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Servizi di smaltimento dei rifiuti a Milano e provincia

Arcobaleno Servizi Ambientali offre un supporto completo, dalla prime analisi fino alla movimentazione dei rifiuti, garantendo assistenza burocratica e consulenza specializzata per una gestione sicura ed efficiente di rifiuti pericolosi e non pericolosi.

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Il servizio di smaltimento rifiuti a Milano e provincia garantisce sicurezza e conformità normativa in ogni fase: dalla verifica dei codici fino alla movimentazione verso impianti autorizzati, con l’utilizzo di contenitori omologati e il supporto di operatori qualificati.

Sgombero

Il servizio di sgombero locali industriali a Milano e provincia libera gli spazi da materiali indesiderati e rifiuti, pericolosi e non. Dopo la rimozione, ci occupiamo della pulizia e della riqualificazione dell’ambiente, assicurando il corretto smaltimento e il pieno rispetto delle normative.

Consulenza

Il servizio di consulenza per la gestione dei rifiuti a Milano e provincia supporta le aziende in ogni aspetto operativo e normativo. Dalla valutazione delle giacenze alla compilazione del MUD fino alla redazione del Piano di Gestione Solventi, ci occupiamo della gestione burocratica garantendo la massima conformità e tracciabilità.

Raccolta rifiuti a Milano e provincia

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Siamo attrezzati per gestire colli, rifiuti sfusi e liquidi in cisterna, garantendo interventi efficaci e sicuri. I nostri veicoli, sottoposti a regolari controlli, sono guidati da autisti qualificati che assicurano il rispetto delle normative ambientali.

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Grazie alle nostre autorizzazioni per il trasporto e lo smaltimento di rifiuti a Milano e in tutta Italia, rilasciate dall’Albo Nazionale Gestori Ambientali, garantiamo la massima conformità alle normative vigenti e la sicurezza nell’esecuzione dei nostri servizi.

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  • I rifiuti delle lavanderie civili e industriali: gestione e smaltimento

    Lo smaltimento dei rifiuti delle lavanderie richiede attenzione perché dietro un'attività apparentemente semplice come il lavaggio di tessuti possono nascondersi flussi di rifiuti molto diversi tra loro. Una lavanderia ad acqua, una lavanderia industriale che tratta grandi quantitativi di biancheria e una pulitintolavanderia che effettua lavaggio a secco non producono infatti gli stessi rifiuti.

    Accanto agli imballaggi di detergenti e prodotti chimici possono essere presenti solventi esausti, fanghi, residui di distillazione, filtri e materiali assorbenti contaminati, alcuni dei quali classificabili come rifiuti pericolosi.

    Per questo motivo una corretta gestione deve partire dall'analisi del processo produttivo e dalla classificazione dei singoli flussi, evitando di attribuire un codice EER semplicemente sulla base del nome commerciale del prodotto o dell'attività svolta.

    Quali rifiuti producono le lavanderie civili e industriali?

    Nelle lavanderie civili, che operano prevalentemente mediante lavaggio ad acqua, i flussi più ricorrenti derivano dall'utilizzo di detergenti, additivi, sbiancanti, prodotti per il trattamento dei tessuti e relativi imballaggi. Nelle strutture di maggiori dimensioni possono inoltre formarsi fanghi e residui provenienti dagli eventuali sistemi di trattamento delle acque.

    Le lavanderie industriali possono gestire volumi sensibilmente superiori e tessuti provenienti da alberghi, ristorazione, industria, strutture sanitarie, officine o altri cicli produttivi. La composizione dello sporco presente sui tessuti può quindi incidere anche sulle caratteristiche dei residui prodotti.

    Un'ulteriore categoria è rappresentata dalle lavanderie e tintolavanderie che effettuano lavaggio a secco mediante solventi. In questo caso possono essere generati solventi esausti, residui della distillazione, fanghi, filtri contaminati e imballaggi contenenti residui di sostanze pericolose.

