Arcobaleno Servizi Ambientali offre un supporto completo, dalla prime analisi fino alla movimentazione dei rifiuti, garantendo assistenza burocratica e consulenza specializzata per una gestione sicura ed efficiente di rifiuti pericolosi e non pericolosi.
Scopri i nostri servizi
Gestione operativa e burocratica dei rifiuti pericolosi e non pericolosi delle aziende
Il servizio di smaltimento rifiuti a Milano e provincia garantisce sicurezza e conformità normativa in ogni fase: dalla verifica dei codici fino alla movimentazione verso impianti autorizzati, con l’utilizzo di contenitori omologati e il supporto di operatori qualificati.
Il servizio di sgombero locali industriali a Milano e provincia libera gli spazi da materiali indesiderati e rifiuti, pericolosi e non. Dopo la rimozione, ci occupiamo della pulizia e della riqualificazione dell’ambiente, assicurando il corretto smaltimento e il pieno rispetto delle normative.
Il servizio di consulenza per la gestione dei rifiuti a Milano e provincia supporta le aziende in ogni aspetto operativo e normativo. Dalla valutazione delle giacenze alla compilazione del MUD fino alla redazione del Piano di Gestione Solventi, ci occupiamo della gestione burocratica garantendo la massima conformità e tracciabilità.
Dal 1996 punto di riferimento nel settore della gestione integrata dei rifiuti
Esperienza e professionalità
Autorizzazioni e conformità normativa
Servizio completo dalla A alla Z
Personale qualificato
Consulenza normativa specializzata
Velocità di intervento
Raccolta rifiuti a Milano e provincia
Siamo attrezzati per gestire colli, rifiuti sfusi e liquidi in cisterna, garantendo interventi efficaci e sicuri. I nostri veicoli, sottoposti a regolari controlli, sono guidati da autisti qualificati che assicurano il rispetto delle normative ambientali.
Scopri la flottaLe autorizzazioni per il trasporto e lo smaltimento rifiuti a Milano
Grazie alle nostre autorizzazioni per il trasporto e lo smaltimento di rifiuti a Milano e in tutta Italia, rilasciate dall’Albo Nazionale Gestori Ambientali, garantiamo la massima conformità alle normative vigenti e la sicurezza nell’esecuzione dei nostri servizi.
Scopri le nostre autorizzazioni
Lo smaltimento dei rifiuti delle lavanderie richiede attenzione perché dietro un'attività apparentemente semplice come il lavaggio di tessuti possono nascondersi flussi di rifiuti molto diversi tra loro. Una lavanderia ad acqua, una lavanderia industriale che tratta grandi quantitativi di biancheria e una pulitintolavanderia che effettua lavaggio a secco non producono infatti gli stessi rifiuti.
Accanto agli imballaggi di detergenti e prodotti chimici possono essere presenti solventi esausti, fanghi, residui di distillazione, filtri e materiali assorbenti contaminati, alcuni dei quali classificabili come rifiuti pericolosi.
Per questo motivo una corretta gestione deve partire dall'analisi del processo produttivo e dalla classificazione dei singoli flussi, evitando di attribuire un codice EER semplicemente sulla base del nome commerciale del prodotto o dell'attività svolta.
Nelle lavanderie civili, che operano prevalentemente mediante lavaggio ad acqua, i flussi più ricorrenti derivano dall'utilizzo di detergenti, additivi, sbiancanti, prodotti per il trattamento dei tessuti e relativi imballaggi. Nelle strutture di maggiori dimensioni possono inoltre formarsi fanghi e residui provenienti dagli eventuali sistemi di trattamento delle acque.
Le lavanderie industriali possono gestire volumi sensibilmente superiori e tessuti provenienti da alberghi, ristorazione, industria, strutture sanitarie, officine o altri cicli produttivi. La composizione dello sporco presente sui tessuti può quindi incidere anche sulle caratteristiche dei residui prodotti.
Un'ulteriore categoria è rappresentata dalle lavanderie e tintolavanderie che effettuano lavaggio a secco mediante solventi. In questo caso possono essere generati solventi esausti, residui della distillazione, fanghi, filtri contaminati e imballaggi contenenti residui di sostanze pericolose.
