Raccolta, trasporto e gestione dei rifiuti per le aziende

Servizi di smaltimento dei rifiuti a Milano e provincia

Arcobaleno Servizi Ambientali offre un supporto completo, dalla prime analisi fino alla movimentazione dei rifiuti, garantendo assistenza burocratica e consulenza specializzata per una gestione sicura ed efficiente di rifiuti pericolosi e non pericolosi.

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Smaltimento

Il servizio di smaltimento rifiuti a Milano e provincia garantisce sicurezza e conformità normativa in ogni fase: dalla verifica dei codici fino alla movimentazione verso impianti autorizzati, con l’utilizzo di contenitori omologati e il supporto di operatori qualificati.

Sgombero

Il servizio di sgombero locali industriali a Milano e provincia libera gli spazi da materiali indesiderati e rifiuti, pericolosi e non. Dopo la rimozione, ci occupiamo della pulizia e della riqualificazione dell’ambiente, assicurando il corretto smaltimento e il pieno rispetto delle normative.

Consulenza

Il servizio di consulenza per la gestione dei rifiuti a Milano e provincia supporta le aziende in ogni aspetto operativo e normativo. Dalla valutazione delle giacenze alla compilazione del MUD fino alla redazione del Piano di Gestione Solventi, ci occupiamo della gestione burocratica garantendo la massima conformità e tracciabilità.

Raccolta rifiuti a Milano e provincia

La nostra flotta di automezzi e attrezzature

Siamo attrezzati per gestire colli, rifiuti sfusi e liquidi in cisterna, garantendo interventi efficaci e sicuri. I nostri veicoli, sottoposti a regolari controlli, sono guidati da autisti qualificati che assicurano il rispetto delle normative ambientali.

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Le autorizzazioni per il trasporto e lo smaltimento rifiuti a Milano

Grazie alle nostre autorizzazioni per il trasporto e lo smaltimento di rifiuti a Milano e in tutta Italia, rilasciate dall’Albo Nazionale Gestori Ambientali, garantiamo la massima conformità alle normative vigenti e la sicurezza nell’esecuzione dei nostri servizi.

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  • Nuovi codici EER per batterie e accumulatori: cosa cambia per le aziende nel 2026

    Dal 9 dicembre 2026 entrerà in applicazione il nuovo sistema europeo di classificazione dei rifiuti relativi a batterie e accumulatori. La modifica interessa batterie al litio, al piombo, al nichel, alcaline, allo zinco e al sodio, ma anche scarti di produzione, batterie miste e frazioni derivanti dal loro trattamento.

    I nuovi codici EER batterie 2026 permetteranno di distinguere con maggiore precisione le diverse tecnologie e di identificare chiaramente numerosi flussi come rifiuti pericolosi.

    Per le aziende non si tratta soltanto di un aggiornamento terminologico. La modifica può incidere sulla classificazione del rifiuto, sul deposito temporaneo, sui documenti di tracciabilità, sulla scelta degli imballaggi, sulle condizioni di trasporto e sulla verifica delle autorizzazioni degli operatori incaricati.

    La novità deriva dalla Decisione delegata (UE) 2025/934, successivamente rettificata, che aggiorna la Decisione 2000/532/CE relativa all’Elenco europeo dei rifiuti. L’obiettivo è adeguare la classificazione alle nuove chimiche delle batterie, migliorare la separazione dei flussi e favorire il recupero delle materie prime critiche.

    Perché cambiano i codici EER delle batterie

    Il precedente Elenco europeo dei rifiuti non rappresentava più in modo sufficiente l’evoluzione del mercato.

    Negli ultimi anni sono aumentate le batterie:

    • agli ioni di litio;
    • al nichel-metallo idruro;
    • al sodio;
    • al sodio-zolfo;
    • allo zinco;
    • utilizzate nei veicoli elettrici, negli impianti di accumulo, nei dispositivi industriali e nelle apparecchiature elettroniche.

    Sono inoltre cresciute le attività di produzione, rigenerazione, selezione e riciclaggio, dalle quali derivano rifiuti molto differenti rispetto alla semplice batteria esausta.

    La nuova classificazione introduce quindi codici specifici per l’intero ciclo di vita: scarti di fabbricazione, batterie post-consumo, elettroliti, scorie e frazioni intermedie del trattamento.

    Particolare attenzione viene riservata alla cosiddetta black mass, la miscela ottenuta dal trattamento meccanico o termico delle batterie e contenente materiali degli elettrodi. La Commissione europea ha chiarito che queste frazioni devono essere identificate come rifiuti pericolosi, anche per garantire un controllo più rigoroso delle spedizioni transfrontaliere e mantenere nell’Unione europea materiali strategici destinabili al recupero.

    Quando entrano in vigore i nuovi codici EER

    La data operativa da ricordare è il 9 dicembre 2026.

