Raccolta, trasporto e gestione dei rifiuti per le aziende

Servizi di smaltimento dei rifiuti a Milano e provincia

Arcobaleno Servizi Ambientali offre un supporto completo, dalla prime analisi fino alla movimentazione dei rifiuti, garantendo assistenza burocratica e consulenza specializzata per una gestione sicura ed efficiente di rifiuti pericolosi e non pericolosi.

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Smaltimento

Il servizio di smaltimento rifiuti a Milano e provincia garantisce sicurezza e conformità normativa in ogni fase: dalla verifica dei codici fino alla movimentazione verso impianti autorizzati, con l’utilizzo di contenitori omologati e il supporto di operatori qualificati.

Sgombero

Il servizio di sgombero locali industriali a Milano e provincia libera gli spazi da materiali indesiderati e rifiuti, pericolosi e non. Dopo la rimozione, ci occupiamo della pulizia e della riqualificazione dell’ambiente, assicurando il corretto smaltimento e il pieno rispetto delle normative.

Consulenza

Il servizio di consulenza per la gestione dei rifiuti a Milano e provincia supporta le aziende in ogni aspetto operativo e normativo. Dalla valutazione delle giacenze alla compilazione del MUD fino alla redazione del Piano di Gestione Solventi, ci occupiamo della gestione burocratica garantendo la massima conformità e tracciabilità.

Raccolta rifiuti a Milano e provincia

La nostra flotta di automezzi e attrezzature

Siamo attrezzati per gestire colli, rifiuti sfusi e liquidi in cisterna, garantendo interventi efficaci e sicuri. I nostri veicoli, sottoposti a regolari controlli, sono guidati da autisti qualificati che assicurano il rispetto delle normative ambientali.

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Le autorizzazioni per il trasporto e lo smaltimento rifiuti a Milano

Grazie alle nostre autorizzazioni per il trasporto e lo smaltimento di rifiuti a Milano e in tutta Italia, rilasciate dall’Albo Nazionale Gestori Ambientali, garantiamo la massima conformità alle normative vigenti e la sicurezza nell’esecuzione dei nostri servizi.

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  • Smaltimento rifiuti ad Alessandria: settori produttivi e rifiuti più comuni

    La provincia di Alessandria presenta un tessuto economico particolarmente diversificato: industria chimica, gomma e plastica, metalmeccanica, oreficeria, siderurgia, refrigerazione industriale, logistica, agroalimentare e vitivinicolo convivono in un territorio caratterizzato da poli produttivi molto differenti tra loro.

    Questa varietà si riflette direttamente sulla gestione ambientale delle imprese. Lo smaltimento dei rifiuti ad Alessandria e provincia può infatti riguardare materiali molto diversi: solventi, fanghi, acidi e basi, emulsioni, metalli, imballaggi contaminati, scarti plastici, rifiuti da lavorazioni orafe, oli esausti, RAEE e numerose altre tipologie di rifiuti speciali.

    Secondo i dati della Camera di Commercio di Alessandria-Asti, nel 2025 risultavano registrate 38.033 imprese nella provincia di Alessandria. Il manifatturiero continua ad avere un ruolo rilevante e le più recenti rilevazioni di Confindustria Alessandria individuano tra i comparti industriali di riferimento la chimica-gomma-plastica, l'alimentare e il metalmeccanico.

    Il tessuto produttivo della provincia di Alessandria

    La provincia non presenta una sola specializzazione, ma una serie di distretti e poli produttivi territoriali.

    Ad Alessandria, e in particolare nell'area di Spinetta Marengo, è storicamente significativa la presenza dell'industria chimica. La Regione Piemonte evidenzia inoltre il polo chimico delle vernici tra Quattordio e Felizzano, mentre la stessa area alessandrina presenta imprese attive nella gomma, nelle materie plastiche, nella meccanica e nei servizi alle imprese.

    A Valenza il quadro cambia completamente. Qui si trova uno dei più importanti distretti della gioielleria italiana. Secondo il Sistema Statistico Nazionale – SISTAN, nel 2024 la provincia concentrava l'84% delle imprese piemontesi del settore orafo; nella sola Valenza erano presenti 705 imprese specializzate nella produzione di gioielli, con oltre 5.500 addetti. Il distretto comprende anche Bassignana, Pecetto di Valenza e San Salvatore Monferrato.

    Novi Ligure mantiene invece una forte vocazione industriale e metalmeccanica, con una presenza significativa della siderurgia e del relativo indotto; la Regione Piemonte identifica ancora un vero e proprio polo industriale sud-est nel territorio comunale.