    L'Elenco Europeo dei Rifiuti contiene specifiche voci per solventi, fanghi e materiali contaminati; i codici contrassegnati da asterisco identificano rifiuti pericolosi. Il riferimento ufficiale è l'Elenco Europeo dei Rifiuti su EUR-Lex.

    Rifiuti delle lavanderie: esempi di codici EER

    La tabella seguente riporta alcuni codici potenzialmente ricorrenti, ma non deve essere utilizzata per attribuire automaticamente il codice a un rifiuto. La classificazione deve sempre essere verificata in funzione dell'origine, del processo che ha generato il rifiuto e della sua composizione, secondo i criteri richiamati anche dalle Linee guida SNPA sulla classificazione dei rifiuti pubblicate da ISPRA.

     

    Tipologia di rifiutoPossibile codice EER*Indicazione
    Solventi alogenati e miscele di solventi14 06 02*

    Pericoloso

    Altri solventi e miscele di solventi14 06 03*

    Pericoloso

    Fanghi o residui solidi contenenti solventi alogenati14 06 04*

    Pericoloso

    Fanghi o residui solidi contenenti altri solventi14 06 05*

    Pericoloso

    Imballaggi contaminati da sostanze pericolose15 01 10*

    Pericoloso

    Filtri, assorbenti, stracci o DPI contaminati15 02 02*        

    Pericoloso

    Fanghi da trattamento di acque reflue industriali contenenti sostanze pericolose         19 08 13*

    Pericoloso

    Fanghi da altri trattamenti di acque reflue industriali19 08 14

    Non pericoloso, se ricorrono le relative condizioni

     

    *I codici sono riportati a titolo esemplificativo. L'EER corretto deve essere determinato caso per caso.

    Particolare attenzione va quindi prestata ai fanghi delle lavanderie industriali. La presenza di detergenti, solventi o contaminanti provenienti dai tessuti può rendere necessaria una caratterizzazione più approfondita prima dell'avvio a recupero o smaltimento. Le voci 19 08 13* e 19 08 14 costituiscono, ad esempio, una coppia collegata alla presenza o meno di sostanze pericolose nei fanghi derivanti da determinati trattamenti di acque reflue industriali.

    Acque di lavaggio e rifiuti liquidi non sono la stessa cosa

    Uno degli errori più frequenti consiste nel considerare automaticamente le acque utilizzate durante il lavaggio come rifiuti liquidi.

    Quando le acque reflue vengono convogliate attraverso un sistema di scarico autorizzato, la loro gestione rientra nella disciplina degli scarichi. Diversa è la situazione di liquidi o residui raccolti in contenitori e destinati a un impianto di trattamento come rifiuti: in quel caso entra in gioco la disciplina dei rifiuti.

    Il quadro nazionale di riferimento è il D.Lgs. 152/2006 – Norme in materia ambientale, che disciplina sia la tutela delle acque sia la gestione dei rifiuti. In Lombardia, la documentazione regionale relativa alle tintolavanderie evidenzia inoltre specifici adempimenti autorizzativi per gli scarichi in determinate condizioni e per gli impianti a ciclo chiuso che effettuano pulizia a secco. Consulta la documentazione ufficiale di Regione Lombardia.

    Solventi e lavanderie a secco: un flusso da gestire con particolare attenzione

    Il lavaggio a secco merita un'attenzione specifica perché i solventi utilizzati nel ciclo possono generare rifiuti pericolosi sia in forma liquida sia sotto forma di fanghi e residui solidi.

    È quindi importante mantenere distinti i diversi flussi: solvente esausto, residuo di distillazione, filtri, assorbenti e imballaggi contaminati non devono essere raggruppati indiscriminatamente. La corretta separazione permette di mantenere sotto controllo la classificazione del rifiuto e di individuare l'impianto di destinazione appropriato.

    Per le lavanderie che utilizzano solventi è utile approfondire anche gli aspetti relativi alle emissioni e alla gestione del ciclo del solvente nell'articolo di ARC Ambiente dedicato al Piano Gestione Solventi nelle lavanderie.

