi di valutazione dell’impianto. Una pratica completa e coerente evita molte richieste di integrazione.
Per alcuni rifiuti l’impianto può ritenere sufficienti la conoscenza del processo produttivo, le schede di sicurezza e le dichiarazioni del produttore. Per altri può richiedere obbligatoriamente un certificato analitico. La decisione dipende dal rifiuto e dalle procedure del destinatario.
Il modello indica normalmente il soggetto chiamato a sottoscrivere le dichiarazioni, spesso il produttore o un suo referente autorizzato. È importante leggere attentamente il fac-simile, perché la firma attesta la correttezza delle informazioni riportate.
Sì. Arcobaleno può organizzare i dati, verificare gli aggiornamenti necessari, predisporre il template dell’impianto e coordinare eventuali analisi o integrazioni documentali nell’ambito del servizio richiesto.
Lo smaltimento di resine, colle, adesivi e sigillanti industriali richiede una valutazione più attenta rispetto a quella riservata a molti altri scarti di produzione. Dietro definizioni apparentemente simili possono infatti trovarsi materiali liquidi o induriti, prodotti monocomponenti o bicomponenti, sostanze a base acquosa o solvente, catalizzatori, indurenti e residui con caratteristiche di pericolo molto differenti.
Una gestione corretta parte quindi dalla separazione dei materiali e dall’analisi delle informazioni disponibili: origine del rifiuto, stato fisico, composizione, scheda di sicurezza del prodotto, eventuale presenza di solventi e modalità con cui lo scarto è stato generato.
Non è sufficiente sapere che dentro un fusto c’è una “resina” o una “colla”. Occorre capire quale prodotto contiene, se è ancora reattivo, se è stato miscelato con altri materiali e quale impianto sia autorizzato a riceverlo.
Le resine liquide possono contenere solventi, monomeri, additivi o altre sostanze pericolose. Possono inoltre essere infiammabili, irritanti, corrosive, sensibilizzanti o pericolose per l’ambiente, a seconda della formulazione.
Devono essere mantenute in contenitori chiusi, compatibili con il prodotto e correttamente identificati. Prima del ritiro è necessario verificare eventuali rigonfiamenti, perdite, corrosioni o alterazioni del fusto.
Le resine completamente indurite presentano invece caratteristiche fisiche differenti. Il completamento della polimerizzazione può ridurne la reattività, ma non consente di considerarle automaticamente non pericolose. La classificazione dipende dal processo produttivo, dalla presenza di residui non reagiti, dagli additivi e dalle eventuali contaminazioni.
Per questo motivo, residui liquidi, semisolidi e solidificati non dovrebbero essere riuniti nello stesso contenitore senza una preventiva valutazione tecnica.
Le resine epossidiche bicomponenti vengono normalmente utilizzate insieme a uno specifico indurente. I due componenti possono avere composizioni e caratteristiche di pericolo diverse e devono essere gestiti separatamente anche quando sono entrambi scaduti o non più utilizzabili.
Lo stesso principio riguarda le resine poliuretaniche, che possono essere costituite da un componente poliolico e da un componente contenente isocianati. I residui non reagiti richiedono particolare attenzione nella movimentazione, nel confezionamento e nella scelta dell’impianto.
Catalizzatori e indurenti non devono essere versati nei fusti delle resine per ridurre il numero dei contenitori. Oltre al possibile sviluppo di calore, gas o pressione, una miscelazione non controllata può modificare la classificazione del rifiuto e renderne più complessa l’omologazione. La normativa vieta inoltre la miscelazione dei rifiuti pericolosi con differenti caratteristiche di pericolo e dei rifiuti pericolosi con quelli non pericolosi, salvo le specifiche condizioni autorizzative previste.
Anche i siliconi industriali devono essere distinti tra residui ancora pastosi o liquidi, materiale completamente reticolato e cartucce o contenitori contaminati. L’elenco europeo dei rifiuti prevede, tra le possibili voci da valutare, la distinzione tra rifiuti contenenti siliconi pericolosi e rifiuti contenenti siliconi diversi da quelli pericolosi. Il codice non può però essere attribuito esclusivamente sulla base del nome commerciale del prodotto.
Le colle bicomponenti devono essere mantenute separate nei rispettivi componenti, soprattutto quando non sono mai state utilizzate. I residui già miscelati e completamente induriti costituiscono invece un materiale differente, da valutare in base alla composizione finale.
I mastici e sigillanti possono essere a base solvente, acquosa, bituminosa, siliconica o poliuretanica. Anche in questo caso la classificazione dipende dalla formulazione e dal processo che ha prodotto il rifiuto.
