Raccolta, trasporto e gestione dei rifiuti per le aziende

Servizi di smaltimento dei rifiuti a Milano e provincia

Arcobaleno Servizi Ambientali offre un supporto completo, dalla prime analisi fino alla movimentazione dei rifiuti, garantendo assistenza burocratica e consulenza specializzata per una gestione sicura ed efficiente di rifiuti pericolosi e non pericolosi.

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I nostri servizi

Gestione operativa e burocratica dei rifiuti pericolosi e non pericolosi delle aziende

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Smaltimento

Il servizio di smaltimento rifiuti a Milano e provincia garantisce sicurezza e conformità normativa in ogni fase: dalla verifica dei codici fino alla movimentazione verso impianti autorizzati, con l’utilizzo di contenitori omologati e il supporto di operatori qualificati.

Sgombero

Il servizio di sgombero locali industriali a Milano e provincia libera gli spazi da materiali indesiderati e rifiuti, pericolosi e non. Dopo la rimozione, ci occupiamo della pulizia e della riqualificazione dell’ambiente, assicurando il corretto smaltimento e il pieno rispetto delle normative.

Consulenza

Il servizio di consulenza per la gestione dei rifiuti a Milano e provincia supporta le aziende in ogni aspetto operativo e normativo. Dalla valutazione delle giacenze alla compilazione del MUD fino alla redazione del Piano di Gestione Solventi, ci occupiamo della gestione burocratica garantendo la massima conformità e tracciabilità.

Raccolta rifiuti a Milano e provincia

La nostra flotta di automezzi e attrezzature

Siamo attrezzati per gestire colli, rifiuti sfusi e liquidi in cisterna, garantendo interventi efficaci e sicuri. I nostri veicoli, sottoposti a regolari controlli, sono guidati da autisti qualificati che assicurano il rispetto delle normative ambientali.

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Le nostre certificazioni di conformità

Le autorizzazioni per il trasporto e lo smaltimento rifiuti a Milano

Grazie alle nostre autorizzazioni per il trasporto e lo smaltimento di rifiuti a Milano e in tutta Italia, rilasciate dall’Albo Nazionale Gestori Ambientali, garantiamo la massima conformità alle normative vigenti e la sicurezza nell’esecuzione dei nostri servizi.

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Ultime notizie

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  • Smaltimento imballaggi in materiali misti pericolosi e non pericolosi

    Lo smaltimento degli imballaggi in materiali misti è una necessità frequente per aziende industriali, laboratori, officine, imprese di manutenzione, magazzini e attività commerciali. Il problema nasce quando nello stesso rifiuto sono presenti materiali differenti, come plastica, metallo, carta, legno, tessuto o materiali compositi, che non possono essere facilmente separati.

    La gestione diventa ancora più delicata quando gli imballaggi sono sporchi o contaminati da sostanze chimiche, vernici, solventi, oli, adesivi o altri prodotti pericolosi.

    Non è quindi sufficiente osservare il materiale con cui è costruito l’imballaggio. Per classificare correttamente il rifiuto bisogna valutare anche:

    • l’origine del rifiuto;
    • la funzione svolta dall’imballaggio;
    • la possibilità di separare i diversi materiali;
    • il prodotto precedentemente contenuto;
    • la presenza di residui;
    • l’eventuale contaminazione da sostanze pericolose.

    Una classificazione errata può determinare il conferimento a un impianto non idoneo, una non conformità, il respingimento del carico e ulteriori costi per il produttore.

    Cosa sono gli imballaggi in materiali misti

    Gli imballaggi in materiali misti sono costituiti da due o più materiali diversi, uniti o raccolti insieme in modo tale da non risultare facilmente separabili durante la normale gestione del rifiuto.

    Tra gli esempi più comuni troviamo:

    • scatole di cartone con film plastici, reggette e parti metalliche;
    • confezioni poliaccoppiate composte da carta, plastica e alluminio;
    • pallet con elementi in legno, plastica e metallo;
    • contenitori con corpo plastico e componenti metallici;
    • fusti compositi in cartone, plastica e metallo;
    • sacchi multistrato in carta e materiale plastico;
    • cassette e contenitori con inserti, imbottiture o rivestimenti differenti;
    • imballaggi industriali raccolti insieme dopo l’utilizzo;
    • materiali da confezionamento non separabili o fortemente danneggiati;
    • imballaggi provenienti da operazioni di disimballaggio, produzione o manutenzione.

    Il fatto che siano presenti materiali differenti non significa automaticamente che il rifiuto sia pericoloso. La distinzione dipende soprattutto dalla presenza o assenza di residui pericolosi.

    Imballaggi misti non pericolosi: il codice EER 15 01 06

    Gli imballaggi costituiti da materiali differenti e non contaminati da sostanze pericolose possono generalmente essere ricondotti al codice:

    EER 15 01 06 – imballaggi in materiali misti.

    Possono rientrare in questa categoria, dopo opportuna verifica:

    • cartone e film plastico provenienti dal confezionamento di merci;
    • reggette, angolari, pellicole e protezioni raccolti insieme;
    • imballaggi compositi non contaminati;
    • sacchi e confezioni che hanno contenuto prodotti non pericolosi;
    • imballaggi danneggiati derivanti da magazzini e logistica;
    • residui misti di confezionamento non convenientemente separabili;
    • componenti di pallet o casse composti da più materiali.

    Prima del conferimento è comunque opportuno verificare se le diverse frazioni possano essere separate. La raccolta distinta di carta, plastica, legno e metallo può infatti favorire il recupero dei materiali e, in alcuni casi, ridurre i costi complessivi di gestione.

    Non bisogna però procedere a separazioni improvvisate quando gli imballaggi sono sporchi, contengono residui o presentano elementi taglienti, polverosi o potenzialmente pericolosi.