    Caso pratico: gestione dei rifiuti di una lavanderia nella zona di Rho

    Un esempio concreto è rappresentato da un cliente operante nella zona di Rho, per il quale Arcobaleno Servizi Ambientali organizza periodicamente il ritiro e lo smaltimento dei rifiuti generati dall'attività di lavanderia.

    I principali flussi gestiti sono solventi esausti, fanghi derivanti dalle lavorazioni e imballaggi contaminati.

    La gestione periodica consente innanzitutto di mantenere separati i diversi rifiuti prodotti e di evitare accumuli disordinati. Arcobaleno verifica preliminarmente le caratteristiche dei materiali, individua con il cliente le modalità di confezionamento e deposito, procede all'omologazione dei rifiuti e programma i ritiri in funzione delle reali esigenze produttive della lavanderia.

    Per il cliente il vantaggio è avere un unico interlocutore per flussi differenti, evitando di dover individuare separatamente trasportatori e impianti per solventi, fanghi e imballaggi.

    Come opera Arcobaleno nella gestione dei rifiuti delle lavanderie

    Il Metodo Arcobaleno parte dall'analisi del processo e dei rifiuti effettivamente prodotti. Quando necessario viene effettuato un sopralluogo gratuito; seguono l'offerta, l'omologazione dei rifiuti e le eventuali analisi di caratterizzazione.

    Dopo l'omologazione, il servizio viene programmato su appuntamento, concordando giorno e fascia oraria indicativa del ritiro, ed eseguito normalmente entro 10 giorni lavorativi dalla richiesta. L'obiettivo non è semplicemente ritirare il materiale, ma costruire una gestione continuativa e proporzionata alla produzione della lavanderia.

    Arcobaleno può inoltre affiancare l'impresa sugli aspetti documentali e di compliance collegati alla gestione dei rifiuti, dalla classificazione EER alla tracciabilità, fino agli adempimenti RENTRI, registri, formulari, conservazione digitale e MUD quando applicabili.

    Smaltimento rifiuti lavanderie: richiedi una valutazione

    Solventi, fanghi e imballaggi contaminati non dovrebbero essere gestiti come flussi indistinti. Una corretta gestione dei rifiuti delle lavanderie civili e industriali consente di ridurre il rischio di errori nella classificazione, organizzare meglio il deposito temporaneo e programmare con precisione il conferimento agli impianti autorizzati.

    Se gestisci una lavanderia civile, industriale o una tintolavanderia e devi organizzare lo smaltimento di solventi, fanghi, filtri, imballaggi o altri rifiuti speciali, puoi richiedere ad ARC Ambiente – Arcobaleno Servizi Ambientali una valutazione del servizio e un'offerta personalizzata.

    FAQ – Rifiuti delle lavanderie civili e industriali

    Quali sono i principali rifiuti prodotti da una lavanderia industriale?

    Dipende dal processo utilizzato. Possono essere prodotti solventi esausti, fanghi, residui di distillazione, filtri e assorbenti contaminati, imballaggi di detergenti e prodotti chimici e fanghi provenienti dal trattamento delle acque reflue.

    I solventi utilizzati nelle lavanderie sono rifiuti pericolosi?

    Quando diventano rifiuti, molte tipologie di solventi e miscele di solventi rientrano in codici EER contrassegnati da asterisco, come 14 06 02* e 14 06 03*. Anche fanghi e residui solidi contenenti solventi possono essere pericolosi. La classificazione deve comunque essere effettuata sullo specifico rifiuto.

    Qual è il codice EER dei fanghi di una lavanderia?

    Non esiste un codice valido per tutte le lavanderie. Occorre individuare l'origine del fango, il processo che lo ha prodotto e l'eventuale presenza di sostanze pericolose. In determinati casi possono essere pertinenti, ad esempio, le voci 19 08 13* o 19 08 14, ma l'attribuzione deve essere verificata tecnicamente.

    Gli imballaggi dei detergenti possono essere smaltiti come normali imballaggi?