    Tortona beneficia della posizione strategica lungo le principali direttrici tra Piemonte, Lombardia e Liguria ed è fortemente legata alla logistica, accanto a imprese meccaniche, chimiche, plastiche e del packaging. Casale Monferrato presenta invece una storica specializzazione nella meccanica e soprattutto nella refrigerazione industriale: il cosiddetto Distretto del Freddo comprende decine di aziende e migliaia di addetti.

    Nell'Acquese e nell'Ovadese assumono maggiore rilevanza il vitivinicolo, l'agroalimentare, le attività artigianali e le PMI manifatturiere. Una lettura territoriale della Provincia individua infatti sette poli principali — Alessandria, Acqui Terme, Casale Monferrato, Novi Ligure, Ovada, Tortona e Valenza — ciascuno con proprie specializzazioni economiche.

    Quali rifiuti producono le aziende della provincia di Alessandria?

    La tipologia del rifiuto dipende sempre dal processo che lo ha generato. Non è quindi possibile attribuire automaticamente un codice EER sulla sola base del materiale: origine, composizione ed eventuali sostanze pericolose devono essere valutate caso per caso.

     

    Settore produttivoZone particolarmente rappresentativeRifiuti speciali frequentemente prodotti
    Chimica, vernici, gomma e plastica              Alessandria, Spinetta Marengo, Quattordio, Felizzano            Solventi esausti, pitture e vernici, resine, fanghi, acidi e basi, imballaggi contaminati, assorbenti e filtri
    Oreficeria e gioielleriaValenza e comuni del distrettoSoluzioni di trattamento, bagni esausti, fanghi e polveri di lavorazione, materiali filtranti, imballaggi contaminati, reagenti
    Metalmeccanica e siderurgiaNovi Ligure, Tortona, AlessandriaEmulsioni oleose, oli esausti, fanghi, sfridi metallici, abrasivi, filtri e stracci contaminati
    Refrigerazione e meccanicaCasale MonferratoOli, componenti metallici, RAEE, refrigeranti e materiali contaminati derivanti da manutenzione
    Logistica e magazziniTortona, Novi Ligure, AlessandriaImballaggi, legno, plastica, materiali assorbenti, batterie, RAEE e rifiuti da manutenzione
    Agroalimentare e vitivinicoloAcqui Terme, Ovada, Tortonese, MonferratoScarti organici, fanghi, imballaggi, detergenti e prodotti chimici, oli e rifiuti da manutenzione degli impianti

     

    La disciplina generale resta quella della Parte IV del D.Lgs. 152/2006, consultabile su Normattiva, che regolamenta gestione, tracciabilità, recupero e smaltimento dei rifiuti.

    Caso pratico: gestione completa dei rifiuti di un'azienda orafa di Valenza

    Un caso particolarmente rappresentativo riguarda un'impresa del distretto orafo di Valenza che ha scelto ARC Ambiente – Arcobaleno Servizi Ambientali come interlocutore unico per la gestione dei rifiuti prodotti dallo stabilimento.

    Le lavorazioni generano flussi differenti, alcuni dei quali richiedono particolare attenzione per composizione e pericolosità: residui e fanghi provenienti dalle lavorazioni e dai trattamenti superficiali, soluzioni liquide esauste, materiali filtranti e assorbenti contaminati, imballaggi, prodotti chimici e rifiuti derivanti dalla manutenzione degli impianti.

    Arcobaleno coordina la gestione delle diverse tipologie di rifiuto, individuando le corrette filiere di recupero o smaltimento e programmando i ritiri in funzione delle esigenze produttive.

    Il servizio non si limita però all'aspetto operativo. Per questo cliente Arcobaleno segue anche registri cronologici di carico e scarico, RENTRI, conservazione digitale della documentazione e predisposizione del MUD annuale, creando un sistema unico tra gestione fisica del rifiuto e compliance ambientale.

    Il portale ufficiale RENTRI del Ministero dell'Ambiente conferma come il nuovo sistema sia ormai centrale nella digitalizzazione della tracciabilità dei rifiuti; le modalità di compilazione di registri e FIR sono state inoltre aggiornate nel luglio 2026. Il MUD rimane invece la comunicazione annuale prevista per i soggetti obbligati.

    Per le aziende che desiderano esternalizzare la gestione operativa di questi adempimenti, ARC Ambiente offre anche un servizio specifico di consulenza e gestione RENTRI.

    Smaltimento rifiuti speciali ad Alessandria: il metodo ARC Ambiente

    La gestione parte dall'analisi del rifiuto e del processo produttivo. Quando necessario viene effettuato un sopralluogo gratuito e senza impegno; vengono quindi verificati classificazione, eventuali analisi, modalità di confezionamento e impianto di destino.

