Raccolta, trasporto e gestione dei rifiuti per le aziende

Servizi di smaltimento dei rifiuti a Milano e provincia

Arcobaleno Servizi Ambientali offre un supporto completo, dalla prime analisi fino alla movimentazione dei rifiuti, garantendo assistenza burocratica e consulenza specializzata per una gestione sicura ed efficiente di rifiuti pericolosi e non pericolosi.

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Smaltimento

Il servizio di smaltimento rifiuti a Milano e provincia garantisce sicurezza e conformità normativa in ogni fase: dalla verifica dei codici fino alla movimentazione verso impianti autorizzati, con l’utilizzo di contenitori omologati e il supporto di operatori qualificati.

Sgombero

Il servizio di sgombero locali industriali a Milano e provincia libera gli spazi da materiali indesiderati e rifiuti, pericolosi e non. Dopo la rimozione, ci occupiamo della pulizia e della riqualificazione dell’ambiente, assicurando il corretto smaltimento e il pieno rispetto delle normative.

Consulenza

Il servizio di consulenza per la gestione dei rifiuti a Milano e provincia supporta le aziende in ogni aspetto operativo e normativo. Dalla valutazione delle giacenze alla compilazione del MUD fino alla redazione del Piano di Gestione Solventi, ci occupiamo della gestione burocratica garantendo la massima conformità e tracciabilità.

Raccolta rifiuti a Milano e provincia

La nostra flotta di automezzi e attrezzature

Siamo attrezzati per gestire colli, rifiuti sfusi e liquidi in cisterna, garantendo interventi efficaci e sicuri. I nostri veicoli, sottoposti a regolari controlli, sono guidati da autisti qualificati che assicurano il rispetto delle normative ambientali.

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Le nostre certificazioni di conformità

Le autorizzazioni per il trasporto e lo smaltimento rifiuti a Milano

Grazie alle nostre autorizzazioni per il trasporto e lo smaltimento di rifiuti a Milano e in tutta Italia, rilasciate dall’Albo Nazionale Gestori Ambientali, garantiamo la massima conformità alle normative vigenti e la sicurezza nell’esecuzione dei nostri servizi.

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  • Smaltimento rifiuti speciali nella provincia di Varese

    Lo smaltimento dei rifiuti speciali a Varese e provincia interessa uno dei territori a maggiore vocazione industriale della Lombardia. Metalmeccanica, tessile, chimica e farmaceutica, gomma e materie plastiche, elettronica, aerospazio, logistica e costruzioni convivono in un sistema produttivo estremamente diversificato.

    Secondo i dati dell'Osservatorio economico della Camera di Commercio di Varese, nel secondo trimestre 2026 risultano 57.012 imprese attive in provincia, di cui 6.820 nel manifatturiero e oltre 10.000 nelle costruzioni. All'interno della sola manifattura emergono in particolare i prodotti in metallo, i macchinari e le apparecchiature, il tessile-abbigliamento e il comparto gomma-plastica.

    La vocazione produttiva del territorio è particolarmente marcata: la Camera di Commercio colloca Varese tra le province italiane con maggiore densità manifatturiera, mentre Confindustria Varese definisce il territorio un vero “multidistretto produttivo”, nel quale convivono filiere diverse ma fortemente integrate.

    Una struttura economica di questo tipo genera inevitabilmente rifiuti molto differenti tra loro. Per questo la gestione dei rifiuti aziendali a Varese non può essere ridotta al semplice ritiro: occorre identificare il materiale, classificarlo correttamente, individuare l'impianto autorizzato e coordinare trasporto, documentazione e tracciabilità.

    Varese, Busto Arsizio, Gallarate e Saronno: un territorio industriale diversificato

    La geografia economica provinciale presenta alcune specializzazioni particolarmente riconoscibili.

    Nella zona di Busto Arsizio, Gallarate, Cassano Magnago, Samarate e nei comuni della parte meridionale della provincia resta importante la tradizione tessile e dell'abbigliamento. Confindustria Varese evidenzia la presenza del Distretto dell'abbigliamento Gallaratese e di aziende attive nelle diverse fasi della filiera, dalla tessitura alla tintoria, dalla stampa alla confezione.

    La fascia centrale della provincia, che attraversa Varese, presenta invece una forte concentrazione metalmeccanica. Tra le specializzazioni figurano macchine utensili, lavorazioni meccaniche, elettromeccanica, carpenteria, minuteria metallica, meccanica di precisione e macchinari destinati anche alla lavorazione delle materie plastiche.

    Nelle aree di Saronno, Tradate e della parte sud-orientale del Varesotto sono storicamente presenti anche attività chimiche, farmaceutiche, della gomma e delle materie plastiche. Il territorio di Somma Lombardo, Ferno, Cardano al Campo, Lonate Pozzolo e Malpensa presenta inoltre una componente rilevante collegata a trasporti, logistica e filiere aeronautiche.