    Fino all’8 dicembre continueranno a essere utilizzate le classificazioni precedenti. Dal giorno successivo produttori, trasportatori e impianti dovranno fare riferimento alle nuove voci applicabili.

    L’Albo nazionale gestori ambientali ha inoltre stabilito due passaggi specifici per le imprese iscritte:

    • dal 14 ottobre 2026 sarà possibile richiedere mediante istanza telematica l’inserimento dei nuovi codici EER;
    • dal 9 dicembre 2026 l’Albo procederà all’adeguamento d’ufficio dei codici sostituiti presenti nelle autorizzazioni.

    L’adeguamento automatico riguarda le voci espressamente correlate dalla circolare. I codici completamente nuovi, invece, devono essere richiesti quando necessari per l’attività svolta.

    I principali nuovi codici EER per batterie esauste

    La modifica amplia in modo significativo il sottocapitolo 16 06, dedicato ai rifiuti derivanti dalla fabbricazione, dalla fornitura e dall’utilizzo delle batterie.

    Tra le voci più rilevanti per le aziende troviamo:

    Codice EERDescrizione
    16 06 01*Rifiuti di batterie al piombo-acido
    16 06 02*Rifiuti di batterie al nichel-cadmio
    16 06 03*Rifiuti di batterie contenenti mercurio
    16 06 04*Rifiuti di batterie alcaline
    16 06 07*Rifiuti di batterie al litio
    16 06 08*Rifiuti di batterie al nichel diverse dal nichel-cadmio
    16 06 09*Rifiuti di batterie allo zinco, comprese quelle all’ossido di argento
    16 06 10*Batterie al sodio contenenti sostanze pericolose
    16 06 11*Batterie al sodio-zolfo
    16 06 12Altri rifiuti di batterie al sodio
    16 06 13*Rifiuti di batterie misti
    16 06 14*Altri rifiuti di batterie contenenti sostanze pericolose
    16 06 15Batterie non altrimenti specificate non pericolose

    L’asterisco indica che il rifiuto è classificato come pericoloso. Una delle novità più significative è quindi l’introduzione del codice specifico 16 06 07* per le batterie al litio, che supera l’utilizzo di voci generiche o residuali.

    Le nuove voci distinguono anche i rifiuti di fabbricazione delle batterie, con coppie di codici pericolosi e non pericolosi dedicate a piombo-acido, litio, nichel, batterie alcaline, zinco e sodio.

    Batterie provenienti dalla raccolta differenziata

    Cambiano anche i codici del capitolo 20 relativi alle batterie raccolte separatamente:

    • 20 01 42*: determinate batterie pericolose e miscele che le contengono;
    • 20 01 43*: batterie al litio comprese nella voce 16 06 07;
    • 20 01 44: batterie diverse da quelle classificate nelle due voci precedenti.

    L’origine del rifiuto resta determinante. Il codice non deve essere scelto esclusivamente osservando il materiale, ma considerando l’attività che lo ha generato, la composizione, la tecnologia della batteria e le eventuali caratteristiche di pericolo.

    Per questo motivo non è corretto assegnare automaticamente il capitolo 20 a tutte le pile raccolte in azienda: occorre verificare se il rifiuto derivi da un flusso assimilabile alla raccolta differenziata oppure dall’attività produttiva, manutentiva o industriale dell’impresa.

    Che cosa devono fare concretamente le aziende

    Le imprese che producono, utilizzano o detengono batterie dovrebbero prepararsi prima del 9 dicembre 2026.

    1. Censire le batterie presenti

    Occorre distinguere almeno:

    • batterie al piombo di carrelli elevatori e gruppi di continuità;
    • batterie al litio di utensili, apparecchiature e veicoli;
    • moduli e pacchi batteria industriali;
    • batterie alcaline e allo zinco;
    • batterie al nichel;
    • batterie danneggiate, rigonfie, difettose o richiamate;
    • miscele di batterie non preventivamente separate.

    2. Riesaminare la classificazione EER

    I codici utilizzati nei registri, nei formulari, nelle omologhe e nei contratti con gli impianti devono essere verificati alla luce delle nuove voci.

    Il vecchio codice non deve essere sostituito meccanicamente senza analizzare la reale natura del rifiuto. Una batteria al litio integra, una batteria danneggiata e uno scarto derivante dalla produzione di celle possono richiedere valutazioni operative differenti.

    3. Aggiornare deposito ed etichettatura

    La classificazione come rifiuto pericoloso può comportare la necessità di rivedere:

    • contenitori e imballaggi;
    • separazione tra chimiche incompatibili;
    • protezione dei terminali;
    • etichettatura;
    • prevenzione di cortocircuiti e danneggiamenti;
    • area destinata al deposito temporaneo;
    • procedure di emergenza.

    Per le batterie al litio, soprattutto se danneggiate o difettose, è inoltre necessario valutare separatamente gli obblighi applicabili al trasporto ADR.