    Dopo l'omologazione, ARC Ambiente concorda con il cliente giorno e fascia oraria indicativa del ritiro, programmando normalmente il servizio entro 10 giorni lavorativi dalla richiesta, previa omologazione. Il cliente può inoltre scegliere un servizio continuativo che integri smaltimento, documentazione, registri, RENTRI, conservazione digitale e MUD.

    Per approfondire il funzionamento del servizio è possibile consultare la pagina dedicata alla raccolta e smaltimento dei rifiuti speciali.

    Richiedi un'offerta per lo smaltimento rifiuti ad Alessandria

    Se la tua azienda opera ad Alessandria, Valenza, Novi Ligure, Tortona, Casale Monferrato, Acqui Terme, Ovada o negli altri comuni della provincia, ARC Ambiente può valutare una soluzione personalizzata per rifiuti pericolosi e non pericolosi.

    Per ricevere un'offerta sono particolarmente utili fotografie, quantità indicative, descrizione del processo produttivo, eventuale codice EER, stato fisico, modalità di deposito, schede di sicurezza e analisi disponibili.

    Consulta anche la guida su come richiedere un preventivo per lo smaltimento dei rifiuti speciali oppure contatta ARC Ambiente – Arcobaleno Servizi Ambientali per richiedere un'offerta dedicata alla tua azienda.

    FAQ – Smaltimento rifiuti Alessandria

    Quali rifiuti speciali può produrre un'azienda di Alessandria?

    Dipende dal settore e dal ciclo produttivo. Tra i più frequenti si trovano solventi, oli ed emulsioni, fanghi, acidi e basi, pitture e vernici, metalli, plastiche, imballaggi contaminati, filtri, assorbenti, batterie e RAEE.

    ARC Ambiente effettua ritiri anche a Valenza, Tortona e Novi Ligure?

    Sì. Il servizio può essere organizzato ad Alessandria e nei diversi comuni della provincia, valutando quantità, tipologia dei rifiuti e caratteristiche logistiche del ritiro.

    Come si classificano i rifiuti prodotti da un'oreficeria?

    La classificazione dipende dal processo che ha generato il rifiuto e dalla sua composizione. Bagni esausti, fanghi, polveri, materiali filtranti e soluzioni chimiche devono quindi essere valutati singolarmente prima dell'attribuzione del corretto codice EER e delle eventuali caratteristiche di pericolo.

    ARC Ambiente può occuparsi anche di RENTRI, registri e MUD?

    Sì. È possibile impostare un servizio continuativo comprendente supporto alla tenuta dei registri cronologici di carico e scarico, RENTRI, conservazione digitale e predisposizione del MUD annuale, sulla base degli obblighi applicabili alla singola azienda.

    È necessario un sopralluogo prima dello smaltimento?

    Non sempre. Quando le informazioni, le fotografie e la documentazione disponibili consentono di identificare correttamente il servizio, il preventivo può essere predisposto senza sopralluogo. Nei casi più complessi ARC Ambiente può effettuare un sopralluogo gratuito e senza impegno.

     

    Contenuto redatto dall’Ufficio Ambientale ARC Ambiente

    Revisione tecnica: Alessia Ferrari - Resp. Ufficio Ambiente e Logistica

    Ultimo aggiornamento: 9 settembre 2026

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  • I 20 capitoli dell’Elenco Europeo dei Rifiuti: come funzionano i codici EER

    L’Elenco Europeo dei Rifiuti (EER) è il sistema utilizzato per identificare e classificare i rifiuti attraverso codici numerici a sei cifre. Nel linguaggio operativo è ancora molto frequente parlare di codici CER, ma la denominazione di riferimento è oggi quella di codici EER.

    Conoscere i 20 capitoli dell’Elenco Europeo dei Rifiuti è importante perché rappresentano il primo livello della classificazione: permettono di ricondurre il rifiuto all’attività o al processo dal quale è stato generato e, successivamente, di arrivare alla specifica voce a sei cifre.

    L’Elenco deriva dalla Decisione 2000/532/CE, successivamente modificata, tra l’altro, dalla Decisione 2014/955/UE. Gli orientamenti tecnici della Commissione europea confermano che l’EER è organizzato in 20 capitoli identificati da due cifre, ulteriormente suddivisi in sottocapitoli a quattro cifre e singole voci a sei cifre.

    Come è strutturato un codice EER?

    La struttura è gerarchica:

    07 → capitolo
    07 02 → sottocapitolo
    07 02 XX → singolo codice EER

    Il punto fondamentale è che il codice non deve essere scelto semplicemente osservando il materiale di cui è composto il rifiuto. Occorre innanzitutto conoscere la sua origine e il processo che lo ha generato.

    Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha ribadito che la classificazione e l’attribuzione del pertinente codice EER competono al produttore del rifiuto e che l’Elenco tiene conto sia dell’origine sia della composizione del rifiuto.

    Per questo due rifiuti apparentemente simili possono avere codici differenti se derivano da processi produttivi diversi.

    Quali sono i 20 capitoli dell’Elenco Europeo dei Rifiuti?

    La seguente tabella riassume i 20 capitoli EER e aiuta a comprendere la logica con cui è organizzato l’Elenco ufficiale. Le denominazioni derivano dall’Elenco europeo dei rifiuti.

     

    CapitoloTipologia di rifiutiEsempi di settori o processi interessati
    01Rifiuti derivanti da prospezione, estrazione e trattamento di minerali        Cave, miniere, lavorazione minerali
    02Rifiuti di agricoltura, pesca e preparazione degli alimentiAziende agricole, industrie alimentari
    03Rifiuti della lavorazione del legno, carta e cartoneFalegnamerie, cartiere, mobilifici
    04Rifiuti delle industrie delle pelli, pellicce e tessiliConcerie, tintorie, aziende tessili
    05Rifiuti della raffinazione del petrolio, gas naturale e carboneRaffinerie e processi petrolchimici
    06Rifiuti dei processi chimici inorganiciAcidi, basi, sali, processi chimici inorganici
    07Rifiuti dei processi chimici organiciChimica organica, polimeri, resine
    08Rifiuti di pitture, vernici, adesivi, sigillanti e inchiostriVerniciatura, stampa, produzione di adesivi
    09Rifiuti dell’industria fotograficaProcessi fotografici e prodotti di sviluppo
    10Rifiuti provenienti da processi termiciFonderie, centrali, lavorazioni ad alta temperatura
    11Rifiuti dal trattamento chimico superficiale e rivestimento di metalliGalvanica, decapaggio, trattamenti superficiali
    12Rifiuti dalla lavorazione meccanica di metalli e plasticheTornitura, fresatura, rettifica
    13Oli esauriti e residui di combustibili liquidiManutenzione industriale, officine
    14Solventi organici, refrigeranti e propellenti di scartoSolventi e fluidi refrigeranti
    15Imballaggi, assorbenti, stracci, filtri e indumenti protettiviImballaggi contaminati, DPI, materiali assorbenti
    16Rifiuti non specificati altrimenti nell’ElencoRAEE, batterie e altri flussi specifici
    17Rifiuti da costruzione e demolizioneCantieri, strip out, demolizioni
    18Rifiuti sanitari, veterinari e di ricerca collegataOspedali, laboratori, veterinari
    19Rifiuti da impianti di trattamento rifiuti e acqueImpianti di recupero, depuratori
    20Rifiuti urbani e assimilabili, comprese raccolte differenziateRifiuti domestici e analoghi flussi urbani

     

    Come si sceglie il capitolo EER corretto?

    La risposta breve è: si parte dall'attività che ha originato il rifiuto, non dal nome che normalmente gli viene dato in azienda.

    La Decisione 2014/955/UE stabilisce infatti un ordine preciso. In prima battuta devono essere ricercate le voci nei capitoli 01-12 e 17-20 in funzione dell'origine del rifiuto. Se non si individua una voce appropriata, si passa ai capitoli 13, 14 e 15, successivamente al capitolo 16 e, soltanto come ultima possibilità, alle voci terminanti in 99 del capitolo corrispondente all'attività.

    Questo principio è essenziale. Un solvente esausto, ad esempio, non ricade automaticamente nel capitolo 14: se deriva da uno specifico processo chimico per il quale il capitolo 07 prevede già una voce appropriata, occorre prima valutare quella classificazione.

    Analogamente, uno stesso stabilimento può produrre rifiuti appartenenti a numerosi capitoli differenti.

    Uno stabilimento può utilizzare codici appartenenti a più capitoli?

    Sì. È del tutto normale.

    La stessa Commissione europea utilizza l’esempio di un costruttore automobilistico che, in funzione delle diverse fasi produttive, può generare rifiuti appartenenti ai capitoli 08, 11 e 12.

    Questo aspetto diventa particolarmente importante nelle industrie complesse, dove produzione, laboratorio, manutenzione, confezionamento e trattamento delle acque generano flussi completamente differenti.

    Caso pratico: industria chimica in provincia di Varese

    Un esempio concreto riguarda un cliente di Arcobaleno Servizi Ambientali operante in provincia di Varese nella produzione di resine, adesivi e sigillanti.