    Più a nord, verso Luino, Laveno Mombello e il Lago Maggiore, industria e artigianato si affiancano invece maggiormente a commercio, servizi e attività turistiche.

    Quali rifiuti speciali producono le aziende della provincia di Varese?

    Settori produttivi differenti generano flussi di rifiuto altrettanto differenti. La tabella seguente riassume alcuni dei più frequenti.

     

    SettoreAree e attività caratteristicheRifiuti speciali ricorrenti
    Metalmeccanica e meccanicaVarese, Valle dell'Arno, fascia centraleTrucioli e sfridi metallici, emulsioni, oli esausti, fanghi, filtri, assorbenti contaminati
    Tessile e abbigliamentoGallarate, Busto Arsizio e sud provinciaSfridi tessili, filtri, fanghi, coloranti, detergenti, solventi, imballaggi contaminati
    Gomma e materie plasticheTradate, Saronnese e aree industriali provinciali      Scarti plastici, resine, polveri, additivi, solventi, imballaggi e materiali contaminati
    Chimico e farmaceuticoDiversi poli produttivi provincialiReagenti, solventi, acidi, basi, prodotti fuori specifica, fanghi e contenitori contaminati
    Elettronica ed elettromeccanica     Varese e fascia industriale centraleRAEE, schede, cavi, batterie, componenti elettronici e materiali da manutenzione
    Logistica e attività produttiveArea Malpensa e sud provinciaImballaggi, pallet, film plastici, RAEE, batterie, oli e rifiuti di manutenzione
    Edilizia e manutenzioneTutta la provinciaInerti, legno, metalli, cartongesso, isolanti, guaine, vernici, adesivi e materiali contaminati

     

    La presenza di un rifiuto in questa tabella non determina automaticamente il suo codice EER né la sua pericolosità. Occorre conoscere il processo che lo ha prodotto, le materie prime utilizzate, la composizione e, quando necessario, disporre di schede di sicurezza o analisi di caratterizzazione.

    In molti casi, inoltre, il percorso corretto non è lo smaltimento finale ma il recupero del rifiuto, quando tecnicamente e normativamente possibile.

    Metalmeccanica e lavorazioni industriali

    Tornitura, fresatura, rettifica, carpenteria e manutenzione di macchinari possono generare rifiuti estremamente diversi: dal truciolo metallico recuperabile alle emulsioni oleose, fino a fanghi, morchie, oli lubrificanti, filtri e assorbenti contaminati.

    Separare correttamente i diversi flussi è fondamentale. Un metallo pulito può seguire una filiera di recupero completamente diversa rispetto allo stesso materiale contaminato da oli o sostanze pericolose.

    Tessile, tintoria e confezione

    Il Varesotto conserva una delle più importanti tradizioni tessili lombarde. Oltre agli sfridi di tessuto e fibra, le lavorazioni possono produrre fanghi, prodotti chimici, coloranti, solventi, detergenti, filtri e imballaggi contaminati.

    Le esigenze cambiano notevolmente tra una semplice attività di confezione e un'azienda che svolge tintura, stampa o trattamenti di nobilitazione: anche in questo caso la classificazione deve partire dal processo produttivo effettivo.

    Gomma, materie plastiche e industria chimica

    Il comparto gomma e materie plastiche rappresenta una delle specializzazioni del sistema industriale varesino, insieme al chimico-farmaceutico. Confindustria Varese lo individua espressamente tra i settori maggiormente rappresentativi della provincia.

    La produzione può generare sfridi e scarti plastici, polveri, resine, additivi, prodotti fuori specifica, materiali filtranti, acque di lavaggio, solventi e contenitori contaminati. La possibilità di recuperare alcune frazioni dipende dalle caratteristiche effettive del materiale e dal grado di contaminazione.

    Rifiuti speciali, RENTRI e gestione documentale

    La gestione corretta non termina quando il mezzo lascia lo stabilimento.

    Il quadro normativo previsto dal D.Lgs. 152/2006 e dal sistema RENTRI attribuisce particolare importanza alla tracciabilità. Il RENTRI è il sistema nazionale gestito dal Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica per la digitalizzazione degli adempimenti relativi alla movimentazione dei rifiuti e ai registri cronologici di carico e scarico.

    Per le imprese soggette agli obblighi, quindi, occorre coordinare correttamente registri, RENTRI, formulari e conservazione digitale.

    A questi adempimenti si aggiunge, per i soggetti obbligati, il MUD, la dichiarazione annuale con cui vengono comunicati i quantitativi e le tipologie di rifiuti prodotti o gestiti nell'anno precedente.

    Caso pratico: gestione completa dei rifiuti di un produttore di materie plastiche

    Un esempio concreto riguarda un cliente di Arcobaleno Servizi Ambientali operante nella produzione di materie plastiche, caratterizzato dalla presenza continuativa di differenti flussi di rifiuti, sia pericolosi sia non pericolosi.