L'Elenco Europeo dei Rifiuti contiene specifiche voci per solventi, fanghi e materiali contaminati; i codici contrassegnati da asterisco identificano rifiuti pericolosi. Il riferimento ufficiale è l'Elenco Europeo dei Rifiuti su EUR-Lex.
La tabella seguente riporta alcuni codici potenzialmente ricorrenti, ma non deve essere utilizzata per attribuire automaticamente il codice a un rifiuto. La classificazione deve sempre essere verificata in funzione dell'origine, del processo che ha generato il rifiuto e della sua composizione, secondo i criteri richiamati anche dalle Linee guida SNPA sulla classificazione dei rifiuti pubblicate da ISPRA.
| Tipologia di rifiuto | Possibile codice EER* | Indicazione |
|---|---|---|
| Solventi alogenati e miscele di solventi | 14 06 02* | Pericoloso |
| Altri solventi e miscele di solventi | 14 06 03* | Pericoloso |
| Fanghi o residui solidi contenenti solventi alogenati | 14 06 04* | Pericoloso |
| Fanghi o residui solidi contenenti altri solventi | 14 06 05* | Pericoloso |
| Imballaggi contaminati da sostanze pericolose | 15 01 10* | Pericoloso |
| Filtri, assorbenti, stracci o DPI contaminati | 15 02 02* | Pericoloso |
| Fanghi da trattamento di acque reflue industriali contenenti sostanze pericolose | 19 08 13* | Pericoloso |
| Fanghi da altri trattamenti di acque reflue industriali | 19 08 14 | Non pericoloso, se ricorrono le relative condizioni |
*I codici sono riportati a titolo esemplificativo. L'EER corretto deve essere determinato caso per caso.
Particolare attenzione va quindi prestata ai fanghi delle lavanderie industriali. La presenza di detergenti, solventi o contaminanti provenienti dai tessuti può rendere necessaria una caratterizzazione più approfondita prima dell'avvio a recupero o smaltimento. Le voci 19 08 13* e 19 08 14 costituiscono, ad esempio, una coppia collegata alla presenza o meno di sostanze pericolose nei fanghi derivanti da determinati trattamenti di acque reflue industriali.
Uno degli errori più frequenti consiste nel considerare automaticamente le acque utilizzate durante il lavaggio come rifiuti liquidi.
Quando le acque reflue vengono convogliate attraverso un sistema di scarico autorizzato, la loro gestione rientra nella disciplina degli scarichi. Diversa è la situazione di liquidi o residui raccolti in contenitori e destinati a un impianto di trattamento come rifiuti: in quel caso entra in gioco la disciplina dei rifiuti.
Il quadro nazionale di riferimento è il D.Lgs. 152/2006 – Norme in materia ambientale, che disciplina sia la tutela delle acque sia la gestione dei rifiuti. In Lombardia, la documentazione regionale relativa alle tintolavanderie evidenzia inoltre specifici adempimenti autorizzativi per gli scarichi in determinate condizioni e per gli impianti a ciclo chiuso che effettuano pulizia a secco. Consulta la documentazione ufficiale di Regione Lombardia.
Il lavaggio a secco merita un'attenzione specifica perché i solventi utilizzati nel ciclo possono generare rifiuti pericolosi sia in forma liquida sia sotto forma di fanghi e residui solidi.
È quindi importante mantenere distinti i diversi flussi: solvente esausto, residuo di distillazione, filtri, assorbenti e imballaggi contaminati non devono essere raggruppati indiscriminatamente. La corretta separazione permette di mantenere sotto controllo la classificazione del rifiuto e di individuare l'impianto di destinazione appropriato.
Per le lavanderie che utilizzano solventi è utile approfondire anche gli aspetti relativi alle emissioni e alla gestione del ciclo del solvente nell'articolo di ARC Ambiente dedicato al Piano Gestione Solventi nelle lavanderie.
Un esempio concreto è rappresentato da un cliente operante nella zona di Rho, per il quale Arcobaleno Servizi Ambientali organizza periodicamente il ritiro e lo smaltimento dei rifiuti generati dall'attività di lavanderia.