    Non sempre. Se l'imballaggio contiene residui o è contaminato da sostanze pericolose può risultare pertinente il codice 15 01 10*. Un contenitore realmente non contaminato può invece ricadere in altre voci del capitolo 15, in funzione del materiale e delle condizioni effettive.

    L'acqua di lavaggio è sempre un rifiuto?

    No. Le acque reflue convogliate attraverso uno scarico sono soggette alla disciplina degli scarichi. Un liquido raccolto e conferito come rifiuto segue invece la disciplina dei rifiuti. È quindi importante distinguere correttamente le due situazioni.

    Arcobaleno può effettuare ritiri periodici presso una lavanderia?

    Sì. Il servizio può essere organizzato periodicamente in funzione delle quantità prodotte, come nel caso del cliente della zona di Rho presso il quale Arcobaleno gestisce solventi, fanghi e imballaggi.

    È possibile richiedere un sopralluogo prima del preventivo?

    Quando la situazione lo richiede, Arcobaleno può effettuare un sopralluogo gratuito e senza impegno per identificare i diversi flussi, verificare gli spazi disponibili e definire una soluzione di raccolta e smaltimento adeguata.

     

    Contenuto redatto dall’Ufficio Ambientale ARC Ambiente

    Revisione tecnica: Alessia Ferrari - Resp. Ufficio Ambiente e Logistica

    Ultimo aggiornamento: 11 settembre 2026

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  • Formulario rifiuti: cosa cambia con le nuove istruzioni RENTRI del D.D. 210/2026

    La gestione del formulario rifiuti è stata interessata da un nuovo aggiornamento con il Decreto Direttoriale n. 210 del 31 luglio 2026. Il provvedimento, pubblicato sul portale RENTRI il 5 agosto 2026, aggiorna le istruzioni per la compilazione del Formulario di Identificazione del Rifiuto e del registro cronologico di carico e scarico.
    Per le aziende che producono e gestiscono rifiuti si tratta di un aggiornamento importante, perché il corretto utilizzo del FIR rifiuti, sia cartaceo sia digitale, è fondamentale per garantire la tracciabilità dei rifiuti e rispettare gli adempimenti previsti dal RENTRI. Vediamo quindi cosa cambia e quali aspetti è importante conoscere.

    D.D. 210/2026: perché sono state aggiornate le istruzioni per il formulario rifiuti

    Il D.D. 210/2026 è stato adottato ai sensi dell'articolo 21, comma 1, lettera d), del D.M. 4 aprile 2023, n. 59, e aggiorna le modalità di compilazione dei modelli previsti dagli articoli 4 e 5 dello stesso decreto. Il provvedimento riguarda quindi sia il registro cronologico di carico e scarico sia il formulario di identificazione del rifiuto.
    L'aggiornamento si è reso necessario principalmente per rendere le istruzioni più coerenti con i chiarimenti forniti nel frattempo dal portale RENTRI e per rispondere alle problematiche e ai dubbi emersi nella fase di applicazione del nuovo sistema.
    Le modifiche comprendono infatti l'allineamento delle istruzioni alle schede informative già pubblicate, la correzione di alcuni refusi e l'inserimento di indicazioni aggiuntive utili agli operatori. L'obiettivo è quindi rendere più chiara e uniforme la compilazione della documentazione prevista dal sistema di tracciabilità dei rifiuti.
    Per le imprese questo significa prestare attenzione alle nuove istruzioni operative e verificare che le procedure utilizzate internamente siano aggiornate rispetto alla versione più recente della documentazione RENTRI.