    In questo caso il problema non consisteva semplicemente nel trovare, di volta in volta, qualcuno che ritirasse i materiali.

    L'esigenza dell'azienda era avere un unico interlocutore per l'intera gestione ambientale dei rifiuti.

    Arcobaleno è quindi diventata il punto di riferimento del cliente per:

    • gestione dello smaltimento e del recupero dei diversi rifiuti prodotti dallo stabilimento;
    • organizzazione dei ritiri;
    • tenuta dei registri cronologici di carico e scarico;
    • gestione degli adempimenti RENTRI;
    • conservazione digitale della documentazione ambientale;
    • predisposizione del MUD annuale.

    Il vantaggio organizzativo è rilevante: invece di separare la gestione operativa dei rifiuti dagli adempimenti amministrativi e dalla tracciabilità digitale, l'azienda può coordinare tutto attraverso un unico referente ambientale.

    Registri, movimentazioni, documentazione e dichiarazione annuale vengono così gestiti all'interno dello stesso processo organizzativo, riducendo frammentazioni e possibilità di errore.

    Come opera ARC Ambiente per lo smaltimento rifiuti speciali a Varese

    Per un'azienda della provincia di Varese il Metodo Arcobaleno può comprendere:

    1. analisi preliminare della richiesta;
    2. raccolta di fotografie, quantità e documentazione disponibile;
    3. eventuale sopralluogo gratuito;
    4. supporto nell'identificazione e classificazione dei rifiuti;
    5. eventuale campionamento e analisi;
    6. predisposizione dell'offerta;
    7. omologazione presso gli impianti;
    8. organizzazione del trasporto;
    9. ritiro programmato;
    10. gestione della documentazione e, quando richiesto, supporto continuativo per RENTRI, registri, conservazione digitale e MUD.

    Durante i sopralluoghi Arcobaleno può utilizzare un'applicazione proprietaria per raccogliere fotografie e informazioni tecniche direttamente sul campo. Il ritiro viene concordato indicando giorno e fascia oraria indicativa ed è normalmente programmato entro 10 giorni lavorativi dalla richiesta, previa conclusione dell'omologazione del rifiuto.

    L'obiettivo non è semplicemente portare via il materiale, ma costruire una soluzione che tenga insieme rifiuto, impianto, trasporto, documentazione e organizzazione aziendale.

    Smaltimento rifiuti speciali a Varese: richiedi un'offerta

    Che si tratti di un'azienda metalmeccanica a Varese, di un'impresa tessile tra Busto Arsizio e Gallarate, di un produttore di materie plastiche nell'area di Tradate, di un'attività industriale a Saronno o di un'impresa della zona di Malpensa, il punto di partenza è sempre lo stesso: capire esattamente quale rifiuto deve essere gestito e come viene prodotto.

    Per richiedere un preventivo sono utili fotografie, quantità indicative, descrizione del processo produttivo, codice EER se già disponibile, stato fisico, modalità di deposito ed eventuali schede di sicurezza o analisi.

    Contatta ARC Ambiente – Arcobaleno Servizi Ambientali per richiedere un'offerta per il ritiro e lo smaltimento dei rifiuti speciali a Varese e provincia, oppure per valutare un servizio continuativo che comprenda anche gestione documentale, RENTRI, registri, conservazione digitale e MUD.

    FAQ – Smaltimento rifiuti speciali Varese

    Quali rifiuti speciali sono più frequenti nelle aziende della provincia di Varese?

    Dipende dal comparto produttivo. Nella metalmeccanica sono comuni trucioli, emulsioni, oli e fanghi; nel tessile sfridi, filtri e residui chimici; nella plastica resine, scarti di processo e materiali contaminati; nella chimica solventi, reagenti, acidi, basi e prodotti fuori specifica.

    ARC Ambiente effettua ritiri di rifiuti speciali in tutta la provincia di Varese?

    Il servizio può essere organizzato nei diversi comuni della provincia, tra cui Varese, Busto Arsizio, Gallarate, Saronno, Tradate, Cassano Magnago, Samarate, Somma Lombardo, Sesto Calende, Luino, Laveno Mombello e comuni limitrofi, previa valutazione tecnica del rifiuto.

    È sempre necessaria un'analisi di laboratorio?

    No. Per alcuni rifiuti origine, processo produttivo e documentazione disponibile permettono di effettuare la caratterizzazione necessaria. In altri casi la composizione del materiale o le richieste dell'impianto rendono necessarie specifiche analisi.

    ARC Ambiente può gestire anche RENTRI e registri di carico e scarico?

    Sì. Arcobaleno può affiancare le aziende nella gestione dei registri cronologici di carico e scarico, RENTRI, documentazione ambientale e conservazione digitale, costruendo il servizio in funzione degli obblighi applicabili alla singola impresa.