I principali flussi gestiti sono solventi esausti, fanghi derivanti dalle lavorazioni e imballaggi contaminati.
La gestione periodica consente innanzitutto di mantenere separati i diversi rifiuti prodotti e di evitare accumuli disordinati. Arcobaleno verifica preliminarmente le caratteristiche dei materiali, individua con il cliente le modalità di confezionamento e deposito, procede all'omologazione dei rifiuti e programma i ritiri in funzione delle reali esigenze produttive della lavanderia.
Per il cliente il vantaggio è avere un unico interlocutore per flussi differenti, evitando di dover individuare separatamente trasportatori e impianti per solventi, fanghi e imballaggi.
Il Metodo Arcobaleno parte dall'analisi del processo e dei rifiuti effettivamente prodotti. Quando necessario viene effettuato un sopralluogo gratuito; seguono l'offerta, l'omologazione dei rifiuti e le eventuali analisi di caratterizzazione.
Dopo l'omologazione, il servizio viene programmato su appuntamento, concordando giorno e fascia oraria indicativa del ritiro, ed eseguito normalmente entro 10 giorni lavorativi dalla richiesta. L'obiettivo non è semplicemente ritirare il materiale, ma costruire una gestione continuativa e proporzionata alla produzione della lavanderia.
Arcobaleno può inoltre affiancare l'impresa sugli aspetti documentali e di compliance collegati alla gestione dei rifiuti, dalla classificazione EER alla tracciabilità, fino agli adempimenti RENTRI, registri, formulari, conservazione digitale e MUD quando applicabili.
Solventi, fanghi e imballaggi contaminati non dovrebbero essere gestiti come flussi indistinti. Una corretta gestione dei rifiuti delle lavanderie civili e industriali consente di ridurre il rischio di errori nella classificazione, organizzare meglio il deposito temporaneo e programmare con precisione il conferimento agli impianti autorizzati.
Se gestisci una lavanderia civile, industriale o una tintolavanderia e devi organizzare lo smaltimento di solventi, fanghi, filtri, imballaggi o altri rifiuti speciali, puoi richiedere ad ARC Ambiente – Arcobaleno Servizi Ambientali una valutazione del servizio e un'offerta personalizzata.
Dipende dal processo utilizzato. Possono essere prodotti solventi esausti, fanghi, residui di distillazione, filtri e assorbenti contaminati, imballaggi di detergenti e prodotti chimici e fanghi provenienti dal trattamento delle acque reflue.
Quando diventano rifiuti, molte tipologie di solventi e miscele di solventi rientrano in codici EER contrassegnati da asterisco, come 14 06 02* e 14 06 03*. Anche fanghi e residui solidi contenenti solventi possono essere pericolosi. La classificazione deve comunque essere effettuata sullo specifico rifiuto.
Non esiste un codice valido per tutte le lavanderie. Occorre individuare l'origine del fango, il processo che lo ha prodotto e l'eventuale presenza di sostanze pericolose. In determinati casi possono essere pertinenti, ad esempio, le voci 19 08 13* o 19 08 14, ma l'attribuzione deve essere verificata tecnicamente.
Non sempre. Se l'imballaggio contiene residui o è contaminato da sostanze pericolose può risultare pertinente il codice 15 01 10*. Un contenitore realmente non contaminato può invece ricadere in altre voci del capitolo 15, in funzione del materiale e delle condizioni effettive.
No. Le acque reflue convogliate attraverso uno scarico sono soggette alla disciplina degli scarichi. Un liquido raccolto e conferito come rifiuto segue invece la disciplina dei rifiuti. È quindi importante distinguere correttamente le due situazioni.
Sì. Il servizio può essere organizzato periodicamente in funzione delle quantità prodotte, come nel caso del cliente della zona di Rho presso il quale Arcobaleno gestisce solventi, fanghi e imballaggi.
Quando la situazione lo richiede, Arcobaleno può effettuare un sopralluogo gratuito e senza impegno per identificare i diversi flussi, verificare gli spazi disponibili e definire una soluzione di raccolta e smaltimento adeguata.