    Formulario identificazione rifiuto: quali indicazioni cambiano nella compilazione

    Le novità più interessanti del D.D. 210/2026 riguardano le istruzioni per la compilazione del formulario identificazione rifiuto, contenute nell'Allegato 2 del decreto. Non si tratta quindi di una sostituzione del modello del FIR, ma di un aggiornamento delle indicazioni operative che devono essere seguite nella sua compilazione, anche alla luce dei chiarimenti pubblicati dal RENTRI nei mesi precedenti.
    Tra gli aspetti che vengono meglio disciplinati rientrano alcune situazioni che possono verificarsi durante la gestione del formulario. Le nuove istruzioni tengono conto, ad esempio, delle modalità di compilazione del FIR in caso di microraccolta, della gestione del peso presunto e del peso verificato in partenza, delle indicazioni da riportare quando il rifiuto è in attesa di verifica analitica e delle modalità da seguire per la correzione del FIR. Si tratta di casistiche sulle quali il RENTRI aveva già pubblicato specifiche schede informative per rispondere ai dubbi degli operatori e che vengono ora recepite e coordinate nelle istruzioni aggiornate.
    Un'attenzione specifica è inoltre dedicata alla sosta tecnica nel FIR digitale. Le nuove istruzioni prevedono la compilazione del campo 15 “sosta tecnica” secondo le modalità indicate al paragrafo 2.9 dell'Allegato 2; per la gestione dell'evento, il RENTRI ha inoltre chiarito le informazioni da riportare nel campo 17 “annotazioni”, come luogo di stazionamento, data e ora di inizio della sosta.

    Le istruzioni aggiornate intervengono quindi soprattutto per rendere più chiaro come compilare il formulario rifiuti nelle situazioni operative meno immediate, riducendo il rischio di interpretazioni differenti tra produttore, trasportatore e destinatario. 

    Come gestire correttamente il formulario rifiuti dopo le novità RENTRI

    Dopo l’aggiornamento introdotto dal D.D. 210/2026, le aziende devono verificare che le procedure utilizzate per la gestione dei rifiuti siano allineate alle nuove istruzioni di compilazione del FIR. È importante, in particolare, che il personale incaricato della gestione dei formulari utilizzi la documentazione aggiornata e sappia come comportarsi anche nelle casistiche operative specifiche disciplinate dalle nuove indicazioni.
    Per la gestione del formulario rifiuti digitale, il RENTRI mette a disposizione diversi strumenti: l’Area Operatori, l’APP RENTRI FIR Digitale e i servizi API per l’interoperabilità con i software gestionali. Nel corso del 2026 queste funzionalità sono state oggetto di ulteriori aggiornamenti, anche per migliorare la gestione del FIR digitale e adeguare i servizi alle esigenze operative degli utenti.

    Un aspetto da considerare riguarda anche il passaggio dal FIR cartaceo al FIR digitale. Dal 16 settembre 2026, con la conclusione del periodo transitorio, il FIR digitale diventa obbligatorio per gli operatori iscritti al RENTRI. Restano invece ferme le modalità previste per i produttori di rifiuti non soggetti all’obbligo di iscrizione, che possono continuare a gestire il FIR in formato cartaceo. Gli operatori iscritti coinvolti nella filiera – produttori, trasportatori e destinatari – devono pertanto essere organizzati per gestire correttamente il documento in formato digitale. 

    Affidarsi a un supporto professionale per la gestione dei FIR

    La progressiva digitalizzazione della gestione dei rifiuti rende sempre più importante avere procedure corrette e aggiornate. Un errore nella compilazione del FIR rifiuti può infatti compromettere la corretta tracciabilità della movimentazione e creare difficoltà in caso di controlli. Affidarsi a un professionista permette di affrontare più facilmente gli aggiornamenti normativi, verificare la corretta compilazione della documentazione e adeguare le procedure aziendali alle novità introdotte dal RENTRI.

     

    Hai dubbi sulla compilazione del formulario rifiuti o sull'applicazione delle nuove istruzioni RENTRIContatta Arcobaleno Servizi per ricevere supporto nella gestione dei FIR e degli adempimenti legati alla tracciabilità dei rifiuti.

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  • Smaltimento rifiuti da fotolitografia e industria fotografica

    Lo smaltimento dei rifiuti da fotolitografia e industria fotografica richiede particolare attenzione perché molti dei liquidi utilizzati nei processi di sviluppo, fissaggio e trattamento delle immagini diventano, una volta esausti, rifiuti speciali pericolosi.