    È possibile affidare ad Arcobaleno anche la predisposizione del MUD?

    Sì. Per i clienti che scelgono un servizio di gestione ambientale continuativa, Arcobaleno può occuparsi anche della predisposizione del MUD annuale, sulla base delle movimentazioni e dei dati relativi ai rifiuti prodotti.

    Quanto tempo occorre per organizzare un ritiro?

    Dopo la verifica tecnica e la necessaria omologazione, Arcobaleno concorda con il cliente giorno e fascia oraria indicativa e programma normalmente il servizio entro 10 giorni lavorativi dalla richiesta.

    Cosa serve per richiedere un preventivo per lo smaltimento rifiuti a Varese?

    È utile fornire fotografie, quantità o volumi indicativi, descrizione del materiale e del processo che lo ha generato, indirizzo del ritiro, modalità di stoccaggio, eventuale codice EER e, se disponibili, schede di sicurezza e analisi.

    Fonti

    I dati economici e territoriali utilizzati nell'articolo provengono principalmente dalla Camera di Commercio di Varese e dall'Osservatorio economico OsserVa, che pubblicano dati aggiornati sulle imprese e sui comparti produttivi della provincia.

    Per le specializzazioni manifatturiere e la struttura multidistrettuale sono stati utilizzati gli approfondimenti dell'Ufficio Studi di Confindustria Varese.

    Per gli aspetti relativi alla tracciabilità e alla digitalizzazione della documentazione il riferimento è il portale ufficiale RENTRI del Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica.

    Per il MUD il riferimento è Ecocerved, società del sistema delle Camere di Commercio che gestisce le procedure informative relative alla dichiarazione ambientale.

     

    Contenuto redatto dall’Ufficio Ambientale ARC Ambiente

    Revisione tecnica: Alessia Ferrari - Resp. Ufficio Ambiente e Logistica

    Ultimo aggiornamento: 6 settembre 2026

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  • Stati fisici dei rifiuti: quali sono e perché è importante identificarli correttamente

    Quando si deve organizzare il ritiro e lo smaltimento di un rifiuto aziendale, conoscere il codice EER non è sufficiente. Occorre sapere anche in quale stato fisico si presenta concretamente il rifiuto: è una polvere? Un materiale solido? Un liquido? Un fango? Ha una consistenza particolarmente viscosa?

    Gli stati fisici dei rifiuti hanno conseguenze molto pratiche. Possono cambiare il tipo di contenitore necessario, le modalità di movimentazione e carico, il mezzo più adatto al trasporto, l'eventuale necessità di aspirazione e perfino la possibilità per un determinato impianto di ricevere il rifiuto.

    Con l'introduzione dei nuovi modelli collegati al RENTRI, inoltre, la terminologia è cambiata rispetto a quella alla quale molte aziende erano abituate con i precedenti registri e formulari.

    Stato fisico e classificazione del rifiuto non sono la stessa cosa

    Un primo equivoco da evitare è considerare lo stato fisico come sinonimo della classificazione del rifiuto.

    Il D.Lgs. 152/2006 distingue i rifiuti, in particolare, in base all'origine tra urbani e speciali e in base alle caratteristiche di pericolosità tra pericolosi e non pericolosi.

    Dire che un rifiuto è liquido, solido o fangoso descrive quindi una sua condizione fisica, ma non permette da sola di stabilire se sia pericoloso, quale codice EER debba ricevere o dove possa essere smaltito.

    Un liquido può essere pericoloso oppure non pericoloso. Lo stesso vale per un solido, una polvere o un fango.

    Per questo la corretta gestione deve tenere insieme diversi elementi: origine del rifiuto, processo produttivo che lo ha generato, composizione, eventuali caratteristiche HP, codice EER, stato fisico e requisiti dell'impianto di destino.

    Quali sono gli stati fisici dei rifiuti nel RENTRI

    Il campo relativo allo stato fisico del rifiuto è previsto sia nell'ambito del registro cronologico sia nel formulario e deve essere compilato utilizzando la codifica della relativa Tabella 3 delle istruzioni RENTRI. Il Ministero ha aggiornato nel luglio 2026 le modalità di compilazione di registro e FIR con il Decreto Direttoriale n. 210 del 31 luglio 2026.