Contenuto redatto dall’Ufficio Ambientale ARC Ambiente
Revisione tecnica: Alessia Ferrari - Resp. Ufficio Ambiente e Logistica
Ultimo aggiornamento: 11 settembre 2026
La gestione del formulario rifiuti è stata interessata da un nuovo aggiornamento con il Decreto Direttoriale n. 210 del 31 luglio 2026. Il provvedimento, pubblicato sul portale RENTRI il 5 agosto 2026, aggiorna le istruzioni per la compilazione del Formulario di Identificazione del Rifiuto e del registro cronologico di carico e scarico.
Per le aziende che producono e gestiscono rifiuti si tratta di un aggiornamento importante, perché il corretto utilizzo del FIR rifiuti, sia cartaceo sia digitale, è fondamentale per garantire la tracciabilità dei rifiuti e rispettare gli adempimenti previsti dal RENTRI. Vediamo quindi cosa cambia e quali aspetti è importante conoscere.
Il D.D. 210/2026 è stato adottato ai sensi dell'articolo 21, comma 1, lettera d), del D.M. 4 aprile 2023, n. 59, e aggiorna le modalità di compilazione dei modelli previsti dagli articoli 4 e 5 dello stesso decreto. Il provvedimento riguarda quindi sia il registro cronologico di carico e scarico sia il formulario di identificazione del rifiuto.
L'aggiornamento si è reso necessario principalmente per rendere le istruzioni più coerenti con i chiarimenti forniti nel frattempo dal portale RENTRI e per rispondere alle problematiche e ai dubbi emersi nella fase di applicazione del nuovo sistema.
Le modifiche comprendono infatti l'allineamento delle istruzioni alle schede informative già pubblicate, la correzione di alcuni refusi e l'inserimento di indicazioni aggiuntive utili agli operatori. L'obiettivo è quindi rendere più chiara e uniforme la compilazione della documentazione prevista dal sistema di tracciabilità dei rifiuti.
Per le imprese questo significa prestare attenzione alle nuove istruzioni operative e verificare che le procedure utilizzate internamente siano aggiornate rispetto alla versione più recente della documentazione RENTRI.
Le novità più interessanti del D.D. 210/2026 riguardano le istruzioni per la compilazione del formulario identificazione rifiuto, contenute nell'Allegato 2 del decreto. Non si tratta quindi di una sostituzione del modello del FIR, ma di un aggiornamento delle indicazioni operative che devono essere seguite nella sua compilazione, anche alla luce dei chiarimenti pubblicati dal RENTRI nei mesi precedenti.
Tra gli aspetti che vengono meglio disciplinati rientrano alcune situazioni che possono verificarsi durante la gestione del formulario. Le nuove istruzioni tengono conto, ad esempio, delle modalità di compilazione del FIR in caso di microraccolta, della gestione del peso presunto e del peso verificato in partenza, delle indicazioni da riportare quando il rifiuto è in attesa di verifica analitica e delle modalità da seguire per la correzione del FIR. Si tratta di casistiche sulle quali il RENTRI aveva già pubblicato specifiche schede informative per rispondere ai dubbi degli operatori e che vengono ora recepite e coordinate nelle istruzioni aggiornate.
Un'attenzione specifica è inoltre dedicata alla sosta tecnica nel FIR digitale. Le nuove istruzioni prevedono la compilazione del campo 15 “sosta tecnica” secondo le modalità indicate al paragrafo 2.9 dell'Allegato 2; per la gestione dell'evento, il RENTRI ha inoltre chiarito le informazioni da riportare nel campo 17 “annotazioni”, come luogo di stazionamento, data e ora di inizio della sosta.
Le istruzioni aggiornate intervengono quindi soprattutto per rendere più chiaro come compilare il formulario rifiuti nelle situazioni operative meno immediate, riducendo il rischio di interpretazioni differenti tra produttore, trasportatore e destinatario.
Dopo l’aggiornamento introdotto dal D.D. 210/2026, le aziende devono verificare che le procedure utilizzate per la gestione dei rifiuti siano allineate alle nuove istruzioni di compilazione del FIR. È importante, in particolare, che il personale incaricato della gestione dei formulari utilizzi la documentazione aggiornata e sappia come comportarsi anche nelle casistiche operative specifiche disciplinate dalle nuove indicazioni.