    4. Verificare trasportatore e impianto

    Prima del conferimento occorre verificare che trasportatore e destinatario siano autorizzati per il nuovo codice EER e per la corretta tipologia di rifiuto.

    L’adeguamento dei codici non autorizza automaticamente qualsiasi operatore a gestire nuovi flussi. Devono risultare coerenti il codice EER, la categoria d’iscrizione, le classi autorizzative, le operazioni dell’impianto e le eventuali condizioni tecniche.

    5. Aggiornare la tracciabilità

    Dal 9 dicembre 2026 i nuovi codici dovranno essere utilizzati, quando applicabili, nei documenti e nei sistemi aziendali:

    • registro cronologico di carico e scarico;
    • formulari di identificazione del rifiuto;
    • RENTRI;
    • omologhe degli impianti;
    • schede di caratterizzazione;
    • procedure interne;
    • istruzioni affidate a manutentori e responsabili di reparto.

    Caso pratico: batterie al litio provenienti da utensili e prototipi

    Un’azienda produttrice di apparecchiature elettromeccaniche conservava nello stesso contenitore batterie al litio esauste provenienti dagli utensili portatili e moduli batteria scartati durante le prove sui prototipi.

    In passato il materiale era stato gestito con una voce generica, senza distinguere chiaramente l’origine dei due flussi.

    In vista dell’entrata in applicazione dei nuovi codici, l’azienda ha effettuato un censimento e ha separato:

    1. batterie al litio esauste derivanti dall’utilizzo degli utensili;
    2. moduli fuori specifica generati durante l’attività di sviluppo e fabbricazione;
    3. batterie danneggiate o deformate da sottoporre a specifica valutazione per il trasporto.

    Il primo flusso è stato ricondotto alla nuova voce 16 06 07*. Per i moduli fuori specifica è stata invece valutata la voce dedicata ai rifiuti della fabbricazione di batterie al litio contenenti sostanze pericolose, 16 06 24*.

    La separazione ha permesso di predisporre contenitori differenti, aggiornare le etichette, adeguare il deposito temporaneo alla nuova normativa e prepararsi ai futuri conferimenti senza rischiare contestazioni o non conformità a destino.

    Il caso dimostra che la nuova normativa non richiede soltanto di cambiare un numero: impone di comprendere da quale processo proviene ogni batteria e quale tecnologia contiene.

    Come opera Arcobaleno Servizi Ambientali

    ARC Ambiente – Arcobaleno Servizi Ambientali supporta le aziende nella gestione e nello smaltimento delle batterie aziendali, dalle piccole pile portatili ai pacchi batteria industriali.

    Il servizio può comprendere:

    • analisi preliminare delle tipologie presenti;
    • eventuale sopralluogo gratuito;
    • verifica dell’origine e della corretta classificazione EER;
    • individuazione di contenitori e modalità di confezionamento;
    • omologazione presso l’impianto autorizzato;
    • verifica delle condizioni di trasporto;
    • pianificazione del ritiro;
    • assistenza documentale e supporto RENTRI.

    Quando il rifiuto è correttamente identificato e omologato, Arcobaleno concorda con il cliente giorno e fascia oraria indicativa del ritiro, programmando il servizio entro dieci giorni lavorativi dalla richiesta.

    La soluzione viene costruita sulle effettive esigenze dell’impresa, evitando di trattare nello stesso modo batterie con composizione, origine e condizioni di sicurezza differenti.

    Prepararsi prima del 9 dicembre 2026

    Le aziende non dovrebbero attendere l’ultimo momento. Il periodo precedente all’entrata in applicazione dei nuovi codici può essere utilizzato per controllare i rifiuti presenti, aggiornare le procedure e verificare la filiera autorizzata.

    Una revisione preventiva riduce il rischio di:

    • classificazioni errate;
    • rifiuti respinti dall’impianto;
    • documenti RENTRI o formulari non coerenti;
    • utilizzo di trasportatori non autorizzati per il nuovo codice;
    • batterie pericolose depositate o confezionate in modo inadeguato;
    • ritardi nell’organizzazione del ritiro.

    Contatta ARC Ambiente – Arcobaleno Servizi Ambientali per verificare la classificazione delle batterie presenti nella tua azienda e richiedere un’offerta personalizzata per il ritiro, il trasporto e il recupero o smaltimento.

    FAQ sui nuovi codici EER per batterie e accumulatori

    Da quando devono essere utilizzati i nuovi codici EER delle batterie?

    I nuovi codici si applicano dal 9 dicembre 2026. Fino all’8 dicembre restano applicabili le voci precedenti, salvo ulteriori indicazioni operative delle autorità competenti.

    Qual è il nuovo codice EER delle batterie al litio?

    Il codice specifico per i rifiuti di batterie al litio è 16 06 07*. L’asterisco indica che la voce identifica un rifiuto pericoloso.