    Imballaggi contaminati da sostanze pericolose: il codice EER 15 01 10*

    Quando gli imballaggi contengono residui di sostanze pericolose oppure risultano contaminati da tali sostanze, può trovare applicazione il codice:

    EER 15 01 10 – imballaggi contenenti residui di sostanze pericolose o contaminati da tali sostanze.*

    L’asterisco identifica un rifiuto pericoloso.

    La contaminazione può derivare, ad esempio, da:

    • vernici, pitture e smalti;
    • solventi e diluenti;
    • resine epossidiche o poliuretaniche;
    • colle, adesivi, sigillanti e mastici;
    • catalizzatori e indurenti;
    • oli minerali e lubrificanti;
    • emulsioni oleose;
    • prodotti corrosivi, acidi o alcalini;
    • reagenti chimici;
    • detergenti industriali pericolosi;
    • fitofarmaci e prodotti chimici per l’agricoltura;
    • inchiostri e prodotti per la stampa;
    • sostanze infiammabili;
    • prodotti tossici o pericolosi per l’ambiente;
    • polveri o materiali assorbenti contaminati.

    Possono essere interessati fusti, latte, taniche, secchi, sacchi, cartoni, film plastici, contenitori compositi e relativi accessori.

    La semplice espressione “contenitore vuoto” non è sufficiente per considerare l’imballaggio non pericoloso. Un contenitore può non avere più prodotto utilizzabile al suo interno, ma presentare ancora residui, incrostazioni, vapori o contaminazioni sulle superfici.

    Imballaggi metallici con matrice porosa pericolosa

    Esiste inoltre una categoria specifica, identificata dal codice:

    EER 15 01 11 – imballaggi metallici contenenti matrici solide porose pericolose, compresi i contenitori a pressione vuoti.*

    Questa voce può interessare particolari imballaggi metallici nei quali una sostanza pericolosa è trattenuta all’interno di una matrice porosa. Non deve essere utilizzata automaticamente per qualsiasi bombola, aerosol o contenitore metallico: la classificazione richiede una valutazione tecnica della struttura e del contenuto originario.

    Come stabilire se un imballaggio è contaminato

    Per distinguere un imballaggio misto non pericoloso da un imballaggio contaminato è necessario raccogliere informazioni precise.

    La valutazione dovrebbe considerare:

    1. Il prodotto contenuto, verificando etichetta e scheda di dati di sicurezza.
    2. La quantità di residuo presente, anche se secco, solidificato o aderente alle pareti.
    3. Le caratteristiche di pericolo del prodotto originario.
    4. Le modalità di svuotamento e utilizzo dell’imballaggio.
    5. La possibilità di bonifica o recupero, quando tecnicamente ammessa e conveniente.
    6. L’omogeneità della partita, evitando di mescolare contenitori con contaminazioni differenti.
    7. Le condizioni fisiche, come perdite, deformazioni, corrosione o assenza di chiusure.

    Nei casi dubbi possono essere necessari fotografie, schede tecniche, schede di sicurezza, sopralluoghi o specifici approfondimenti analitici.

    Come raccogliere e conservare gli imballaggi misti

    Gli imballaggi devono essere gestiti nel deposito temporaneo in modo da evitare dispersioni, reazioni e contaminazioni incrociate.

    In particolare, è opportuno:

    • separare i rifiuti pericolosi da quelli non pericolosi;
    • non mischiare contenitori contaminati da sostanze incompatibili;
    • mantenere chiusi fusti, secchi e taniche;
    • utilizzare contenitori o sovraimballaggi idonei;
    • evitare lo schiacciamento di contenitori con residui o vapori;
    • proteggere i rifiuti dagli agenti atmosferici;
    • applicare un’etichettatura chiara;
    • segnalare contenitori danneggiati, corrosi o privi di identificazione;
    • impedire la fuoriuscita di liquidi o polveri;
    • verificare gli eventuali obblighi relativi al trasporto ADR.

    Gli imballaggi utilizzati per il trasporto di merci pericolose devono essere scelti considerando compatibilità, resistenza, chiusura e tenuta. Le fonti tecniche fornite evidenziano che gli imballaggi devono resistere alle normali sollecitazioni del trasporto e non devono reagire pericolosamente con le sostanze con cui entrano in contatto.

    Errori frequenti nello smaltimento degli imballaggi contaminati

    Uno degli errori più comuni consiste nel raccogliere in un solo cassone tutti gli imballaggi aziendali, senza distinguere quelli puliti da quelli contaminati.

    Altri errori ricorrenti sono:

    • assegnare il codice EER sulla base del solo materiale esterno;
    • considerare automaticamente non pericoloso un contenitore “vuoto”;
    • mischiare residui incompatibili;
    • lasciare le confezioni aperte o esposte alla pioggia;
    • pressare fusti, latte o aerosol non bonificati;
    • conferire imballaggi con liquido libero senza segnalarlo;
    • non conservare le schede di sicurezza dei prodotti;
    • predisporre una descrizione del rifiuto troppo generica;
    • utilizzare un impianto non autorizzato per quella specifica tipologia.

    L’identificazione preventiva del contenuto e della contaminazione consente di individuare l’impianto corretto e prevenire non conformità o respingimenti.

    Caso pratico: imballaggi misti contaminati da vernici e solventi

    Un’azienda che svolgeva attività di manutenzione aveva accumulato in un unico cassone secchi metallici, taniche di plastica, scatole di cartone, film protettivi, stracci e imballaggi compositi.

    Una prima valutazione interna li aveva classificati genericamente come imballaggi misti. Durante il sopralluogo è però emerso che una parte dei contenitori aveva contenuto vernici, solventi, sigillanti e prodotti bicomponenti. Alcuni secchi presentavano residui solidificati, mentre diverse taniche conservavano ancora piccole quantità di liquido.

    Il conferimento dell’intera partita come rifiuto non pericoloso avrebbe esposto il cliente al rischio di contestazione da parte dell’impianto.