    In uno stabilimento di questo tipo non esiste un unico “rifiuto chimico”. Le differenti fasi produttive possono generare:

    • residui provenienti dalla produzione delle resine;
    • fondi e residui di reazione;
    • soluzioni di lavaggio degli impianti;
    • adesivi e sigillanti fuori specifica;
    • solventi e prodotti di pulizia;
    • fanghi;
    • imballaggi contaminati;
    • assorbenti, stracci e materiali filtranti;
    • oli derivanti dalle manutenzioni;
    • rifiuti di laboratorio.

    La classificazione può quindi coinvolgere innanzitutto il capitolo 07, relativo ai processi chimici organici, e il capitolo 08, che comprende espressamente adesivi e sigillanti. Possono inoltre risultare pertinenti, in funzione della reale origine del singolo flusso, altri capitoli come il 13, 15 o 16. Il capitolo 08, infatti, comprende i rifiuti derivanti dalla produzione, formulazione, fornitura e uso di rivestimenti, adesivi, sigillanti e inchiostri.

    In questo stabilimento Arcobaleno svolge il ruolo di interlocutore unico per la gestione e lo smaltimento di tutti i rifiuti prodotti.

    Il vantaggio operativo non consiste semplicemente nell'organizzare più ritiri, ma nel coordinare un sistema multirifiuto: individuazione dei diversi flussi, verifica della classificazione, eventuale analisi, omologazione presso gli impianti destinatari, scelta dei contenitori e programmazione separata dei conferimenti.

    Per il cliente significa evitare di dover gestire numerosi fornitori differenti e avere un unico referente tecnico per l'intera problematica rifiuti.

    Come opera Arcobaleno nella gestione di più codici EER?

    Nei contesti industriali complessi il Metodo Arcobaleno parte dalla mappatura dei processi che generano il rifiuto.

    Si analizzano origine, composizione, schede di sicurezza disponibili, modalità di produzione e caratteristiche del residuo. Quando necessario viene effettuato un sopralluogo gratuito e, nei casi in cui la classificazione non possa essere definita sulla sola base delle informazioni disponibili, vengono valutate le analisi necessarie.

    Successivamente vengono individuati gli impianti autorizzati, completate le omologazioni e pianificati i ritiri. Arcobaleno concorda con il cliente giorno e fascia oraria indicativa del servizio, normalmente entro 10 giorni lavorativi dalla richiesta, previa omologazione del rifiuto.

    L'obiettivo è trasformare un insieme di codici, contenitori, impianti e adempimenti in un processo unico e controllato.

    L’Elenco Europeo dei Rifiuti può cambiare?

    Sì. L’EER viene aggiornato quando l'evoluzione tecnologica rende necessario modificare o introdurre nuove voci.

    Un caso attuale riguarda i rifiuti di batterie: la Decisione delegata (UE) 2025/934 aggiorna alcune voci dell’Elenco e le nuove disposizioni diventeranno operative dal 9 dicembre 2026. L’Albo Nazionale Gestori Ambientali ha già definito le modalità di adeguamento delle iscrizioni.

    Per questo la classificazione non dovrebbe essere considerata un'attività da svolgere una volta per tutte: è opportuno verificare periodicamente classificazioni e autorizzazioni.

    Serve supporto per classificare e smaltire i rifiuti della tua azienda?

    Individuare il capitolo EER è soltanto il primo passaggio. Occorre poi identificare la specifica voce a sei cifre, verificare l'eventuale pericolosità, le modalità di deposito, il trasporto e l'idoneità dell'impianto destinatario.

    Arcobaleno Servizi Ambientali – ARC Ambiente supporta aziende e industrie nella classificazione e nello smaltimento di rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi, organizzando soluzioni costruite sulle effettive esigenze dello stabilimento.

    Contatta ARC Ambiente per richiedere un sopralluogo o un'offerta per la gestione dei rifiuti della tua azienda.

    FAQ sui 20 capitoli dell’Elenco Europeo dei Rifiuti

    Quanti capitoli contiene l’Elenco Europeo dei Rifiuti?

    L’EER è strutturato in 20 capitoli, identificati dalle prime due cifre del codice. I capitoli sono suddivisi in sottocapitoli a quattro cifre e singole voci a sei cifre.

    CER ed EER sono la stessa cosa?

    Nella pratica il termine codice CER è ancora molto utilizzato. La terminologia di riferimento è però Elenco Europeo dei Rifiuti (EER). Entrambe le espressioni vengono quindi frequentemente utilizzate nelle ricerche e nel linguaggio aziendale.

    Le prime due cifre del codice EER cosa indicano?