Per la gestione del formulario rifiuti digitale, il RENTRI mette a disposizione diversi strumenti: l’Area Operatori, l’APP RENTRI FIR Digitale e i servizi API per l’interoperabilità con i software gestionali. Nel corso del 2026 queste funzionalità sono state oggetto di ulteriori aggiornamenti, anche per migliorare la gestione del FIR digitale e adeguare i servizi alle esigenze operative degli utenti.
Un aspetto da considerare riguarda anche il passaggio dal FIR cartaceo al FIR digitale. Dal 16 settembre 2026, con la conclusione del periodo transitorio, il FIR digitale diventa obbligatorio per gli operatori iscritti al RENTRI. Restano invece ferme le modalità previste per i produttori di rifiuti non soggetti all’obbligo di iscrizione, che possono continuare a gestire il FIR in formato cartaceo. Gli operatori iscritti coinvolti nella filiera – produttori, trasportatori e destinatari – devono pertanto essere organizzati per gestire correttamente il documento in formato digitale.
La progressiva digitalizzazione della gestione dei rifiuti rende sempre più importante avere procedure corrette e aggiornate. Un errore nella compilazione del FIR rifiuti può infatti compromettere la corretta tracciabilità della movimentazione e creare difficoltà in caso di controlli. Affidarsi a un professionista permette di affrontare più facilmente gli aggiornamenti normativi, verificare la corretta compilazione della documentazione e adeguare le procedure aziendali alle novità introdotte dal RENTRI.
Hai dubbi sulla compilazione del formulario rifiuti o sull'applicazione delle nuove istruzioni RENTRI? Contatta Arcobaleno Servizi per ricevere supporto nella gestione dei FIR e degli adempimenti legati alla tracciabilità dei rifiuti.
Lo smaltimento dei rifiuti da fotolitografia e industria fotografica richiede particolare attenzione perché molti dei liquidi utilizzati nei processi di sviluppo, fissaggio e trattamento delle immagini diventano, una volta esausti, rifiuti speciali pericolosi.
Soluzioni di sviluppo, bagni di fissaggio, prodotti utilizzati per le lastre offset, pellicole e materiali contenenti argento non possono essere considerati semplici acque di lavorazione. Devono essere identificati, separati e affidati a una filiera autorizzata, individuando il corretto codice EER e le modalità di raccolta e trasporto.
L'Elenco Europeo dei Rifiuti dedica infatti un intero capitolo, il capitolo 09, ai “rifiuti dell'industria fotografica”. La classificazione ufficiale è contenuta nella Decisione 2000/532/CE, come modificata dalla Decisione 2014/955/UE. Consulta l'Elenco Europeo dei Rifiuti su EUR-Lex
I processi fotografici e fotolitografici tradizionali impiegano diverse soluzioni chimiche. Una volta perse le caratteristiche necessarie alla lavorazione, queste diventano rifiuti e devono essere gestite separatamente.
Un caso particolarmente rilevante riguarda la fotolitografia utilizzata nella preparazione delle lastre per la stampa offset: l'Elenco Europeo prevede espressamente il codice 09 01 02* per le soluzioni acquose di sviluppo delle lastre offset.
Anche nell'industria fotografica, nella prestampa, nella radiografia tradizionale e in alcune applicazioni industriali possono essere prodotti liquidi di sviluppo e fissaggio, pellicole, carta fotografica e residui contenenti argento.