    Tutte le batterie diventano rifiuti pericolosi?

    No. Il nuovo elenco comprende anche voci non pericolose, ad esempio per alcune batterie al sodio o per batterie non altrimenti specificate. Tuttavia, numerose chimiche vengono espressamente classificate come pericolose, comprese batterie al litio, alcaline, allo zinco, miste e diverse batterie al nichel.

    Le batterie alcaline saranno classificate come pericolose?

    La nuova voce 16 06 04* identifica come pericolosi i rifiuti di batterie alcaline diversi da quelli contenenti mercurio classificati con il codice 16 06 03*.

    Che codice si utilizza per un contenitore con batterie miste?

    Il nuovo codice 16 06 13* identifica i rifiuti di batterie misti. La sua applicabilità deve comunque essere verificata considerando origine, composizione e modalità con cui il rifiuto è stato prodotto.

    Il trasportatore aggiornerà automaticamente la propria autorizzazione?

    L’Albo adeguerà d’ufficio dal 9 dicembre 2026 alcuni codici sostituiti. Per i codici completamente nuovi, le imprese potranno presentare istanza telematica dal 14 ottobre 2026. Prima del ritiro è quindi necessario verificare concretamente l’autorizzazione dell’operatore.

    È necessario modificare anche registri e formulari?

    Dal momento in cui il nuovo codice diventa applicabile, deve essere riportato nella documentazione relativa al rifiuto, inclusi registro cronologico, FIR, RENTRI e documenti di omologa.

    Le batterie danneggiate possono essere trasportate insieme a quelle integre?

    Non automaticamente. Batterie danneggiate, difettose, rigonfie o a rischio di reazione possono richiedere confezionamento e condizioni di trasporto specifiche. La classificazione EER deve essere coordinata con la valutazione ADR e con le prescrizioni dell’impianto destinatario.

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  • Smaltimento stracci, filtri e materiali assorbenti contaminati

    Lo smaltimento di stracci, filtri e materiali assorbenti contaminati è un’esigenza frequente per officine, carrozzerie, industrie metalmeccaniche, tipografie, laboratori, imprese di manutenzione e aziende che utilizzano oli, solventi, vernici o prodotti chimici.

    Panni, carta assorbente, segatura, granuli, filtri e dispositivi di protezione possono sembrare rifiuti semplici. In realtà, una volta entrati in contatto con determinate sostanze, possono assumere caratteristiche di pericolo e richiedere contenitori, classificazione, trasporto e impianti di destino specifici.

    La loro gestione non deve quindi essere basata soltanto sull’aspetto del materiale, ma soprattutto sulla sostanza che lo ha contaminato, sul processo che lo ha generato e sulle sue caratteristiche effettive.

    Quali materiali rientrano in questa categoria

    Le attività produttive e manutentive possono generare numerosi materiali contaminati, tra cui:

    • stracci e panni utilizzati per pulire macchinari;
    • carta industriale e rotoli assorbenti;
    • filtri dell’olio, dell’aria o di processo;
    • filtri provenienti da cabine di verniciatura;
    • manichette e cartucce filtranti;
    • segatura utilizzata per raccogliere sversamenti;
    • granuli minerali o sintetici assorbenti;
    • tappeti e barriere assorbenti;
    • guanti, tute monouso e altri indumenti protettivi;
    • mascherine e dispositivi contaminati;
    • materiali impiegati per contenere perdite accidentali;
    • residui delle operazioni di bonifica e pulizia.

    La composizione originaria dello straccio o dell’assorbente è soltanto uno degli elementi da valutare. Due panni identici possono infatti essere classificati diversamente se uno è stato usato con acqua e detergente non pericoloso e l’altro con solventi infiammabili.

    Da quali sostanze possono essere contaminati

    I materiali assorbenti possono entrare in contatto con sostanze molto diverse:

    • oli minerali e lubrificanti;
    • emulsioni oleose;
    • carburanti;
    • solventi e diluenti;
    • vernici, smalti e inchiostri;
    • resine, colle e catalizzatori;
    • acidi e basi;
    • prodotti sgrassanti;
    • sostanze chimiche di laboratorio;
    • polveri o fanghi contenenti metalli;
    • prodotti infiammabili, tossici, corrosivi o ecotossici.

    È proprio la natura del contaminante a incidere sulla classificazione e sulla scelta della corretta destinazione. Per questo motivo non è prudente conferire automaticamente tutti i panni sporchi nello stesso contenitore o attribuire il codice EER soltanto sulla base di una descrizione generica.

    Codice EER 15 02 02* o 15 02 03?

    Nell’Elenco europeo dei rifiuti sono previste due voci comunemente utilizzate per questa tipologia:

    • EER 15 02 02*: assorbenti, materiali filtranti, stracci e indumenti protettivi contaminati da sostanze pericolose;
    • EER 15 02 03: assorbenti, materiali filtranti, stracci e indumenti protettivi diversi da quelli di cui alla voce 15 02 02.