    La classificazione operativa oggi utilizzata è la seguente:

     

    Codice RENTRIStato fisicoEsempi indicativiAspetti operativi da valutare
    SPIn polvere o pulverulento     Polveri industriali, residui fini, alcune ceneriDispersione delle polveri, chiusura dei contenitori, modalità di carico
    SSolidoSfridi, materiali, rottami, imballaggi, componenti fuori usoCassoni, pallet, big bag o altri contenitori in funzione del rifiuto
    VSVischioso sciropposoResine, colle, vernici dense, residui pastosiPompabilità, travaso, pulizia delle attrezzature e scelta dei contenitori
    FPFangosoFanghi industriali, fanghi di trattamento, residui semisolidi      Percentuale liquida, pompabilità o palabibilità, tenuta dei contenitori
    LLiquidoAcque di processo, emulsioni, soluzioni esausteCisterne, IBC o fusti, sistemi di aspirazione e contenimento

     

    La nuova codifica merita attenzione soprattutto perché non coincide esattamente con la vecchia terminologia dei modelli precedenti, nella quale erano molto diffuse le espressioni “solido pulverulento”, “solido non pulverulento”, “fangoso palabile” e “liquido”.

    Il nuovo sistema contempla inoltre una voce specifica, VS – vischioso sciropposo, particolarmente utile per quei rifiuti che non possono essere descritti efficacemente né come liquidi né come fanghi.

    Cosa significa realmente “fangoso”

    Quella dei fanghi è probabilmente la situazione che genera più dubbi.

    Nella pratica industriale si continua spesso a utilizzare l'espressione fangoso palabile per indicare un materiale con consistenza sufficiente per essere raccolto o movimentato meccanicamente, mentre altri fanghi hanno una percentuale di acqua molto maggiore e possono essere aspirati.

    La differenza non è puramente terminologica. Un rifiuto molto fluido può richiedere una cisterna e un sistema di aspirazione; un fango disidratato può invece essere movimentato con modalità completamente differenti.

    Proprio per questo, quando un cliente comunica semplicemente “ho dei fanghi da smaltire”, una valutazione tecnica preliminare può evitare problemi nel giorno del ritiro.

    Perché lo stato fisico incide sullo smaltimento del rifiuto

    Conoscere correttamente lo stato fisico dei rifiuti permette innanzitutto di scegliere il sistema di raccolta adeguato.

    Un errore può significare inviare un automezzo non idoneo, utilizzare un contenitore non adatto oppure scoprire soltanto al momento del ritiro che un materiale descritto come solido contiene invece una quantità significativa di liquido.

    Anche l'impianto di destino deve essere verificato preventivamente. Due impianti autorizzati per lo stesso codice EER possono avere condizioni operative, linee di trattamento e procedure di accettazione differenti.

    La responsabilità della corretta gestione del rifiuto, inoltre, non si esaurisce semplicemente consegnandolo a un altro soggetto: il D.Lgs. 152/2006 disciplina espressamente le responsabilità del produttore e del detentore lungo la filiera.

    Caso pratico: fanghi di lavorazione metallica con due fasi in provincia di Monza

    Un caso concreto affrontato da ARC Ambiente – Arcobaleno Servizi Ambientali presso un'azienda della provincia di Monza mostra bene perché osservare fisicamente il rifiuto prima di programmare il servizio sia importante.

    Il cliente doveva smaltire dei fanghi derivanti da una lavorazione metallica. A prima vista si sarebbe potuto parlare semplicemente di “fanghi industriali”, ma il materiale presente nel deposito aveva in realtà subito una netta separazione.

    Era presente una fase superiore liquida e una fase inferiore fangosa palabile.

    Dal punto di vista operativo, quindi, non si trattava di una massa perfettamente omogenea: le due consistenze richiedevano di essere considerate nella pianificazione delle operazioni di prelievo e movimentazione.

    Arcobaleno ha valutato la situazione reale del deposito e organizzato lo smaltimento tenendo conto della presenza delle due fasi, coordinando modalità operative, attrezzature e conferimento con la filiera individuata.

    È un esempio significativo perché dimostra un principio spesso trascurato: il nome commerciale o la descrizione generica del rifiuto non sostituiscono l'osservazione delle sue caratteristiche effettive.

    Neppure il codice EER, da solo, dice necessariamente se nel serbatoio troveremo un liquido facilmente aspirabile, una sostanza viscosa oppure un deposito fangoso consistente.

    Rifiuti con separazione di fase: cosa fare

    La separazione tra una componente liquida e una più densa è relativamente frequente nei rifiuti provenienti da lavorazioni meccaniche, trattamenti superficiali, depurazione, lavaggi industriali e processi che utilizzano emulsioni.

    In questi casi è opportuno evitare di decidere autonomamente lo stato fisico basandosi soltanto sull'aspetto dello strato superficiale.

    Occorre valutare l'intero contenuto del recipiente o della vasca, verificare eventuali sedimentazioni e stabilire come il materiale sarà effettivamente prelevato e conferito.

    A seconda delle condizioni concrete, può essere necessario prevedere modalità operative differenti per le diverse fasi. Ciò non significa automaticamente che esistano due diversi codici EER: la classificazione deve essere valutata sulla base dell'origine e delle caratteristiche del rifiuto, non semplicemente del fatto che questo si sia stratificato.