| Codice EER | Descrizione | Pericolosità |
|---|---|---|
| 09 01 01* | Soluzioni di sviluppo e soluzioni attivanti a base acquosa | Pericoloso |
| 09 01 02* | Soluzioni di sviluppo per lastre offset a base acquosa | Pericoloso |
| 09 01 03* | Soluzioni di sviluppo a base di solventi | Pericoloso |
| 09 01 04* | Soluzioni di fissaggio | Pericoloso |
| 09 01 05* | Soluzioni di lavaggio e di lavaggio del fissatore | Pericoloso |
| 09 01 06* | Rifiuti contenenti argento derivanti dal trattamento in loco di rifiuti fotografici | Pericoloso |
| 09 01 07 | Pellicole e carta fotografica contenenti argento o composti dell'argento | Non pericoloso |
| 09 01 08 | Pellicole e carta fotografica senza argento o composti dell'argento | Non pericoloso |
| 09 01 13* | Rifiuti liquidi acquosi derivanti dal recupero in loco dell'argento, diversi da 09 01 06 | Pericoloso |
| 09 01 99 | Rifiuti non specificati altrimenti | Da valutare |
L'asterisco identifica una voce classificata come pericolosa nell'Elenco Europeo dei Rifiuti.
I codici indicati non devono comunque essere attribuiti automaticamente soltanto sulla base del nome utilizzato in azienda. Il produttore è responsabile della classificazione e dell'attribuzione del pertinente codice EER, tenendo conto dell'origine e della composizione del rifiuto, principio ribadito anche dal Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica. Approfondisci il principio di classificazione sul sito del MASE
Lo smaltimento delle soluzioni di sviluppo e fissaggio costituisce uno dei problemi più frequenti nelle attività che utilizzano ancora processi fotografici o fotolitografici a umido.
Sviluppo e fissaggio svolgono funzioni differenti e presentano composizioni differenti: non è quindi corretto travasare automaticamente tutti i liquidi esausti nello stesso contenitore.
Le soluzioni di fissaggio utilizzate nei processi fotografici possono inoltre caricarsi di argento proveniente dal materiale trattato. Il recupero dell'argento dai rifiuti fotografici è una pratica industriale consolidata: anche il Joint Research Centre della Commissione europea descrive specifici trattamenti dei rifiuti fotografici liquidi finalizzati alla separazione e al recupero dell'argento. Consulta il documento tecnico del Joint Research Centre della Commissione europea
Separare correttamente i flussi può quindi essere importante non soltanto per la sicurezza e la conformità, ma anche per permettere all'impianto di adottare la destinazione di recupero o trattamento più appropriata.
Un errore possibile è attribuire automaticamente un codice 09 a qualsiasi rifiuto prodotto da una tipografia.
L'Elenco Europeo classifica invece i rifiuti principalmente in funzione della loro origine e del processo che li ha generati. Il capitolo 09 riguarda specificamente i rifiuti dell'industria fotografica e comprende, tra gli altri, quelli derivanti dallo sviluppo delle lastre offset.
Inchiostri esausti, solventi di lavaggio, imballaggi contaminati, stracci, filtri o altri residui prodotti nelle successive fasi di stampa possono appartenere ad altri capitoli EER.
Per questo la classificazione deve partire dal processo: prestampa, sviluppo della lastra, stampa, pulizia degli impianti, manutenzione e gestione degli imballaggi possono produrre rifiuti differenti.
Il D.Lgs. 152/2006 disciplina la classificazione e la gestione dei rifiuti speciali e attribuisce al produttore e al detentore precise responsabilità lungo la filiera. Consulta l'articolo 184 del D.Lgs. 152/2006 su Normattiva
I liquidi fotografici esausti devono essere mantenuti in contenitori compatibili con il rifiuto, integri, chiusi e correttamente identificati, evitando miscelazioni non preventivamente valutate.
In particolare è opportuno:
Il deposito temporaneo prima della raccolta è disciplinato dall'articolo 185-bis del D.Lgs. 152/2006.
Un esempio concreto riguarda un cliente della provincia di Biella che genera periodicamente soluzioni esauste derivanti dal proprio processo: soluzioni di sviluppo e soluzioni di fissaggio.
La produzione non giustifica interventi continui, ma richiede una gestione organizzata nel tempo. ARC Ambiente ha quindi impostato un servizio periodico nel quale i due flussi vengono mantenuti distinti e identificati.
Quando i quantitativi raggiungono il livello concordato, Arcobaleno Servizi Ambientali organizza il ritiro e il conferimento presso gli impianti individuati, verificando preventivamente classificazione, omologa e condizioni di accettazione.
In questo modo il cliente dispone di un unico interlocutore per la gestione ricorrente dei rifiuti fotolitografici, senza dover ricercare ogni volta trasportatori, impianti e soluzioni differenti.