    Soluzioni di sviluppo, bagni di fissaggio, prodotti utilizzati per le lastre offset, pellicole e materiali contenenti argento non possono essere considerati semplici acque di lavorazione. Devono essere identificati, separati e affidati a una filiera autorizzata, individuando il corretto codice EER e le modalità di raccolta e trasporto.

    L'Elenco Europeo dei Rifiuti dedica infatti un intero capitolo, il capitolo 09, ai “rifiuti dell'industria fotografica”. La classificazione ufficiale è contenuta nella Decisione 2000/532/CE, come modificata dalla Decisione 2014/955/UE. Consulta l'Elenco Europeo dei Rifiuti su EUR-Lex

    Quali rifiuti produce la fotolitografia?

    I processi fotografici e fotolitografici tradizionali impiegano diverse soluzioni chimiche. Una volta perse le caratteristiche necessarie alla lavorazione, queste diventano rifiuti e devono essere gestite separatamente.

    Un caso particolarmente rilevante riguarda la fotolitografia utilizzata nella preparazione delle lastre per la stampa offset: l'Elenco Europeo prevede espressamente il codice 09 01 02* per le soluzioni acquose di sviluppo delle lastre offset.

    Anche nell'industria fotografica, nella prestampa, nella radiografia tradizionale e in alcune applicazioni industriali possono essere prodotti liquidi di sviluppo e fissaggio, pellicole, carta fotografica e residui contenenti argento.

    Principali codici EER dei rifiuti fotografici e fotolitografici

     

    Codice EERDescrizionePericolosità
    09 01 01*Soluzioni di sviluppo e soluzioni attivanti a base acquosaPericoloso
    09 01 02*Soluzioni di sviluppo per lastre offset a base acquosaPericoloso
    09 01 03*Soluzioni di sviluppo a base di solventiPericoloso
    09 01 04*Soluzioni di fissaggioPericoloso
    09 01 05*Soluzioni di lavaggio e di lavaggio del fissatorePericoloso
    09 01 06*Rifiuti contenenti argento derivanti dal trattamento in loco di rifiuti fotografici               Pericoloso
    09 01 07Pellicole e carta fotografica contenenti argento o composti dell'argentoNon pericoloso
    09 01 08Pellicole e carta fotografica senza argento o composti dell'argentoNon pericoloso
    09 01 13*Rifiuti liquidi acquosi derivanti dal recupero in loco dell'argento, diversi da 09 01 06Pericoloso
    09 01 99      Rifiuti non specificati altrimentiDa valutare

     

    L'asterisco identifica una voce classificata come pericolosa nell'Elenco Europeo dei Rifiuti.

    I codici indicati non devono comunque essere attribuiti automaticamente soltanto sulla base del nome utilizzato in azienda. Il produttore è responsabile della classificazione e dell'attribuzione del pertinente codice EER, tenendo conto dell'origine e della composizione del rifiuto, principio ribadito anche dal Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica. Approfondisci il principio di classificazione sul sito del MASE

    Soluzioni di sviluppo e fissaggio: perché devono essere raccolte separatamente

    Lo smaltimento delle soluzioni di sviluppo e fissaggio costituisce uno dei problemi più frequenti nelle attività che utilizzano ancora processi fotografici o fotolitografici a umido.

    Sviluppo e fissaggio svolgono funzioni differenti e presentano composizioni differenti: non è quindi corretto travasare automaticamente tutti i liquidi esausti nello stesso contenitore.

    Le soluzioni di fissaggio utilizzate nei processi fotografici possono inoltre caricarsi di argento proveniente dal materiale trattato. Il recupero dell'argento dai rifiuti fotografici è una pratica industriale consolidata: anche il Joint Research Centre della Commissione europea descrive specifici trattamenti dei rifiuti fotografici liquidi finalizzati alla separazione e al recupero dell'argento. Consulta il documento tecnico del Joint Research Centre della Commissione europea

    Separare correttamente i flussi può quindi essere importante non soltanto per la sicurezza e la conformità, ma anche per permettere all'impianto di adottare la destinazione di recupero o trattamento più appropriata.