    Come opera ARC Ambiente quando lo stato fisico non è chiaro

    Quando la descrizione fornita dal cliente non è sufficiente, Arcobaleno Servizi Ambientali può effettuare una prima verifica attraverso fotografie, documentazione tecnica e informazioni sul processo produttivo e, quando necessario, organizzare un sopralluogo gratuito.

    Vengono quindi valutati classificazione del rifiuto, consistenza effettiva, eventuale necessità di analisi, contenitori presenti, modalità di carico, caratteristiche del mezzo e impianto di destinazione.

    Dopo l'omologazione viene programmato il servizio concordando giorno e fascia oraria indicativa del ritiro, normalmente entro 10 giorni lavorativi dalla richiesta e previa conclusione dell'omologazione.

    L'obiettivo è semplice: capire cosa c'è realmente da ritirare prima che l'automezzo arrivi dal cliente.

    Devi smaltire rifiuti liquidi, fangosi, solidi o pulverulenti?

    Descrivere correttamente il rifiuto permette di ottenere anche un preventivo più attendibile.

    Quando richiedi un'offerta ad ARC Ambiente, invia se possibile fotografie del materiale e del deposito, quantità indicative, codice EER eventualmente già attribuito, analisi disponibili e informazioni sul processo che ha generato il rifiuto.

    Se il materiale presenta più fasi, sedimentazioni oppure una consistenza difficile da descrivere, segnalalo: Arcobaleno Servizi Ambientali può valutare la modalità di ritiro e smaltimento più adatta e predisporre una soluzione su misura.

    Richiedi un'offerta per il ritiro e lo smaltimento dei tuoi rifiuti speciali.

    FAQ sugli stati fisici dei rifiuti

    Quali sono gli stati fisici previsti dal RENTRI?

    La Tabella 3 utilizzata per registro e FIR prevede SP – in polvere o pulverulento, S – solido, VS – vischioso sciropposo, FP – fangoso e L – liquido. Il campo deve essere compilato utilizzando la codifica prevista dalle istruzioni RENTRI.

    “Fangoso palabile” esiste ancora nel nuovo RENTRI?

    La precedente modulistica utilizzava espressamente la terminologia “fangoso palabile”. Nella nuova codifica RENTRI la voce è FP – Fangoso. La reale consistenza del fango resta però fondamentale dal punto di vista operativo perché determina, ad esempio, se possa essere aspirato oppure debba essere movimentato con sistemi diversi.

    Lo stato fisico determina il codice EER?

    No. Lo stato fisico e il codice EER sono informazioni differenti. Il codice EER viene individuato considerando principalmente origine e processo che ha prodotto il rifiuto e, quando necessario, le sue caratteristiche. Due rifiuti con identico stato fisico possono avere codici EER completamente differenti.

    Un rifiuto liquido è necessariamente pericoloso?

    No. Essere liquido non significa essere pericoloso. La pericolosità dipende dalle caratteristiche del rifiuto e dall'eventuale attribuzione delle caratteristiche HP previste dalla normativa.

    Come viene indicato un rifiuto aeriforme?

    Il RENTRI ha chiarito un caso particolare: poiché lo stato aeriforme non è presente nella Tabella 3, per questi rifiuti deve essere utilizzata la voce L – Liquido, specificando “aeriforme” nel campo annotazioni.

    Un rifiuto può avere contemporaneamente una fase liquida e una fangosa?

    Sì. Alcuni rifiuti industriali possono sedimentare e presentare più fasi fisicamente distinguibili. In questi casi è opportuno effettuare una valutazione tecnica prima del ritiro per definire correttamente modalità di aspirazione, movimentazione, confezionamento e conferimento. La presenza di due fasi non comporta però automaticamente l'attribuzione di due codici EER distinti.

    Cosa devo comunicare per chiedere un preventivo?

    Sono particolarmente utili fotografie del rifiuto e dei contenitori, quantità, codice EER se disponibile, eventuali analisi o SDS pertinenti, descrizione del processo produttivo e indicazione della consistenza. Per fanghi e materiali stratificati è utile specificare se sono presenti acqua libera, fase liquida, sedimenti o materiale palabile.

     

    Fonti normative e tecniche: D.Lgs. 152/2006, Parte IV; D.M. 4 aprile 2023 n. 59 sul sistema RENTRI; Decreto Direttoriale MASE n. 210 del 31 luglio 2026 e relative istruzioni aggiornate per registro cronologico e FIR; portale ufficiale RENTRI.