    L’asterisco identifica un rifiuto pericoloso. La scelta tra le due voci non può però essere effettuata osservando soltanto il materiale: occorre conoscere il ciclo produttivo, i prodotti utilizzati e le sostanze rimaste sul rifiuto.

    Schede di sicurezza, informazioni sul processo, quantità impiegate e, quando necessarie, analisi di caratterizzazione permettono di ricostruire la reale natura del rifiuto. Il produttore deve attribuire il codice coerente con l’origine e con le caratteristiche effettive del materiale.

    I filtri industriali richiedono una valutazione specifica

    Lo smaltimento dei filtri industriali può risultare particolarmente delicato perché il materiale filtrante tende a concentrare le sostanze trattenute durante il processo.

    Un filtro può contenere:

    • olio residuo;
    • vernici e pigmenti;
    • solventi;
    • polveri metalliche;
    • carboni attivi contaminati;
    • residui chimici;
    • fanghi o particelle provenienti dagli impianti di aspirazione.

    Prima di organizzare il ritiro è utile distinguere tra filtri sgocciolanti, asciutti, pressati o ancora inseriti nei rispettivi supporti metallici o plastici. Un filtro saturo di liquido può infatti richiedere un confezionamento diverso rispetto a un materiale asciutto.

    Anche la presenza di parti metalliche non significa automaticamente che il rifiuto possa essere conferito come rottame. Il recupero del metallo può essere valutato soltanto attraverso un impianto autorizzato e compatibile con le caratteristiche del rifiuto.

    Come devono essere raccolti e conservati

    Gli stracci contaminati e i materiali assorbenti esausti devono essere raccolti separatamente dagli altri rifiuti, evitando miscelazioni che possano aumentare il rischio o rendere più difficile il trattamento.

    In linea generale è opportuno:

    • utilizzare fusti, bidoni o contenitori resistenti e compatibili;
    • mantenere i recipienti chiusi quando non vengono utilizzati;
    • evitare sacchi facilmente perforabili in presenza di materiali impregnati;
    • impedire la fuoriuscita di liquidi;
    • proteggere i contenitori dagli agenti atmosferici;
    • apporre un’etichettatura chiara;
    • separare materiali contaminati da sostanze incompatibili;
    • organizzare il deposito temporaneo in un’area controllata.

    Nel caso di panni impregnati di solventi o prodotti infiammabili, contenitori aperti o non idonei possono favorire l’emissione di vapori e creare condizioni di rischio. La valutazione deve inoltre considerare le eventuali prescrizioni applicabili al trasporto di merci pericolose.

    Errori da evitare nella gestione degli assorbenti contaminati

    Uno degli errori più frequenti consiste nel considerare gli stracci sporchi come rifiuti assimilabili all’indifferenziato. Altre criticità ricorrenti sono:

    • mischiare panni contaminati da sostanze differenti;
    • inserire nei fusti bombolette, liquidi liberi o contenitori chimici;
    • utilizzare recipienti danneggiati;
    • lasciare i contenitori aperti;
    • attribuire sempre lo stesso codice a tutti i materiali di pulizia;
    • smaltire filtri contenenti ancora grandi quantità di liquido senza segnalarlo;
    • non comunicare la presenza di solventi o sostanze infiammabili;
    • affidarsi a operatori senza verificare autorizzazioni e destinazione finale.

    Una separazione corretta fin dall’origine riduce il rischio di non conformità, facilita l’omologazione del rifiuto e può evitare costi aggiuntivi dovuti a riconfezionamenti o analisi impreviste.

    Come avviene lo smaltimento

    La destinazione finale dipende dalla composizione del materiale, dal contaminante, dallo stato fisico e dalle possibilità tecniche dell’impianto.

    A seconda dei casi, il rifiuto può essere sottoposto a:

    • recupero di alcune componenti;
    • trattamento preliminare;
    • separazione delle frazioni;
    • recupero energetico;
    • inertizzazione;
    • incenerimento;
    • smaltimento presso impianti autorizzati.

    Non esiste quindi una soluzione identica per tutti gli stracci e i filtri. La corretta filiera deve essere individuata prima del ritiro, attraverso la documentazione tecnica e l’omologazione richiesta dall’impianto.

    Il trasporto dei rifiuti speciali deve inoltre essere accompagnato dal formulario previsto, secondo le modalità applicabili. Il portale RENTRI conferma che il formato scelto dal produttore o detentore determina la modalità di gestione del FIR da parte dell’intera filiera.

    Caso pratico: assorbenti contaminati dopo la perdita di un macchinario

    Un’azienda metalmeccanica aveva subito la rottura di una tubazione collegata a una macchina utensile. Per contenere la perdita, gli operatori avevano utilizzato tappeti assorbenti, segatura, panni industriali e seppiolite.