    Arcobaleno Servizi Ambientali ha quindi organizzato:

    • la verifica dei prodotti originariamente contenuti;
    • la raccolta delle schede di sicurezza disponibili;
    • la separazione degli imballaggi non contaminati;
    • il riconfezionamento dei contenitori con residui liquidi;
    • la suddivisione delle diverse contaminazioni;
    • la corretta classificazione delle partite;
    • l’omologazione presso gli impianti individuati;
    • il ritiro programmato con mezzi autorizzati.

    L’intervento ha permesso di recuperare separatamente una parte degli imballaggi puliti e di avviare correttamente gli imballaggi contaminati, evitando che l’intero quantitativo venisse gestito come una sola partita indifferenziata.

    Come opera Arcobaleno Servizi Ambientali

    La gestione degli imballaggi misti non si limita al caricamento del materiale. Arcobaleno organizza il servizio partendo dall’identificazione precisa del rifiuto.

    Il Metodo Arcobaleno può comprendere:

    • analisi preliminare della richiesta;
    • acquisizione di fotografie e schede di sicurezza;
    • eventuale sopralluogo gratuito;
    • verifica delle contaminazioni;
    • classificazione del rifiuto;
    • eventuale separazione o riconfezionamento;
    • individuazione dell’impianto autorizzato;
    • omologazione;
    • verifica degli eventuali aspetti ADR;
    • pianificazione del ritiro;
    • trasporto e gestione documentale.

    L’applicazione proprietaria utilizzata durante i sopralluoghi permette di raccogliere fotografie, quantità, condizioni del deposito e necessità operative, riducendo richieste incomplete, errori di valutazione e problemi al momento del conferimento.

    Una volta completata l’omologazione, Arcobaleno concorda con il cliente il giorno e una fascia oraria indicativa del ritiro, programmando normalmente il servizio entro dieci giorni lavorativi dalla richiesta.

    Richiedi un preventivo per lo smaltimento degli imballaggi misti

    Devi smaltire imballaggi in carta, plastica, metallo, legno o materiali compositi? Sono presenti residui di vernici, solventi, oli, colle o altre sostanze chimiche?

    Invia ad Arcobaleno Servizi Ambientali alcune fotografie, l’elenco dei materiali, le quantità indicative e, quando disponibili, le schede di sicurezza dei prodotti contenuti.

    Richiedi un’offerta per il ritiro e lo smaltimento degli imballaggi in materiali misti pericolosi e non pericolosi. Un tecnico valuterà la classificazione, il confezionamento, l’impianto di destinazione e la soluzione operativa più adatta.

    FAQ sullo smaltimento degli imballaggi in materiali misti

    Qual è il codice EER degli imballaggi in materiali misti?

    Il codice generalmente utilizzato per imballaggi composti da materiali differenti e non contaminati è EER 15 01 06. La sua applicabilità deve essere verificata considerando origine, composizione e condizioni effettive del rifiuto.

    Qual è il codice degli imballaggi contaminati?

    Gli imballaggi contenenti residui di sostanze pericolose o contaminati da tali sostanze possono essere classificati con il codice EER 15 01 10*.

    Un contenitore vuoto è sempre non pericoloso?

    No. Un contenitore apparentemente vuoto può conservare residui, incrostazioni, polveri o vapori. È necessario verificare il prodotto contenuto e le condizioni dell’imballaggio.

    Posso mettere insieme plastica, carta e metallo?

    È possibile solo quando i materiali costituiscono effettivamente un rifiuto di imballaggi misti compatibile con il medesimo codice e la stessa destinazione. Le frazioni recuperabili dovrebbero essere separate quando tecnicamente possibile e sicuro.

    Posso mescolare imballaggi contaminati da prodotti diversi?

    Non automaticamente. Prodotti differenti possono essere incompatibili o richiedere impianti e modalità di trasporto diverse. Prima della miscelazione è necessaria una valutazione tecnica.

    Le latte con vernice secca sono rifiuti pericolosi?

    La presenza di residuo solidificato non consente, da sola, di escludere la pericolosità. Occorre valutare composizione, quantità del residuo e caratteristiche del prodotto originario.

    Gli imballaggi contaminati sono soggetti ad ADR?

    Dipende dalle sostanze contenute, dai residui presenti, dalle modalità di confezionamento e dalle condizioni previste dalla normativa sul trasporto. La valutazione deve essere effettuata caso per caso.

    È necessario effettuare un’analisi chimica?

    Non sempre. In molti casi sono sufficienti provenienza, etichetta, scheda di sicurezza, fotografie e descrizione del processo produttivo. Nei casi dubbi o particolarmente eterogenei possono essere richiesti ulteriori approfondimenti.

    Arcobaleno può fornire i contenitori per il ritiro?

    Sì, quando necessario il servizio può comprendere la fornitura o l’individuazione di contenitori, sovraimballaggi e soluzioni di raccolta adeguate alla tipologia di rifiuto.

    Quali informazioni servono per ricevere un preventivo?

    Sono utili fotografie, quantità indicative, tipologia degli imballaggi, prodotti precedentemente contenuti, presenza di residui, schede di sicurezza, luogo del ritiro e condizioni di accesso ai materiali.

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  • Smaltimento estintori e bombole scadute: come gestire i recipienti sotto pressione

    Lo smaltimento di estintori e bombole scadute richiede precauzioni molto diverse da quelle normalmente adottate per i comuni rottami metallici. Anche quando sembrano vuoti, questi recipienti possono conservare una pressione residua, contenere gas infiammabili, comburenti, tossici o asfissianti oppure presentare valvole danneggiate e informazioni ormai illeggibili.

    Estintori, bombole di gas tecnici, cartucce e aerosol industriali non devono quindi essere abbandonati nel deposito aziendale, perforati, schiacciati o conferiti direttamente insieme al ferro.

    Prima del ritiro occorre identificare il recipiente, ricostruirne per quanto possibile il contenuto, valutarne le condizioni e stabilire la corretta classificazione del rifiuto. L’Elenco europeo dei rifiuti distingue, tra gli altri, i gas in contenitori a pressione contenenti sostanze pericolose, identificati dal codice EER 16 05 04*, dagli altri gas in contenitori a pressione riconducibili al codice EER 16 05 05. L’attribuzione deve comunque essere effettuata caso per caso, considerando origine, contenuto e caratteristiche effettive del rifiuto.