    Indicano il capitolo dell'Elenco, generalmente collegato all'attività o al processo dal quale deriva il rifiuto.

    Basta conoscere il materiale per individuare il codice EER?

    No. La classificazione deve considerare soprattutto origine, processo produttivo e composizione del rifiuto. Due materiali apparentemente uguali possono quindi avere codici differenti.

    Un'azienda può avere rifiuti appartenenti a capitoli EER diversi?

    Sì. È molto comune. Uno stabilimento industriale può produrre contemporaneamente rifiuti di processo, imballaggi, oli, assorbenti, RAEE e rifiuti di manutenzione appartenenti a capitoli differenti.

    L’asterisco dopo un codice EER cosa significa?

    L'asterisco identifica una voce pericolosa dell'Elenco. Per alcune tipologie di rifiuti esistono inoltre cosiddette voci speculari o “a specchio”, ovvero tipologie di rifiuto che possono esistere sia nella forma pericolosa che non pericolosa, per le quali la corretta classificazione richiede la valutazione della composizione e delle eventuali caratteristiche di pericolo, che solitamente avviene tramite opportuna analisi.

    Chi è responsabile dell’attribuzione del codice EER?

    La classificazione e l'attribuzione del codice competono al produttore del rifiuto, che può naturalmente avvalersi di supporto tecnico specialistico. Il MASE ha espressamente ribadito questo principio.

    Arcobaleno è autorizzata a gestire e smaltire tutte le tipologie di EER?

    Sì, Arcobaleno è in grado di gestire tutte le tipologie di rifiuto ed è quindi un partner ideale per soluzioni aziendali a 360 gradi. Puoi consultare le autorizzazioni ambientali qui.

     

    Fonti istituzionali

    Per l’approfondimento normativo: Decisione 2000/532/CE – Elenco europeo dei rifiuti su EUR-Lex; Orientamenti della Commissione europea sulla classificazione dei rifiuti; Albo Nazionale Gestori Ambientali – aggiornamento codici EER batterie 2026

     

    Contenuto redatto dall’Ufficio Ambientale ARC Ambiente

    Revisione tecnica: Alessia Ferrari - Resp. Ufficio Ambiente e Logistica

    Ultimo aggiornamento: 8 settembre 2026

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  • Caratteristiche di pericolo dei rifiuti: cosa sono le HP1-HP15

    Le caratteristiche di pericolo dei rifiuti, identificate dalle sigle da HP1 a HP15, descrivono le proprietà che possono rendere un rifiuto pericoloso: dall'infiammabilità alla corrosività, dalla tossicità all'ecotossicità.

    Conoscerle non è un aspetto puramente formale. La corretta classificazione incide sulla gestione concreta del rifiuto, sulla documentazione, sul confezionamento, sulla scelta degli operatori e degli impianti di destino e, quando applicabile, sulle condizioni di trasporto.

    Il quadro di riferimento europeo è costituito in particolare dall'Allegato III della direttiva 2008/98/CE, modificato dal Regolamento (UE) n. 1357/2014; per HP14 è intervenuto successivamente il Regolamento (UE) 2017/997.

    Cosa sono le caratteristiche di pericolo HP dei rifiuti?

    Le HP sono le 15 caratteristiche attraverso le quali viene valutata la pericolosità di un rifiuto. Non devono essere confuse con le indicazioni di pericolo “H” utilizzate dalla normativa CLP per sostanze e miscele: queste ultime possono però essere utilizzate, insieme alla concentrazione delle sostanze presenti, nella valutazione delle HP.

    La Commissione Europea dedica agli HP1-HP15 un'intera sezione dei propri Orientamenti tecnici sulla classificazione dei rifiuti, indicando procedure di calcolo, prove e criteri di valutazione.

    Tabella delle caratteristiche di pericolo dei rifiuti HP1-HP15

     

    CodiceCaratteristicaIn termini semplici
    HP1EsplosivoRifiuto che può produrre una reazione esplosiva o sviluppare gas con pressione e velocità tali da provocare danni
    HP2ComburentePuò provocare o favorire la combustione di altri materiali
    HP3InfiammabileComprende rifiuti liquidi, solidi o gassosi che possono incendiarsi nelle condizioni previste dalla normativa
    HP4IrritantePuò provocare irritazione cutanea o lesioni oculari
    HP5Tossicità specifica per organi bersaglio / tossicità per aspirazione       Può provocare effetti tossici su determinati organi o essere pericoloso in caso di aspirazione
    HP6Tossicità acutaPuò provocare effetti tossici acuti per ingestione, inalazione o contatto
    HP7CancerogenoPuò provocare il cancro o aumentarne l'incidenza
    HP8CorrosivoPuò causare corrosione cutanea
    HP9InfettivoContiene microrganismi vitali o loro tossine che possono causare malattie
    HP10Tossico per la riproduzionePuò compromettere la funzione riproduttiva o lo sviluppo della progenie
    HP11MutagenoPuò provocare mutazioni genetiche
    HP12Liberazione di gas a tossicità acutaPuò liberare gas tossici a contatto, ad esempio, con acqua o acidi
    HP13SensibilizzantePuò provocare sensibilizzazione cutanea o respiratoria
    HP14EcotossicoPresenta o può presentare rischi immediati o differiti per l'ambiente
    HP15    Può manifestare successivamente una caratteristica di pericoloIl rifiuto non presenta direttamente una delle precedenti caratteristiche, ma può svilupparla successivamente