    Tutto il materiale era stato inizialmente inserito in alcuni sacchi, insieme a guanti monouso, piccoli componenti metallici e residui di emulsione ancora liquida. L’azienda aveva indicato genericamente il contenuto come “materiale sporco d’olio”.

    Prima di programmare il ritiro, Arcobaleno Servizi Ambientali ha ricostruito l’origine dello sversamento e verificato la documentazione relativa al fluido utilizzato. È stato quindi organizzato il riconfezionamento, separando:

    • gli assorbenti impregnati;
    • il liquido libero recuperato;
    • i componenti metallici;
    • gli imballaggi contaminati.

    I materiali sono stati collocati in contenitori più adatti, etichettati e avviati alle rispettive filiere. L’intervento ha evitato che un unico contenitore eterogeneo venisse respinto o sottoposto a contestazioni dall’impianto.

    Il caso mostra quanto sia importante descrivere non soltanto il materiale utilizzato, ma anche cosa ha assorbito e in quali condizioni si trova.

    Come opera Arcobaleno Servizi Ambientali

    ARC Ambiente – Arcobaleno Servizi Ambientali gestisce lo smaltimento di stracci, filtri e materiali assorbenti attraverso un processo organizzato:

    1. raccolta delle informazioni sul processo produttivo;
    2. verifica dei prodotti contaminanti e delle schede di sicurezza;
    3. eventuale sopralluogo gratuito;
    4. individuazione del codice EER e delle verifiche necessarie;
    5. predisposizione dell’offerta;
    6. omologazione del rifiuto ed eventuali analisi;
    7. scelta di trasportatore e impianto autorizzati;
    8. programmazione del ritiro;
    9. supporto nella gestione documentale.

    Quando il rifiuto è correttamente omologato, il servizio viene concordato su appuntamento, definendo con il cliente il giorno e una fascia oraria indicativa. La programmazione avviene normalmente entro dieci giorni lavorativi dalla richiesta, previa conclusione dell’omologazione.

    Richiedi un preventivo per lo smaltimento

    Hai fusti di stracci sporchi d’olio, filtri esausti, panni impregnati di solvente o assorbenti utilizzati dopo uno sversamento?

    Per ricevere una valutazione attendibile è utile indicare:

    • tipo di materiale;
    • sostanza assorbita o filtrata;
    • quantità disponibile;
    • tipo e numero dei contenitori;
    • presenza di liquido libero;
    • luogo del ritiro;
    • eventuali schede di sicurezza e fotografie.

    Contatta ARC Ambiente – Arcobaleno Servizi Ambientali per richiedere un’offerta dedicata allo smaltimento di stracci, filtri e materiali assorbenti contaminati.

    FAQ sullo smaltimento di stracci e materiali assorbenti

    Gli stracci sporchi d’olio sono sempre rifiuti pericolosi?

    Non automaticamente. Occorre valutare il tipo di olio, le sostanze presenti, il processo che ha generato il rifiuto e le eventuali caratteristiche di pericolo. Nella pratica, molti stracci industriali contaminati richiedono la voce EER 15 02 02*, ma la classificazione deve essere verificata caso per caso.

    Posso gettare i panni contaminati nell’indifferenziato?

    I materiali derivanti da un’attività produttiva e contaminati da oli, solventi, vernici o sostanze chimiche non devono essere conferiti nei rifiuti ordinari. Devono essere classificati e affidati a una filiera autorizzata.

    Qual è il codice EER degli assorbenti contaminati?

    Le voci più comuni sono 15 02 02* per i materiali contaminati da sostanze pericolose e 15 02 03 per quelli diversi. L’attribuzione dipende dall’origine e dalla reale contaminazione.

    Stracci e filtri possono essere messi nello stesso fusto?

    Soltanto quando presentano caratteristiche compatibili e la stessa corretta classificazione. Filtri contenenti liquidi, materiali contaminati da sostanze incompatibili o rifiuti con codici differenti possono richiedere contenitori separati.

    Come devono essere confezionati i panni impregnati di solvente?

    Devono essere utilizzati contenitori chiudibili, resistenti e compatibili con il contenuto, evitando dispersioni e accumulo incontrollato di vapori. Le modalità definitive dipendono dalle sostanze presenti e dalle condizioni previste per il trasporto.

    È necessaria un’analisi chimica?

    Non sempre. In alcuni casi il processo produttivo, le schede di sicurezza e la conoscenza delle sostanze utilizzate sono sufficienti. L’impianto o il tecnico incaricato possono però richiedere analisi quando la composizione è incerta o deve essere verificata.

    Quanto costa smaltire stracci e filtri contaminati?

    Il costo dipende da classificazione, peso, numero e tipo di contenitori, contaminante, necessità di analisi, trasporto e impianto di destinazione. Per elaborare un’offerta precisa è consigliabile fornire fotografie, quantità e schede di sicurezza.