    Perché i recipienti sotto pressione sono rifiuti particolari

    Una bombola fuori uso non è automaticamente un semplice contenitore metallico. Finché non è stata controllata, depressurizzata e bonificata mediante procedure adeguate, può continuare a rappresentare un rischio.

    Le principali criticità sono:

    • presenza di prodotto residuo;
    • pressione interna non conosciuta;
    • gas o sostanze non identificati;
    • corrosione del recipiente;
    • valvola bloccata, piegata o danneggiata;
    • etichetta assente o illeggibile;
    • recipiente scaduto o privo dei dati di collaudo;
    • incompatibilità tra bombole diverse;
    • possibile applicazione della normativa ADR durante il trasporto.

    La scritta “vuoto” apposta sul recipiente non costituisce, da sola, una prova sufficiente dell’assenza di pressione o residui.

    Estintori a polvere

    Gli estintori a polvere scaduti possono contenere polveri estinguenti e gas propellente residuo. Prima del recupero dell’involucro metallico devono essere messi in sicurezza e avviati a un trattamento idoneo.

    La gestione può comprendere:

    1. verifica dello stato del recipiente;
    2. separazione in base alla tipologia;
    3. depressurizzazione controllata;
    4. estrazione della polvere;
    5. trattamento separato dell’agente estinguente;
    6. rimozione di valvole e componenti;
    7. recupero dell’acciaio, quando tecnicamente possibile.

    Non è corretto svuotare autonomamente gli estintori sul terreno, nei tombini o nei contenitori dei rifiuti indifferenziati.

    Estintori a CO₂

    Gli estintori a CO₂ richiedono particolare attenzione perché l’anidride carbonica è conservata nel recipiente in pressione. Anche un estintore apparentemente scarico può contenere prodotto residuo.

    La CO₂ non è infiammabile, ma una fuoriuscita incontrollata in un ambiente chiuso può ridurre la concentrazione di ossigeno. Inoltre, la rapida espansione del gas provoca un forte raffreddamento, con possibili rischi per gli operatori.

    Il recipiente deve quindi essere gestito senza manomettere la valvola e affidato a soggetti qualificati per la verifica, la messa in sicurezza e il successivo recupero del metallo.

    Bombole di gas tecnici

    Le bombole di gas tecnici da smaltire possono aver contenuto ossigeno, azoto, argon, acetilene, idrogeno, anidride carbonica, miscele per saldatura o altri prodotti.

    La sola forma esterna della bombola non permette di stabilire quale gas sia presente. Anche i colori possono risultare alterati, non aggiornati o non più leggibili.

    Prima del ritiro è utile raccogliere:

    • fotografie complete del recipiente;
    • immagini ravvicinate di etichette e punzonature;
    • nome del gas, quando noto;
    • capacità della bombola;
    • indicazione del proprietario o del fornitore;
    • stato della valvola;
    • presenza di corrosione o deformazioni;
    • informazione circa il recipiente pieno, parzialmente pieno o presumibilmente vuoto.

    Quando la bombola è ancora di proprietà del fornitore, può essere opportuno verificare prima la possibilità di restituzione.

    Bombole di laboratorio

    Nei laboratori chimici, farmaceutici, scolastici e di ricerca possono rimanere bombole contenenti gas puri, miscele speciali, gas tossici, reattivi o infiammabili.

    Le bombole di laboratorio non identificate rappresentano uno dei casi più delicati. Non devono essere aperte per “sentire l’odore”, collegate a impianti improvvisati o spostate senza una valutazione preliminare.

    Quando l’etichetta è illeggibile, possono essere necessari:

    • sopralluogo tecnico;
    • analisi delle marcature;
    • verifica della documentazione storica;
    • confronto con il precedente fornitore;
    • individuazione di un impianto specializzato;
    • predisposizione di condizioni di trasporto specifiche.

    Aerosol industriali e bombolette spray

    Gli aerosol industriali da smaltire possono contenere vernici, lubrificanti, detergenti, schiume, solventi, adesivi, prodotti tecnici o gas propellenti infiammabili.

    Le bombolette ancora piene o parzialmente piene non devono essere compattate, forate o gettate nel rottame metallico. Una perforazione incontrollata può provocare fuoriuscite, incendi, proiezione di materiali e formazione di atmosfere pericolose.

    La classificazione dipende dal contenuto e dalle caratteristiche di pericolo. Anche le bombolette apparentemente esaurite devono essere verificate prima di essere considerate recuperabili come metallo.

    Cartucce di gas

    Le cartucce utilizzate per fornelli, attrezzature portatili, sistemi di fissaggio, cannelli o apparecchiature tecniche possono conservare gas residuo anche dopo l’uso.

    Le cartucce di gas scadute o inutilizzate devono essere separate dagli altri rifiuti, protette da urti e fonti di calore e gestite in funzione del gas contenuto e dello stato del recipiente.

    La presenza di ruggine, rigonfiamenti o deformazioni rende necessario evitare qualsiasi manipolazione non professionale.

    Recipienti pieni, vuoti o non identificati

    La distinzione tra recipiente pieno, vuoto e non identificato è decisiva.

    Recipienti pieni o parzialmente pieni

    Devono essere trattati considerando le caratteristiche della sostanza contenuta. Sono normalmente necessari identificazione, classificazione, verifica ADR e individuazione preventiva dell’impianto autorizzato.

    Recipienti dichiarati vuoti

    Devono essere valutati per accertare l’eventuale pressione e il residuo presente. “Vuoto” non significa necessariamente bonificato.

    Recipienti non identificati

    Devono essere isolati e sottoposti a una verifica specialistica. In assenza di informazioni attendibili è prudente adottare condizioni di gestione più cautelative.