     

    La terminologia deriva dall'Allegato III della direttiva quadro sui rifiuti e dagli orientamenti della Commissione Europea. Per HP14 – Ecotossico valgono gli specifici criteri introdotti dal Regolamento (UE) 2017/997.

    Chi deve attribuire le caratteristiche di pericolo a un rifiuto?

    La corretta attribuzione del codice EER e delle caratteristiche di pericolo è responsabilità del produttore del rifiuto.

    L'articolo 184 del D.Lgs. 152/2006 stabilisce che la corretta attribuzione dei codici e delle caratteristiche di pericolo debba essere effettuata dal produttore sulla base delle Linee Guida predisposte dal Sistema Nazionale per la Protezione dell'Ambiente.

    Questo rende particolarmente importante evitare classificazioni basate esclusivamente sull'aspetto del materiale o sull'esperienza empirica.

    Come si stabilisce quali HP possiede un rifiuto?

    La classificazione dei rifiuti pericolosi richiede innanzitutto di conoscere origine, processo produttivo e composizione del rifiuto.

    A seconda del caso possono essere utilizzati:

    • informazioni sul ciclo produttivo;
    • schede di sicurezza delle sostanze e dei prodotti utilizzati;
    • schede tecniche;
    • conoscenza delle sostanze potenzialmente presenti;
    • campionamento e analisi chimiche;
    • calcoli basati sulle concentrazioni e sui codici di indicazione di pericolo;
    • specifici metodi di prova, quando previsti.

    Gli Orientamenti tecnici della Commissione precisano infatti che occorre acquisire una conoscenza sufficiente della composizione del rifiuto per poter applicare i criteri di calcolo o le prove previste. Inoltre, non esistono test diretti applicabili indistintamente a tutte le caratteristiche di pericolo.

    La sola SDS del prodotto originario, quindi, può rappresentare una fonte preziosa di informazioni, ma non equivale automaticamente alla classificazione del rifiuto, la cui composizione potrebbe essere cambiata durante il processo produttivo.

    Perché attribuire correttamente le HP è così importante?

    Un errore nella classificazione può ripercuotersi su tutta la filiera.

    Una caratteristica di pericolo non correttamente individuata può comportare problemi nella scelta del contenitore, nell'etichettatura, nell'omologazione presso l'impianto, nella documentazione o nelle verifiche relative al trasporto.

    La classificazione deve quindi precedere l'organizzazione dello smaltimento, non essere ricostruita frettolosamente quando il mezzo è già arrivato per effettuare il ritiro.

    Le Linee Guida SNPA sulla classificazione dei rifiuti, approvate con Delibera n. 105/2021 e successivo decreto ministeriale, propongono proprio un procedimento progressivo: individuazione della voce EER, acquisizione delle conoscenze sulla composizione e verifica dell'eventuale presenza di una o più caratteristiche HP1-HP15.

    Caso pratico: gestione completa dei rifiuti di un produttore di componenti elettronici

    Un esempio concreto riguarda un cliente operante nella produzione di componenti elettroniche, attività nella quale possono originarsi numerosi flussi differenti: scarti di lavorazione, componentistica elettronica non conforme, solventi e prodotti utilizzati nelle lavorazioni, materiali assorbenti contaminati, imballaggi, metalli, plastiche e altri residui di produzione.

    In questo caso ARC Ambiente – Arcobaleno Servizi Ambientali svolge il ruolo di interlocutore unico per lo smaltimento di tutti i rifiuti prodotti dallo stabilimento, pericolosi e non pericolosi.

    Il vantaggio operativo è soprattutto nella gestione coordinata dei diversi flussi. Per i rifiuti che richiedono particolare attenzione vengono esaminate origine, documentazione tecnica, possibile presenza di sostanze pericolose, codice EER e relative HP; quando necessario vengono organizzate le analisi e l'omologazione presso l'impianto di destino.