    Arcobaleno effettua anche piccoli ritiri?

    Il servizio può essere organizzato anche per quantità contenute, valutando la soluzione logistica più adeguata. In presenza di più tipologie di rifiuto è possibile pianificare un ritiro coordinato, dopo la verifica preventiva dei materiali.

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  • Smaltimento inchiostri, toner e rifiuti da stampa industriale

    Lo smaltimento di inchiostri, toner liquidi e rifiuti da stampa industriale richiede una valutazione tecnica più approfondita rispetto alla semplice raccolta delle cartucce esaurite utilizzate negli uffici.

    Tipografie, serigrafie, litografie, aziende cartotecniche, produttori di imballaggi, reparti di stampa digitale e imprese che utilizzano sistemi di marcatura industriale possono produrre residui liquidi, fanghi, solventi di lavaggio, contenitori contaminati e materiali assorbenti. La composizione di questi rifiuti può variare sensibilmente in funzione della tecnologia di stampa e dei prodotti impiegati.

    Per organizzare correttamente il servizio è quindi necessario stabilire che cosa contiene il rifiuto, da quale processo deriva, in quale stato fisico si presenta e se possiede caratteristiche di pericolo. Solo dopo questa valutazione è possibile individuare il codice EER, l’imballaggio, le condizioni di trasporto e l’impianto di destino appropriati.

    Quali rifiuti vengono prodotti dalle attività di stampa industriale

    L’espressione “rifiuti da stampa” comprende materiali molto diversi tra loro. Tra quelli più frequentemente prodotti si trovano:

    • inchiostri liquidi inutilizzati, scaduti o fuori specifica;
    • toner liquidi e residui provenienti dai circuiti delle macchine;
    • inchiostri UV, a solvente, a base acquosa o oleosa;
    • miscele di colore preparate ma non più utilizzabili;
    • vernici, primer e rivestimenti impiegati nella stampa o nella finitura;
    • solventi utilizzati per il lavaggio di rulli, vasche, telai e circuiti;
    • acque di lavaggio contaminate da pigmenti e sostanze chimiche;
    • fanghi derivanti dalla pulizia degli impianti;
    • stracci, filtri, guanti e materiali assorbenti contaminati;
    • contenitori, latte, taniche, fusti e cartucce sporchi;
    • residui solidificati, croste di inchiostro e raschiature;
    • imballaggi o supporti di stampa non conformi contaminati dal prodotto.

    Non tutti questi materiali possono essere gestiti insieme. Un inchiostro a base acquosa, un residuo contenente solventi infiammabili e un toner liquido possono richiedere classificazioni, contenitori e destinazioni differenti.

    Inchiostri liquidi, toner e cartucce: non sono lo stesso rifiuto

    Uno degli errori più comuni consiste nel considerare equivalenti tutti i residui provenienti da stampanti e macchine da stampa.

    Le cartucce e i toner esauriti da ufficio sono generalmente costituiti da un contenitore o da un componente sostituibile della macchina. Nella stampa industriale, invece, è frequente trovare prodotti liquidi sfusi, miscele di pigmenti e solventi, fondi di fusto, residui di lavaggio o fanghi.

    Il toner liquido non deve essere confuso con la polvere di toner contenuta nelle normali cartucce laser. Può essere composto da particelle coloranti disperse in un liquido vettore e deve essere valutato sulla base della sua formulazione e della scheda di sicurezza del prodotto originario.

    Anche due inchiostri della stessa tonalità possono avere caratteristiche molto diverse: uno può essere a base acquosa, mentre l’altro può contenere solventi organici o sostanze che determinano l’attribuzione di caratteristiche di pericolo.

    Quando gli inchiostri esausti sono rifiuti pericolosi

    La pericolosità non dipende esclusivamente dal colore, dall’odore o dall’aspetto del materiale. Deve essere valutata considerando la composizione del rifiuto e la presenza di sostanze pericolose.

    Possono risultare particolarmente critici gli inchiostri o i residui contenenti:

    • solventi organici;
    • sostanze infiammabili;
    • pigmenti o additivi pericolosi;
    • componenti irritanti o sensibilizzanti;
    • sostanze pericolose per l’ambiente;
    • miscele la cui composizione non è più identificabile;
    • residui derivanti dalla miscelazione di prodotti differenti.

    L’Elenco europeo dei rifiuti comprende, nel capitolo dedicato alla produzione, formulazione, fornitura e uso degli inchiostri da stampa, voci distinte per rifiuti contenenti sostanze pericolose e corrispondenti rifiuti non pericolosi. Il codice non deve però essere scelto automaticamente in base al nome commerciale: occorre partire dal processo produttivo e dalle effettive caratteristiche del rifiuto.

    Quando le informazioni documentali non sono sufficienti, può essere necessario effettuare un campionamento rappresentativo e specifiche analisi di caratterizzazione.