     

    Contenuto redatto dall’Ufficio Ambientale ARC Ambiente

    Revisione tecnica: Alessia Ferrari - Resp. Ufficio Ambiente e Logistica

    Ultimo aggiornamento: 4 settembre 2026

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  • Smaltimento lampade e neon a fine vita: codici EER, RAEE e gestione corretta

    Una gestione professionale dovrebbe essere organizzata prima dell'inizio della rimozione:

    1. identificare le diverse tipologie di sorgenti luminose presenti;
    2. separare fluorescenti, lampade a scarica, LED e apparecchiature;
    3. utilizzare contenitori idonei che proteggano i tubi dalla rottura;
    4. mantenere distinti i diversi flussi di rifiuti;
    5. verificare il codice EER corretto;
    6. organizzare il trasporto tramite soggetti autorizzati;
    7. conferire il materiale a impianti autorizzati al trattamento del relativo RAEE e predisporre la documentazione di tracciabilità prevista.

    La gestione generale dei rifiuti rimane inoltre soggetta alla Parte IV del D.Lgs. 152/2006, che distingue i rifiuti in funzione dell'origine e delle caratteristiche di pericolosità.

    Per un'azienda questo significa che la sostituzione di un impianto di illuminazione non termina quando il manutentore svita l'ultima lampada: occorre pianificare anche deposito, classificazione, trasporto e destinazione finale dei materiali rimossi.

     

    Codice EERDescrizionePericolosità
    20 01 21*                 Tubi fluorescenti ed altri rifiuti contenenti mercurioPericoloso
    20 01 36Apparecchiature elettriche ed elettroniche fuori uso diverse da quelle indicate alle voci 20 01 21, 20 01 23 e 20 01 35Non pericoloso
    16 02 13*Apparecchiature fuori uso contenenti componenti pericolosi, diverse da quelle indicate alle voci da 16 02 09 a 16 02 12                Pericoloso
    16 02 14Apparecchiature fuori uso diverse da quelle indicate alle voci da 16 02 09 a 16 02 13            Non pericoloso

     

    Nota: l’asterisco * identifica un rifiuto pericoloso. Il codice EER deve comunque essere attribuito in funzione dell’origine del rifiuto, della tipologia di apparecchiatura e delle sue caratteristiche effettive; non va scelto esclusivamente sulla base della somiglianza della descrizione.

    Caso pratico: strip out di un immobile industriale in provincia di Vercelli

    Un esempio concreto riguarda un cliente di Arcobaleno Servizi Ambientali in provincia di Vercelli, presso il quale è stato eseguito un importante intervento di strip out di un immobile industriale.

    Lo svuotamento comprendeva impianti e materiali di natura molto diversa e, tra questi, erano presenti ingenti quantità di lampade fluorescenti e tubi neon a fine vita, provenienti dall'illuminazione del magazzino, delle zone operative e degli ambienti accessori.

    La criticità non consisteva soltanto nel rimuovere rapidamente il materiale. I tubi dovevano essere gestiti evitando rotture e soprattutto separati dagli altri rifiuti prodotti dallo strip out: corpi illuminanti, componenti elettrici, metalli, cablaggi e ulteriori materiali dell'immobile richiedevano infatti flussi e destinazioni differenti.

    Arcobaleno ha organizzato l'intervento partendo dalla verifica delle tipologie di materiali presenti, dalla corretta separazione delle sorgenti luminose e dall'individuazione delle modalità di raccolta e conferimento più appropriate.

    In questo modo il cliente ha potuto liberare l'immobile mantenendo tracciabili i differenti rifiuti generati dall'intervento e gestendo correttamente anche la parte più delicata costituita dai neon contenenti mercurio.

    Il caso conferma un principio importante negli strip out: pianificare i rifiuti prima dello smontaggio è molto più efficace che tentare di separarli quando sono già stati accumulati.

    Il Metodo Arcobaleno per lo smaltimento di lampade e neon

    Arcobaleno Servizi Ambientali affianca aziende, manutentori, facility manager, imprese edili e proprietari immobiliari nella gestione di lampade, neon e RAEE prodotti sia durante normali manutenzioni sia in interventi più complessi.

    Il servizio parte dall'analisi preliminare della richiesta e dalla verifica delle tipologie e delle quantità presenti. Nei casi più articolati può essere effettuato un sopralluogo gratuito e senza impegno, utile soprattutto quando lo smaltimento delle sorgenti luminose fa parte di uno strip out con numerosi flussi di rifiuto.

    Seguono la verifica della classificazione, l'offerta, l'eventuale omologazione, la scelta della soluzione di raccolta, la pianificazione del trasporto e la gestione documentale. Questo processo riflette il metodo operativo definito nelle linee guida ARC Ambiente.

    Quando le condizioni del servizio lo consentono, il ritiro viene organizzato su appuntamento, concordando giorno e fascia oraria indicativa. Previa omologazione del rifiuto, Arcobaleno programma ed esegue il servizio entro 10 giorni lavorativi dalla richiesta.