    Cosa fare in presenza di valvole danneggiate

    Una valvola danneggiata aumenta sensibilmente il rischio. Il recipiente non deve essere raddrizzato, svitato, aperto o riparato dal personale aziendale.

    È opportuno:

    • non movimentarlo più del necessario;
    • delimitare l’area;
    • tenerlo lontano da calore, urti e passaggi di mezzi;
    • non verificare la tenuta con fiamme o strumenti improvvisati;
    • segnalare immediatamente il danno all’operatore incaricato;
    • fornire fotografie prima dell’organizzazione del ritiro.

    In caso di perdita in corso, odore anomalo, formazione di ghiaccio, sibilo o pericolo immediato, è necessario attivare le procedure aziendali di emergenza e coinvolgere i soggetti competenti.

    Trasporto ADR di estintori e bombole scadute

    Il fatto che un recipiente sia diventato un rifiuto non esclude automaticamente l’applicazione dell’ADR, l’accordo che disciplina il trasporto su strada delle merci pericolose. L’ADR 2025 contiene prescrizioni specifiche per gas, aerosol, recipienti a pressione, imballaggi, marcature, documenti e condizioni di trasporto.

    La valutazione deve considerare:

    • sostanza contenuta;
    • classe di pericolo;
    • numero ONU, quando applicabile;
    • quantità e capacità dei recipienti;
    • presenza di perdite;
    • condizioni della valvola;
    • scadenza del collaudo;
    • modalità di fissaggio sul veicolo;
    • eventuali esenzioni applicabili;
    • documentazione di trasporto.

    Le bombole devono essere protette contro cadute e movimenti, mantenute separate quando necessario e caricate secondo le istruzioni operative definite prima del servizio.

    Bonifica e recupero del metallo

    Dopo la messa in sicurezza, il trattamento può consentire il recupero dell’acciaio o dell’alluminio di cui è composto il recipiente.

    Il processo può comprendere:

    • scarico controllato del contenuto;
    • recupero o trattamento del gas;
    • depressurizzazione;
    • bonifica interna;
    • rimozione della valvola;
    • verifica dell’assenza di pericoli residui;
    • separazione dei componenti;
    • avvio del metallo a recupero.

    Il recupero del materiale non può precedere la bonifica. Una bombola non verificata non deve essere tagliata, pressata o sottoposta a lavorazioni che possano generare scintille.

    Caso pratico: vecchie bombole trovate in un capannone appena acquisito

    Un’azienda si era trasferita in un nuovo capannone industriale. Durante lo sgombero di un locale tecnico aveva trovato diverse vecchie bombole lasciate dal precedente utilizzatore.

    Alcune conservavano etichette parzialmente leggibili, altre erano completamente prive di documentazione. Non era possibile stabilire con certezza quali fossero vuote, quali contenessero gas residuo e a chi appartenessero. Una bombola presentava inoltre una valvola visibilmente danneggiata.

    Arcobaleno Servizi Ambientali è intervenuta effettuando una valutazione preliminare della situazione. Attraverso il sopralluogo e la raccolta delle informazioni disponibili sono stati censiti i recipienti, fotografate marcature e valvole e separate le bombole in funzione delle condizioni riscontrate.

    Arcobaleno ha quindi individuato la classificazione e le destinazioni compatibili, coordinato gli aspetti documentali e organizzato il ritiro con modalità adeguate alla presenza di recipienti sotto pressione. Le bombole sono state avviate a operatori specializzati per la messa in sicurezza, la bonifica e, ove possibile, il recupero del metallo.

    In questo modo l’azienda ha potuto liberare il locale senza esporre il proprio personale a operazioni improvvisate e senza trattare le bombole come semplici rottami.

    Come opera Arcobaleno Servizi Ambientali

    Per lo smaltimento di estintori, bombole e recipienti sotto pressione, il Metodo Arcobaleno prevede:

    1. raccolta preliminare di fotografie e informazioni;
    2. eventuale sopralluogo gratuito e senza impegno;
    3. censimento dei recipienti;
    4. verifica di contenuto, condizioni e documentazione;
    5. classificazione del rifiuto e valutazione ADR;
    6. individuazione dell’impianto autorizzato;
    7. predisposizione dell’offerta;
    8. pianificazione del ritiro;
    9. trasporto e gestione documentale;
    10. bonifica, trattamento e recupero del metallo, quando possibile.

    Arcobaleno concorda con il cliente giorno e fascia oraria indicativa del ritiro e costruisce una soluzione personalizzata in funzione delle condizioni effettive dei recipienti.

    Per ricevere una valutazione è utile inviare fotografie, quantità, dimensioni, eventuali etichette leggibili e una breve descrizione dello stato delle valvole.

    Richiedi un’offerta per il ritiro e lo smaltimento di estintori, bombole scadute, aerosol industriali e altri recipienti sotto pressione.

    FAQ sullo smaltimento di estintori e bombole scadute

    Gli estintori scaduti possono essere conferiti insieme al ferro?

    No. Prima devono essere verificati, depressurizzati e bonificati. Solo dopo la messa in sicurezza l’involucro metallico può essere avviato a recupero.

    Una bombola vuota è ancora soggetta all’ADR?

    Può esserlo. Occorre verificare il gas precedentemente contenuto, la presenza di pressione o residui, lo stato del recipiente e le specifiche condizioni previste dalla normativa ADR.

    Quali codici EER si usano per le bombole da smaltire?

    Tra i codici potenzialmente applicabili vi sono il 16 05 04* per gas in contenitori a pressione contenenti sostanze pericolose e il 16 05 05 per gli altri gas in contenitori a pressione. Il codice deve però essere attribuito valutando concretamente origine e contenuto del rifiuto.

    Cosa bisogna fare con una bombola senza etichetta?

    Non deve essere aperta o manomessa. È necessario raccogliere fotografie delle punzonature, verificare la documentazione disponibile e richiedere una valutazione specialistica.

    Si possono perforare le bombolette spray prima del conferimento?