Per i rifiuti derivanti dalla produzione, formulazione, fornitura e utilizzazione di adesivi e sigillanti, l’elenco europeo comprende, tra le voci potenzialmente applicabili:
Questi codici sono soltanto esempi. L’attribuzione del codice EER, spesso ancora chiamato codice CER, deve partire dal processo produttivo e dalle caratteristiche reali del rifiuto. La scheda di sicurezza è uno strumento importante, ma descrive il prodotto originario e non sempre rappresenta integralmente il rifiuto dopo l’utilizzo. Nei casi dubbi possono essere necessarie informazioni aggiuntive, campionamenti o analisi.
La gestione non riguarda soltanto il prodotto avanzato. Occorre considerare separatamente anche i materiali generati durante l’utilizzo e la pulizia:
Contenitori sporchi. Fusti, latte, secchi, cartucce e cisternette con residui di sostanze pericolose possono rientrare nella voce EER 15 01 10*. Un imballaggio apparentemente vuoto non è automaticamente pulito o non pericoloso.
Acque di lavaggio. Non devono essere scaricate o riunite indiscriminatamente. La presenza di adesivi, resine, solventi, pigmenti o altre sostanze può rendere necessario gestirle come rifiuti liquidi separati.
Solventi di pulizia. I solventi utilizzati per lavare utensili, pompe e miscelatori devono essere raccolti in contenitori chiusi e mantenuti distinti dalle acque.
Materiali assorbenti contaminati. Stracci, filtri, segatura, granuli assorbenti, DPI e materiali utilizzati per raccogliere sversamenti possono costituire un flusso autonomo. Quando contaminati da sostanze pericolose, tra le voci da valutare figura la 15 02 02*.
Separare correttamente queste frazioni facilita la classificazione, riduce il rischio di reazioni indesiderate e permette di individuare destinazioni più appropriate.
Un’azienda si è trovata con diversi fusti di resina e catalizzatore scaduti, conservati da tempo in magazzino. I prodotti appartenevano allo stesso sistema bicomponente e il cliente aveva inizialmente ipotizzato di unirli prima del ritiro, così da diminuire il numero dei fusti.
Arcobaleno Servizi Ambientali ha escluso questa soluzione: resina e catalizzatore non potevano essere miscelati in modo incontrollato. La reazione avrebbe potuto generare calore, indurimento irregolare e aumento della pressione all’interno dei contenitori, oltre a modificare le caratteristiche del rifiuto.
Sono state quindi raccolte le schede di sicurezza, verificate le quantità e le condizioni dei fusti e mantenuti separati i due componenti. Dopo la classificazione e l’omologazione presso l’impianto, Arcobaleno ha organizzato il ritiro con confezionamento, etichettatura e documentazione coerenti con le caratteristiche di ciascun materiale.
Il cliente ha potuto liberare il deposito senza effettuare travasi improvvisati e senza trasformare due rifiuti identificabili in una miscela più difficile da gestire.
Nella gestione di resine, colle e sigillanti, Arcobaleno può occuparsi di:
Le informazioni raccolte durante i sopralluoghi vengono organizzate anche mediante strumenti digitali proprietari, riducendo richieste incomplete, errori di valutazione e possibili problemi presso l’impianto. Dopo l’omologazione del rifiuto, il servizio viene concordato su appuntamento e normalmente programmato entro dieci giorni lavorativi.
Per ricevere una valutazione è utile comunicare:
Contatta ARC Ambiente – Arcobaleno Servizi Ambientali per richiedere un’offerta personalizzata per lo smaltimento di resine industriali, colle, adesivi, siliconi, mastici e relativi materiali contaminati.
No. La scadenza non determina da sola la pericolosità. Occorre valutare composizione, processo di origine, caratteristiche di pericolo e condizioni del materiale.
Non necessariamente. Lo stato fisico, la presenza di componenti non reagiti e il processo che ha generato il rifiuto possono portare a classificazioni e destinazioni differenti.
Non deve essere fatto senza una specifica valutazione tecnica e un processo autorizzato. La miscelazione può provocare reazioni incontrollate e modificare le caratteristiche del rifiuto.
No. In alcuni casi la classificazione può essere effettuata sulla base del processo produttivo, delle schede di sicurezza e di informazioni documentali attendibili. Le analisi diventano necessarie quando composizione o pericolosità non sono sufficientemente definite.
Devono essere valutati separatamente dal prodotto. Se contengono residui o sono contaminati da sostanze pericolose possono essere classificati come imballaggi contaminati.
Il costo dipende da quantità, composizione, pericolosità, stato fisico, confezionamento, necessità di analisi, trasporto ADR e impianto di destinazione. Per una quotazione corretta è necessario esaminare le caratteristiche effettive del rifiuto.