     

    SituazioneModalità di gestione / smaltimento
    Neon e tubi fluorescenti integriConservare separatamente, evitando urti e rotture. Utilizzare contenitori o imballaggi idonei che ne proteggano l’integrità fino al ritiro.
    Lampade fluorescenti contenenti mercurioGestire con particolare cautela, verificando correttamente classificazione e codice EER. Devono essere avviate a impianti autorizzati al trattamento di questa tipologia di rifiuto.
    Lampade rotte o danneggiateEvitare la dispersione di frammenti e sostanze contenute nella lampada. Isolare il materiale e utilizzare contenitori chiusi e idonei, valutando con attenzione la classificazione del rifiuto.
    Lampade LED a fine vitaGestire nel corretto flusso RAEE, verificando origine del rifiuto, classificazione e destinazione autorizzata. Non devono essere assimilate automaticamente ai tubi fluorescenti contenenti mercurio.
    Grandi quantitativi derivanti da strip-out o sostituzioni impiantistiche                Pianificare preventivamente rimozione, separazione delle diverse tipologie di lampade, contenitori, movimentazione, eventuale deposito temporaneo, trasporto e impianto di destino.
    Lampade di tipologie differenti presenti nello stesso sitoSeparare i diversi flussi quando necessario e verificare per ciascuna tipologia il corretto codice EER e la relativa modalità di gestione.

     

    Devi smaltire lampade, neon o un intero impianto di illuminazione?

    Se la tua azienda sta sostituendo lampade fluorescenti, tubi neon o sorgenti LED, oppure deve affrontare lo strip out di un ufficio, magazzino o stabilimento, è utile pianificare lo smaltimento prima dell'inizio dei lavori.

    Invia ad Arcobaleno Servizi Ambientali foto del materiale, quantità indicative, luogo del ritiro e informazioni sull'intervento: sarà possibile verificare la soluzione più adatta e predisporre un'offerta personalizzata.

    Richiedi un preventivo per lo smaltimento di lampade, neon e RAEE aziendali.

    FAQ sullo smaltimento di lampade e neon

    Qual è il codice EER dei neon?

    Per i tubi fluorescenti e gli altri rifiuti contenenti mercurio uno dei codici più comuni è EER 20 01 21*. L'asterisco identifica un rifiuto pericoloso. Il codice non deve però essere attribuito automaticamente: deve essere verificato in funzione dell'origine e delle caratteristiche effettive del rifiuto.

    I neon sono rifiuti pericolosi?

    I tubi fluorescenti contenenti mercurio identificati con EER 20 01 21* sono rifiuti pericolosi. Non tutte le sorgenti luminose sono però uguali: LED e altre tecnologie possono richiedere classificazioni differenti.

    Le lampade LED sono RAEE?

    Sì. L'Allegato IV richiamato dal D.Lgs. 49/2014 include espressamente i LED nella categoria 3 – Lampade. Devono quindi essere avviati alla corretta filiera RAEE e non gettati indiscriminatamente nei normali rifiuti.

    Posso mettere i neon esausti nel cassone del vetro?

    No. I tubi fluorescenti non devono essere trattati come normale vetro. Devono essere raccolti separatamente e protetti dalle rotture per poter essere inviati alla corretta filiera di trattamento.

    Corpo illuminante e neon hanno lo stesso codice EER?

    Non necessariamente. La sorgente luminosa e la plafoniera o apparecchiatura elettrica che la contiene possono costituire flussi di rifiuto differenti e richiedere codici e destinazioni diverse.

    Come vanno conservati i neon prima del ritiro?

    Devono essere mantenuti integri e protetti dalla rottura, utilizzando soluzioni di raccolta adeguate e mantenendoli separati dagli altri materiali. La modalità concreta deve essere valutata in funzione di quantità, dimensioni e caratteristiche del rifiuto.

    Arcobaleno può ritirare anche grandi quantità durante uno strip out?

    Sì. Arcobaleno può organizzare la gestione delle sorgenti luminose insieme agli altri rifiuti prodotti dallo strip out, mantenendo separate le diverse frazioni e programmando trasporti e destinazioni in funzione del singolo intervento.

    Posso chiedere un preventivo anche se non conosco il codice EER?

    Sì. È sufficiente fornire fotografie, quantità indicative, tipologia delle lampade e luogo del ritiro. Arcobaleno può supportare il cliente nella valutazione preliminare della classificazione prima di organizzare il servizio.

     

    FONTI: I riferimenti principali utilizzati sono il D.Lgs. 49/2014 sulla gestione dei RAEE, l'Elenco Europeo dei Rifiuti istituito dalla Decisione 2000/532/CE e successive modifiche, il D.Lgs. 152/2006 e le indicazioni del Centro di Coordinamento RAEE sulle sorgenti luminose.

     

    Contenuto redatto dall’Ufficio Ambientale ARC Ambiente

    Revisione tecnica: Alessia Ferrari - Resp. Ufficio Ambiente e Logistica

    Ultimo aggiornamento: 4 settembre 2026

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