    Non autonomamente. Le bombolette piene o con residui possono contenere sostanze e propellenti infiammabili. L’eventuale depressurizzazione deve avvenire mediante attrezzature e procedure idonee.

    Arcobaleno ritira anche poche bombole?

    La fattibilità dipende da tipologia, contenuto, ubicazione e condizioni dei recipienti. Arcobaleno valuta anche piccoli quantitativi e può integrarli in un servizio programmato di microraccolta.

    Quanto costa smaltire estintori e bombole?

    Il costo dipende dal numero e dalla capacità dei recipienti, dal contenuto, dalla possibilità di identificarli, dalle condizioni delle valvole, dall’applicazione dell’ADR e dal trattamento richiesto. Per formulare un’offerta attendibile sono normalmente necessarie fotografie e informazioni preliminari.

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  • Omologa dei rifiuti: cos’è, perché è importante e come si compila

    L’omologa dei rifiuti è uno dei passaggi più importanti nella gestione di un rifiuto industriale. Prima di organizzare il trasporto e conferire il materiale a un impianto autorizzato, è infatti necessario fornire al destinatario le informazioni che gli consentano di valutare la compatibilità del rifiuto con la propria autorizzazione e con il processo di trattamento disponibile.

    La scheda di omologa raccoglie i dati relativi al produttore, al processo che ha generato il rifiuto, alla sua composizione, al codice EER, allo stato fisico, alle eventuali caratteristiche di pericolo e alle modalità con cui il materiale sarà confezionato e trasportato.

    Non si tratta quindi di una semplice formalità amministrativa. Un’omologa incompleta, incoerente o compilata in modo superficiale può rallentare il servizio, richiedere ulteriori approfondimenti o determinare il rifiuto della pratica da parte dell’impianto.

    Che cos’è l’omologa dei rifiuti

    L’omologa è la procedura con cui un impianto esamina preventivamente le caratteristiche di un rifiuto e valuta se può accettarlo.

    Il produttore, direttamente o con il supporto dell’intermediario ambientale, trasmette una serie di informazioni tecniche e documentali. L’impianto le confronta con:

    • la propria autorizzazione;
    • i codici EER ammessi;
    • le operazioni di recupero o smaltimento autorizzate;
    • i limiti tecnici e analitici applicabili;
    • le caratteristiche del proprio processo;
    • le modalità di stoccaggio e trattamento;
    • le condizioni previste per il conferimento.

    Se la valutazione è positiva, l’impianto rilascia l’accettazione o attribuisce un proprio numero di omologa, eventualmente indicando prescrizioni, limiti, durata e condizioni di conferimento.

    L’omologa non sostituisce la corretta classificazione del rifiuto, le eventuali analisi, il formulario o gli altri documenti di tracciabilità. È invece il passaggio tecnico preliminare attraverso il quale il destinatario verifica la possibilità di ricevere quella specifica tipologia di rifiuto.

    Perché l’omologazione dei rifiuti è importante

    La corretta omologazione dei rifiuti permette di prevenire problemi prima che il mezzo arrivi all’impianto.

    In particolare, serve a verificare che:

    • il codice EER sia compatibile con l’autorizzazione del destinatario;
    • la descrizione del rifiuto sia coerente con il processo produttivo;
    • le caratteristiche chimiche e fisiche siano compatibili con il trattamento;
    • le eventuali caratteristiche di pericolo siano correttamente dichiarate;
    • il rifiuto non contenga sostanze o frazioni non ammesse;
    • il confezionamento sia adatto al trasporto e allo scarico;
    • siano disponibili analisi, schede di sicurezza e documenti richiesti;
    • il conferimento avvenga secondo le condizioni concordate.

    Una valutazione preventiva accurata riduce il rischio di non conformità, ritardi, richieste di integrazione e respingimenti presso l’impianto.

    È inoltre importante ricordare che l’accettazione commerciale di un’offerta non equivale automaticamente all’accettazione tecnica del rifiuto. Prima di programmare il ritiro occorre generalmente concludere la procedura di omologa richiesta dall’impianto destinatario.

    Ogni impianto ha il proprio fac-simile di omologa

    Non esiste un unico modello universale utilizzato da tutti gli impianti. Ogni destinatario può adottare un proprio fac-simile, strutturato in base alla propria autorizzazione, ai processi disponibili e alle informazioni che ritiene necessarie per valutare il rifiuto.

    Alcuni modelli sono sintetici e si concentrano sui dati essenziali. Altri richiedono informazioni molto dettagliate sulla composizione, sulle sostanze presenti, sul ciclo produttivo, sui parametri analitici e sulle modalità di conferimento.

    Anche la terminologia può variare. Il documento può essere denominato:

    • scheda di omologa;
    • scheda descrittiva del rifiuto;
    • scheda di caratterizzazione;
    • scheda tecnica del rifiuto;
    • richiesta di accettazione;
    • profilo di base;
    • domanda di conferimento.

    La funzione rimane sostanzialmente la stessa: fornire all’impianto un quadro attendibile e sufficientemente completo del rifiuto che dovrà ricevere.

    Quali informazioni contiene una scheda di omologa

    Il contenuto dipende dal modello predisposto dall’impianto, ma una scheda di omologa dei rifiuti contiene normalmente alcune sezioni ricorrenti.

    Dati del produttore

    Vengono indicati:

    • ragione sociale;
    • sede legale;
    • unità locale in cui è prodotto il rifiuto;
    • codice fiscale e partita IVA;
    • referente tecnico o amministrativo;
    • recapiti;
    • attività esercitata.

    È essenziale indicare l’unità locale effettiva di produzione. Un’azienda con più sedi può infatti generare rifiuti diversi attraverso processi differenti.

    Origine e processo produttivo

    Questa parte descrive come viene generato il rifiuto.

    Una descrizione generica come “scarto industriale” o “rifiuto di lavorazione” raramente è sufficiente. È preferibile spiegare:

    • l’attività svolta;
    • la fase di lavorazione che produce il rifiuto;
    • le materie prime utilizzate;
    • gli eventuali trattamenti subiti;
    • la periodicità della produzione;
    • le possibili variazioni del processo.