    Un unico interlocutore permette inoltre di avere una visione complessiva dei rifiuti prodotti, individuando criticità nella separazione dei flussi, nel deposito temporaneo e nella programmazione periodica dei ritiri.

    Come opera Arcobaleno quando devono essere valutate le caratteristiche HP

    La gestione parte dalla conoscenza del rifiuto, non dal semplice ritiro.

    A seconda della complessità, ARC Ambiente può acquisire fotografie, schede di sicurezza, informazioni sul processo produttivo e analisi disponibili; effettuare un sopralluogo gratuito quando utile; verificare codice EER e caratteristiche di pericolo; coordinare eventuali analisi e omologazione; individuare trasportatore e impianto autorizzati e organizzare la documentazione necessaria.

    Una volta completata l'omologazione, Arcobaleno può programmare il ritiro su appuntamento, concordando giorno e fascia oraria indicativa ed eseguendo normalmente il servizio entro 10 giorni lavorativi dalla richiesta, previa omologazione. Il supporto può estendersi anche a registri, RENTRI, formulari, conservazione digitale e MUD, in funzione delle esigenze del cliente.

    L'obiettivo è trasformare una materia tecnicamente complessa come la classificazione dei rifiuti in un processo controllato, documentato e verificabile.

    Devi classificare o smaltire un rifiuto pericoloso?

    Se devi smaltire un rifiuto e hai dubbi sul codice EER, sulle caratteristiche di pericolo HP, sulle analisi necessarie o sull'impianto di destino, puoi inviare ad ARC Ambiente le informazioni disponibili sul materiale.

    Contatta Arcobaleno Servizi Ambientali e richiedi un'offerta: valuteremo il rifiuto e organizzeremo la soluzione di raccolta, trasporto e smaltimento più adatta alle esigenze della tua azienda.

    FAQ sulle caratteristiche di pericolo dei rifiuti

    Un rifiuto pericoloso deve avere sempre almeno una HP?

    Sì. Le caratteristiche HP identificano le proprietà di pericolo possedute dal rifiuto e devono essere individuate anche ai fini della sua corretta gestione.

    Qual è la differenza tra codice EER e codice HP?

    Il codice EER identifica la tipologia di rifiuto in funzione principalmente dell'origine e del processo che lo ha generato. Le HP descrivono invece le caratteristiche di pericolo possedute dal rifiuto. Sono quindi informazioni differenti e complementari.

    Le frasi H presenti nella scheda di sicurezza sono uguali alle HP?

    No. Le indicazioni H appartengono alla classificazione CLP delle sostanze e delle miscele. Le HP1-HP15 sono le caratteristiche di pericolo previste dalla normativa sui rifiuti. Le indicazioni H delle sostanze presenti sono però utilizzate in molti criteri per determinare le HP.

    Basta la scheda di sicurezza per attribuire le HP?

    Non sempre. La SDS può fornire informazioni essenziali sui prodotti utilizzati nel processo, ma il rifiuto può avere una composizione differente rispetto al prodotto originario. In alcuni casi sono necessarie ulteriori informazioni o analisi.

    Quando servono le analisi di laboratorio?

    Le analisi possono essere necessarie quando la composizione non è sufficientemente conosciuta, in presenza di voci specchio, per verificare determinate sostanze o quando richieste ai fini dell'omologazione dell'impianto. Il piano analitico deve essere costruito sul rifiuto specifico e non applicato indiscriminatamente.

    HP14 cosa significa?

    HP14 identifica un rifiuto ecotossico, cioè un rifiuto che presenta o può presentare rischi immediati o differiti per uno o più comparti ambientali. I relativi criteri sono disciplinati dal Regolamento (UE) 2017/997.

    Chi è responsabile della classificazione del rifiuto?

    La corretta attribuzione del codice EER e delle caratteristiche di pericolo è in capo al produttore del rifiuto, che può naturalmente avvalersi di laboratori, consulenti e operatori ambientali qualificati per acquisire gli elementi tecnici necessari.

     

    Fonti istituzionali principali: D.Lgs. 152/2006; Regolamento (UE) n. 1357/2014; Regolamento (UE) 2017/997; Commissione Europea, Orientamenti tecnici sulla classificazione dei rifiuti 2018/C 124/01; Linee Guida SNPA sulla classificazione dei rifiuti, Delibera n. 105/2021.

     

    Contenuto redatto dall’Ufficio Ambientale ARC Ambiente

    Revisione tecnica: Alessia Ferrari - Resp. Ufficio Ambiente e Logistica

    Ultimo aggiornamento: 7 settembre 2026

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