    Attenzione: non tutti i rifiuti della stampa appartengono al capitolo 09

    Un errore possibile è attribuire automaticamente un codice 09 a qualsiasi rifiuto prodotto da una tipografia.

    L'Elenco Europeo classifica invece i rifiuti principalmente in funzione della loro origine e del processo che li ha generati. Il capitolo 09 riguarda specificamente i rifiuti dell'industria fotografica e comprende, tra gli altri, quelli derivanti dallo sviluppo delle lastre offset.

    Inchiostri esausti, solventi di lavaggio, imballaggi contaminati, stracci, filtri o altri residui prodotti nelle successive fasi di stampa possono appartenere ad altri capitoli EER.

    Per questo la classificazione deve partire dal processo: prestampa, sviluppo della lastra, stampa, pulizia degli impianti, manutenzione e gestione degli imballaggi possono produrre rifiuti differenti.

    Il D.Lgs. 152/2006 disciplina la classificazione e la gestione dei rifiuti speciali e attribuisce al produttore e al detentore precise responsabilità lungo la filiera. Consulta l'articolo 184 del D.Lgs. 152/2006 su Normattiva

    Come conservare i rifiuti fotolitografici prima del ritiro

    I liquidi fotografici esausti devono essere mantenuti in contenitori compatibili con il rifiuto, integri, chiusi e correttamente identificati, evitando miscelazioni non preventivamente valutate.

    In particolare è opportuno:

    • mantenere separati sviluppo, fissaggio e altri bagni esausti;
    • indicare chiaramente il contenuto di ogni recipiente;
    • evitare contenitori deteriorati o con precedenti etichette discordanti;
    • utilizzare sistemi di contenimento adeguati in caso di perdite;
    • conservare SDS, schede tecniche e informazioni sul processo che ha generato il rifiuto;
    • verificare separatamente l'eventuale classificazione ADR per il trasporto.

    Il deposito temporaneo prima della raccolta è disciplinato dall'articolo 185-bis del D.Lgs. 152/2006.

    Caso pratico: ritiro periodico di sviluppo e fissaggio in provincia di Biella

    Un esempio concreto riguarda un cliente della provincia di Biella che genera periodicamente soluzioni esauste derivanti dal proprio processo: soluzioni di sviluppo e soluzioni di fissaggio.

    La produzione non giustifica interventi continui, ma richiede una gestione organizzata nel tempo. ARC Ambiente ha quindi impostato un servizio periodico nel quale i due flussi vengono mantenuti distinti e identificati.

    Quando i quantitativi raggiungono il livello concordato, Arcobaleno Servizi Ambientali organizza il ritiro e il conferimento presso gli impianti individuati, verificando preventivamente classificazione, omologa e condizioni di accettazione.

    In questo modo il cliente dispone di un unico interlocutore per la gestione ricorrente dei rifiuti fotolitografici, senza dover ricercare ogni volta trasportatori, impianti e soluzioni differenti.

    Il caso mostra anche un aspetto importante: per attività che generano con continuità piccoli o medi quantitativi di liquidi fotografici, una raccolta programmata è spesso più efficiente rispetto alla gestione del problema soltanto quando i contenitori sono ormai pieni.

    Il Metodo ARC Ambiente per lo smaltimento dei rifiuti da fotolitografia

    ARC Ambiente – Arcobaleno Servizi Ambientali organizza il servizio partendo dall'identificazione del rifiuto e non semplicemente dalla richiesta di un mezzo.

    Il percorso può comprendere analisi preliminare del processo produttivo → raccolta di SDS e documentazione → individuazione del codice EER → eventuale sopralluogo gratuitooffertaomologazione presso l'impiantoeventuali analisi → programmazione del ritiro → trasporto e conferimentogestione documentale.