    L’origine del rifiuto deve risultare coerente con il codice EER attribuito e con la composizione dichiarata.

    Identificazione e classificazione

    La scheda può richiedere:

    • codice EER;
    • denominazione del rifiuto;
    • pericolosità o non pericolosità;
    • caratteristiche di pericolo HP, quando applicabili;
    • stato fisico;
    • colore;
    • odore;
    • presenza di fasi separate;
    • densità indicativa;
    • pH;
    • punto di infiammabilità;
    • eventuali informazioni ADR.

    Il codice EER non deve essere scelto soltanto sulla base dell’aspetto del materiale, ma considerando la sua origine e il processo che lo ha generato.

    Composizione del rifiuto

    L’impianto può chiedere una descrizione qualitativa o quantitativa delle sostanze presenti, comprese eventuali impurità o frazioni estranee.

    A seconda del rifiuto possono essere rilevanti, ad esempio:

    • solventi;
    • oli;
    • metalli;
    • acqua;
    • resine;
    • fanghi;
    • sostanze organiche;
    • acidi o basi;
    • componenti alogenati;
    • materiali assorbenti;
    • imballaggi o residui solidi.

    Quando disponibili, possono essere allegate le schede di sicurezza delle materie prime utilizzate nel processo.

    Quantità e frequenza dei conferimenti

    Occorre normalmente indicare:

    • quantità stimata per singolo ritiro;
    • produzione annuale indicativa;
    • frequenza prevista;
    • conferimento occasionale o continuativo;
    • eventuale stagionalità.

    Questi dati aiutano l’impianto a valutare la gestione operativa e la capacità disponibile.

    Imballaggio e modalità di trasporto

    La scheda può richiedere di specificare se il rifiuto sarà conferito:

    • sfuso;
    • in cisterna;
    • in fusti;
    • in cisternette IBC;
    • in big bag;
    • in cassoni;
    • in sacchi;
    • in altri contenitori.

    Devono inoltre essere segnalate eventuali esigenze particolari di movimentazione, aspirazione, pompaggio, scarico o trasporto ADR.

    Analisi e documenti allegati

    Quando necessarie, all’omologa possono essere allegati:

    • certificato analitico;
    • verbale di campionamento;
    • fotografie;
    • schede di sicurezza;
    • relazione sul processo produttivo;
    • precedente omologa;
    • documentazione tecnica;
    • dichiarazioni richieste dall’impianto.

    Le analisi devono essere rappresentative del rifiuto effettivamente prodotto. Un campione non corretto può restituire risultati non coerenti con la partita successivamente conferita.

    Come si compila correttamente l’omologa dei rifiuti

    La compilazione deve partire da informazioni reali e verificabili. Il metodo più sicuro consiste nel procedere per fasi.

    1. Identificare il produttore e il luogo di produzione

    Bisogna verificare che ragione sociale, unità locale e attività produttiva siano corretti. La sede amministrativa non deve essere confusa con il luogo in cui il rifiuto viene materialmente generato.

    2. Ricostruire il processo produttivo

    Occorre comprendere da quale operazione nasce il rifiuto, quali prodotti entrano nel processo e quali trasformazioni subiscono. Questa fase è fondamentale per classificare il materiale e descriverlo in modo coerente.

    3. Verificare codice EER e caratteristiche di pericolo

    Il codice EER, la descrizione, lo stato fisico e le eventuali caratteristiche HP devono essere coerenti tra loro e con la documentazione tecnica disponibile.

    4. Raccogliere gli allegati necessari

    In base alla tipologia di rifiuto e alle richieste dell’impianto possono servire analisi, schede di sicurezza, fotografie o ulteriori dichiarazioni.

    5. Indicare le condizioni reali di conferimento

    Quantità, imballaggio, modalità di carico e frequenza devono corrispondere a ciò che verrà effettivamente presentato all’impianto.

    6. Controllare la coerenza complessiva

    Prima dell’invio è opportuno verificare che non vi siano contraddizioni tra:

    • codice EER;
    • descrizione del processo;
    • composizione;
    • certificato analitico;
    • stato fisico;
    • pericolosità;
    • modalità di confezionamento;
    • informazioni ADR.

    Una descrizione accurata riduce le richieste di integrazione e rende più fluida l’intera organizzazione del servizio.

    Quanto dura un’omologa

    La validità dell’omologa viene stabilita dall’impianto e può variare in funzione del rifiuto, della continuità del processo produttivo e delle procedure interne del destinatario.

    L’omologa può dover essere rinnovata:

    • alla scadenza indicata;
    • in caso di variazione del processo produttivo;
    • quando cambiano le materie prime;
    • se cambia la composizione del rifiuto;
    • in presenza di nuovi risultati analitici;
    • quando varia il codice EER o la classificazione;
    • su richiesta dell’impianto;
    • dopo un periodo prolungato senza conferimenti.

    Anche un’omologa formalmente valida deve quindi essere riesaminata quando il rifiuto non presenta più le caratteristiche originariamente dichiarate.

    Errori da evitare nella scheda di omologa

    Tra gli errori più frequenti rientrano:

    • descrivere il rifiuto in modo troppo generico;
    • indicare soltanto il nome commerciale del prodotto;
    • utilizzare automaticamente una vecchia omologa;
    • confondere la sede legale con l’unità locale di produzione;
    • allegare analisi non rappresentative o non aggiornate;
    • omettere sostanze rilevanti;
    • non dichiarare la presenza di frazioni estranee;
    • indicare uno stato fisico diverso da quello reale;
    • non segnalare condizioni ADR;
    • cambiare imballaggio o modalità di conferimento senza comunicarlo;
    • firmare dichiarazioni senza aver verificato i dati.

    L’omologa deve rappresentare il rifiuto reale, non una versione semplificata predisposta soltanto per ottenere rapidamente l’accettazione.