Il caso mostra anche un aspetto importante: per attività che generano con continuità piccoli o medi quantitativi di liquidi fotografici, una raccolta programmata è spesso più efficiente rispetto alla gestione del problema soltanto quando i contenitori sono ormai pieni.
ARC Ambiente – Arcobaleno Servizi Ambientali organizza il servizio partendo dall'identificazione del rifiuto e non semplicemente dalla richiesta di un mezzo.
Il percorso può comprendere analisi preliminare del processo produttivo → raccolta di SDS e documentazione → individuazione del codice EER → eventuale sopralluogo gratuito → offerta → omologazione presso l'impianto → eventuali analisi → programmazione del ritiro → trasporto e conferimento → gestione documentale.
Quando il rifiuto è stato omologato, Arcobaleno può concordare con il cliente giorno e fascia oraria indicativa del ritiro, con programmazione ed esecuzione del servizio entro 10 giorni lavorativi dalla richiesta.
Per le aziende che necessitano di un'assistenza continuativa il supporto può inoltre estendersi, in funzione degli obblighi applicabili, alla gestione di registri cronologici, RENTRI, formulari, conservazione digitale e MUD. Il portale ufficiale RENTRI pubblica e aggiorna le istruzioni operative per registri e FIR. Consulta le istruzioni ufficiali RENTRI
Se la tua azienda produce rifiuti da fotolitografia, soluzioni di sviluppo per lastre offset, bagni di fissaggio, liquidi fotografici esausti, pellicole o altri residui dell'industria fotografica, ARC Ambiente può valutare il flusso e organizzare una soluzione di raccolta e smaltimento costruita sulle reali esigenze produttive.
Per predisporre un'offerta sono particolarmente utili la descrizione del processo, il codice EER eventualmente già utilizzato, SDS dei prodotti originari, fotografie dei contenitori, quantità disponibili e frequenza con cui il rifiuto viene prodotto.
Contatta ARC Ambiente – Arcobaleno Servizi Ambientali e richiedi un'offerta per lo smaltimento dei rifiuti da fotolitografia e industria fotografica.
Dipende dal processo. Le soluzioni di sviluppo e attivanti a base acquosa sono identificate dal codice 09 01 01*, mentre le soluzioni di sviluppo per lastre offset a base acquosa rientrano nella voce 09 01 02*. Entrambe sono voci pericolose.
L'Elenco Europeo attribuisce alle soluzioni di fissaggio il codice EER 09 01 04*. L'asterisco indica che si tratta di un rifiuto pericoloso.
Non devono essere miscelati automaticamente. Si tratta di flussi differenti e la compatibilità deve essere valutata prima dell'eventuale miscelazione. In assenza di una valutazione specifica è preferibile mantenerli separati.
Sì. Nei processi fotografici tradizionali il fissaggio può contenere argento proveniente dal materiale trattato. Esistono infatti specifiche tecnologie di trattamento finalizzate al recupero dell'argento dai rifiuti fotografici liquidi.
Non necessariamente. L'EER distingue le pellicole e la carta contenenti argento o composti dell'argento, codice 09 01 07, da quelle prive di argento, 09 01 08; entrambe le voci non sono contrassegnate dall'asterisco nell'Elenco. La classificazione concreta deve comunque corrispondere al rifiuto effettivamente prodotto.
Dipende dalle caratteristiche dell'impresa e dai rifiuti prodotti. I produttori di rifiuti pericolosi rientrano tra i soggetti per i quali la normativa prevede l'iscrizione al RENTRI secondo le relative tempistiche e modalità.
Sì. Per aziende che producono regolarmente soluzioni di sviluppo, fissaggio o altri rifiuti speciali è possibile strutturare un servizio periodico, evitando di dover organizzare ogni singolo smaltimento da zero e mantenendo nel tempo una gestione più ordinata e prevedibile.
Contenuto redatto dall’Ufficio Ambientale ARC Ambiente
Revisione tecnica: Alessia Ferrari - Resp. Ufficio Ambiente e Logistica
Ultimo aggiornamento: 10 settembre 2026