    Quando il rifiuto è stato omologato, Arcobaleno può concordare con il cliente giorno e fascia oraria indicativa del ritiro, con programmazione ed esecuzione del servizio entro 10 giorni lavorativi dalla richiesta.

    Per le aziende che necessitano di un'assistenza continuativa il supporto può inoltre estendersi, in funzione degli obblighi applicabili, alla gestione di registri cronologici, RENTRI, formulari, conservazione digitale e MUD. Il portale ufficiale RENTRI pubblica e aggiorna le istruzioni operative per registri e FIR. Consulta le istruzioni ufficiali RENTRI

    Devi smaltire soluzioni di sviluppo, fissaggio o altri rifiuti fotografici?

    Se la tua azienda produce rifiuti da fotolitografia, soluzioni di sviluppo per lastre offset, bagni di fissaggio, liquidi fotografici esausti, pellicole o altri residui dell'industria fotografica, ARC Ambiente può valutare il flusso e organizzare una soluzione di raccolta e smaltimento costruita sulle reali esigenze produttive.

    Per predisporre un'offerta sono particolarmente utili la descrizione del processo, il codice EER eventualmente già utilizzato, SDS dei prodotti originari, fotografie dei contenitori, quantità disponibili e frequenza con cui il rifiuto viene prodotto.

    Contatta ARC Ambiente – Arcobaleno Servizi Ambientali e richiedi un'offerta per lo smaltimento dei rifiuti da fotolitografia e industria fotografica.

    FAQ – Smaltimento rifiuti da fotolitografia e industria fotografica

    Qual è il codice EER delle soluzioni di sviluppo?

    Dipende dal processo. Le soluzioni di sviluppo e attivanti a base acquosa sono identificate dal codice 09 01 01*, mentre le soluzioni di sviluppo per lastre offset a base acquosa rientrano nella voce 09 01 02*. Entrambe sono voci pericolose.

    Qual è il codice EER delle soluzioni di fissaggio?

    L'Elenco Europeo attribuisce alle soluzioni di fissaggio il codice EER 09 01 04*. L'asterisco indica che si tratta di un rifiuto pericoloso.

    Sviluppo e fissaggio possono essere messi nello stesso contenitore?

    Non devono essere miscelati automaticamente. Si tratta di flussi differenti e la compatibilità deve essere valutata prima dell'eventuale miscelazione. In assenza di una valutazione specifica è preferibile mantenerli separati.

    Le soluzioni di fissaggio possono contenere argento?

    Sì. Nei processi fotografici tradizionali il fissaggio può contenere argento proveniente dal materiale trattato. Esistono infatti specifiche tecnologie di trattamento finalizzate al recupero dell'argento dai rifiuti fotografici liquidi.

    Le pellicole fotografiche sono rifiuti pericolosi?

    Non necessariamente. L'EER distingue le pellicole e la carta contenenti argento o composti dell'argento, codice 09 01 07, da quelle prive di argento, 09 01 08; entrambe le voci non sono contrassegnate dall'asterisco nell'Elenco. La classificazione concreta deve comunque corrispondere al rifiuto effettivamente prodotto.

    Un'azienda fotografica o una tipografia deve iscriversi al RENTRI?

    Dipende dalle caratteristiche dell'impresa e dai rifiuti prodotti. I produttori di rifiuti pericolosi rientrano tra i soggetti per i quali la normativa prevede l'iscrizione al RENTRI secondo le relative tempistiche e modalità.

    ARC Ambiente può organizzare ritiri periodici?

    Sì. Per aziende che producono regolarmente soluzioni di sviluppo, fissaggio o altri rifiuti speciali è possibile strutturare un servizio periodico, evitando di dover organizzare ogni singolo smaltimento da zero e mantenendo nel tempo una gestione più ordinata e prevedibile.

     

    Contenuto redatto dall’Ufficio Ambientale ARC Ambiente

    Revisione tecnica: Alessia Ferrari - Resp. Ufficio Ambiente e Logistica

    Ultimo aggiornamento: 10 settembre 2026

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