    Caso pratico: il sistema proprietario di Arcobaleno per generare le omologhe

    La gestione di numerosi impianti può diventare complessa perché ciascun destinatario utilizza modelli, campi e procedure differenti.

    Per ridurre errori e tempi di lavorazione, Arcobaleno Servizi Ambientali ha creato un sistema proprietario di generazione delle omologhe, nel quale sono stati inseriti i template dei numerosi impianti con cui collabora.

    Le informazioni tecniche vengono raccolte e organizzate in modo strutturato. Il sistema consente quindi di utilizzare i dati disponibili per predisporre il fac-simile richiesto dallo specifico impianto, rispettandone struttura e campi obbligatori.

    Questo metodo permette di:

    • evitare la ricompilazione manuale delle stesse informazioni;
    • limitare omissioni ed errori di trascrizione;
    • utilizzare sempre il modello corretto;
    • mantenere maggiore uniformità tra documenti e allegati;
    • velocizzare l’invio delle pratiche;
    • agevolare gli aggiornamenti e i rinnovi;
    • migliorare il controllo interno prima della trasmissione.

    La tecnologia non sostituisce la valutazione tecnica. Rende però il processo più ordinato, controllabile e rapido, specialmente quando un cliente produce più rifiuti o quando occorre confrontare diverse soluzioni impiantistiche.

    Gli strumenti digitali proprietari utilizzati da Arcobaleno servono proprio a raccogliere e organizzare le informazioni operative, riducendo richieste incomplete, errori di valutazione, sopralluoghi ripetuti e possibili problemi al momento del conferimento.

    Come opera Arcobaleno Servizi Ambientali

    Il processo può comprendere:

    1. raccolta delle informazioni sul rifiuto;
    2. verifica del processo produttivo;
    3. eventuale sopralluogo gratuito;
    4. esame di schede di sicurezza e documenti disponibili;
    5. verifica della classificazione;
    6. eventuale campionamento e analisi;
    7. individuazione dell’impianto autorizzato;
    8. compilazione della relativa scheda di omologa;
    9. trasmissione degli allegati e gestione delle integrazioni;
    10. ottenimento dell’accettazione;
    11. pianificazione del trasporto;
    12. gestione della documentazione e della tracciabilità.

    Dopo la corretta identificazione e omologazione del rifiuto, Arcobaleno concorda con il cliente il giorno e una fascia oraria indicativa per il ritiro, programmando normalmente il servizio entro dieci giorni lavorativi dalla richiesta, previa omologazione.

    Richiedi un’offerta per il ritiro dei rifiuti aziendali

    Una corretta omologa permette di individuare il destinatario adatto, prevenire criticità e organizzare il servizio con maggiore precisione.

    Arcobaleno Servizi Ambientali supporta aziende, industrie ed enti nella classificazione, nell’omologazione e nel conferimento dei rifiuti pericolosi e non pericolosi, coordinando analisi, documentazione, impianti e trasporto.

    Contatta Arcobaleno per descrivere il rifiuto da gestire e richiedere un’offerta personalizzata. Quando necessario, può essere organizzato un sopralluogo gratuito e senza impegno.

    FAQ sull’omologa dei rifiuti

    L’omologa dei rifiuti è sempre obbligatoria?

    La procedura di accettazione preventiva viene normalmente richiesta dall’impianto prima del conferimento. Modalità, documenti e livello di approfondimento dipendono dal destinatario, dalla tipologia di rifiuto e dal trattamento previsto.

    Chi deve compilare la scheda di omologa?

    Le informazioni devono provenire dal produttore del rifiuto, che conosce il processo da cui il materiale deriva. La compilazione può essere gestita con il supporto di un intermediario o di un consulente, ma i dati dichiarati devono essere corretti, completi e verificabili.

    Omologa e analisi del rifiuto sono la stessa cosa?

    No. L’analisi è uno degli eventuali documenti utilizzati per caratterizzare il rifiuto. L’omologa è la procedura complessiva con cui l’impianto valuta tutte le informazioni disponibili e decide se accettare il conferimento.

    È possibile usare la stessa omologa presso impianti diversi?

    Le informazioni di base possono essere riutilizzate se il rifiuto non è cambiato, ma ogni impianto può richiedere il proprio modello, ulteriori parametri analitici o dichiarazioni specifiche. Non è quindi sufficiente inoltrare automaticamente la scheda predisposta per un altro destinatario.

    Cosa succede se il rifiuto cambia composizione?

    La variazione deve essere comunicata. Può rendersi necessario aggiornare la scheda, effettuare nuove analisi o avviare una nuova procedura di omologazione.

    L’omologa garantisce automaticamente l’accettazione del carico?

    No. Il rifiuto conferito deve corrispondere a quello descritto e omologato. L’impianto può effettuare controlli documentali, visivi, merceologici o analitici e contestare eventuali difformità.

    Quanto tempo occorre per ottenere l’omologa?

    Dipende dalla complessità del rifiuto, dalla completezza dei documenti, dalla necessità di effettuare analisi e dai tempi di valutazione dell’impianto. Una pratica completa e coerente evita molte richieste di integrazione.

    È possibile compilare l’omologa senza un’analisi?

    Per alcuni rifiuti l’impianto può ritenere sufficienti la conoscenza del processo produttivo, le schede di sicurezza e le dichiarazioni del produttore. Per altri può richiedere obbligatoriamente un certificato analitico. La decisione dipende dal rifiuto e dalle procedure del destinatario.

    Chi firma l’omologa?

    Il modello indica normalmente il soggetto chiamato a sottoscrivere le dichiarazioni, spesso il produttore o un suo referente autorizzato. È importante leggere attentamente il fac-simile, perché la firma attesta la correttezza delle informazioni riportate.

    Arcobaleno può gestire anche il rinnovo delle omologhe?

    Sì. Arcobaleno può organizzare i dati, verificare gli aggiornamenti necessari, predisporre il template dell’impianto e coordinare eventuali analisi o integrazioni documentali nell’ambito del servizio richiesto.

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