    Come classificare i rifiuti da stampa industriale

    La classificazione dovrebbe partire dalla raccolta di alcune informazioni fondamentali:

    1. processo che ha generato il rifiuto;
    2. prodotto o miscela originariamente utilizzati;
    3. schede di sicurezza disponibili;
    4. quantità e stato fisico;
    5. presenza di acqua, solventi o altre sostanze;
    6. modalità con cui i materiali sono stati raccolti;
    7. eventuale miscelazione con altri residui;
    8. caratteristiche dell’imballaggio.

    Le schede di sicurezza degli inchiostri e dei detergenti sono molto utili, ma descrivono il prodotto prima dell’utilizzo. Il rifiuto può aver subito contaminazioni, diluizioni o trasformazioni e deve quindi essere valutato nella sua condizione effettiva.

    La corretta attribuzione del codice EER rimane responsabilità del produttore del rifiuto, che deve disporre degli elementi tecnici necessari per motivare la classificazione.

    Perché inchiostri e solventi non devono essere miscelati indiscriminatamente

    Riunire tutti i residui di stampa in un unico contenitore può sembrare una soluzione pratica, ma può creare problemi tecnici, economici e di sicurezza.

    La miscelazione può:

    • modificare le caratteristiche di pericolo;
    • provocare reazioni indesiderate;
    • rendere il rifiuto non conforme all’omologa dell’impianto;
    • impedire il recupero di alcune frazioni;
    • aumentare il costo di trattamento;
    • rendere più difficile ricostruire la composizione del rifiuto.

    È quindi opportuno mantenere separati, quando tecnicamente necessario, gli inchiostri a base acquosa, quelli contenenti solventi, le acque di lavaggio, i solventi esausti, i fanghi e i materiali solidi contaminati.

    Contenitori, deposito temporaneo ed etichettatura

    Gli inchiostri e i toner liquidi devono essere raccolti in contenitori compatibili con il prodotto, integri, chiudibili e idonei allo stato fisico del rifiuto.

    A seconda delle quantità e delle caratteristiche possono essere utilizzati:

    • fusti;
    • taniche;
    • cisternette;
    • contenitori omologati;
    • vasche di sicurezza o sistemi di contenimento secondario;
    • contenitori dedicati per stracci, filtri e assorbenti contaminati.

    I recipienti devono essere mantenuti chiusi, salvo durante le operazioni di conferimento, ed etichettati in modo da identificare chiaramente il rifiuto contenuto. In presenza di liquidi è inoltre importante prevenire urti, rovesciamenti e dispersioni nel luogo di deposito.

    L’eventuale applicazione della disciplina ADR al trasporto non dipende automaticamente dal fatto che il rifiuto sia classificato come pericoloso ai fini ambientali. Deve essere effettuata una valutazione specifica delle caratteristiche della merce trasportata.

    Smaltimento o recupero: quale destinazione viene scelta

    La destinazione finale dipende dalla composizione e dalle caratteristiche del materiale.

    In alcuni casi, solventi e miscele contenenti componenti recuperabili possono essere sottoposti a operazioni di rigenerazione o recupero. Altri residui possono essere destinati a trattamento, recupero energetico o smaltimento presso impianti autorizzati.

    La possibilità di recuperare il materiale aumenta quando i flussi sono:

    • correttamente separati;
    • ben identificati;
    • privi di frazioni estranee;
    • raccolti in contenitori idonei;
    • accompagnati da informazioni affidabili.

    Non esiste quindi una destinazione unica valida per tutti gli inchiostri. La scelta viene effettuata sulla base dell’omologa e delle condizioni di accettazione dell’impianto.

    Caso pratico: pulizia di un reparto di stampa con residui diversi

    Un’azienda cartotecnica doveva liberare un’area di produzione nella quale erano stati accumulati, nel tempo, diversi materiali: fusti parzialmente pieni di inchiostri, taniche di solvente di lavaggio, residui a base acquosa, filtri contaminati e contenitori senza etichette leggibili.

    La soluzione apparentemente più semplice sarebbe stata travasare tutti i liquidi in un’unica cisternetta. Questa scelta avrebbe però compromesso la possibilità di ricostruire la composizione dei materiali e avrebbe potuto generare una miscela non accettabile dall’impianto.

    Il lavoro è stato quindi impostato separando:

    • gli inchiostri ancora identificabili;
    • i solventi di lavaggio;
    • le acque contaminate;
    • i materiali solidi;
    • i contenitori privi di informazioni sufficienti.

    Per i rifiuti documentati sono state utilizzate le schede tecniche disponibili. Per i materiali non identificati è stata prevista una caratterizzazione specifica. Dopo l’omologa, i diversi flussi sono stati confezionati ed etichettati separatamente e destinati agli impianti più adatti.

    In questo modo l’azienda ha liberato il reparto senza effettuare miscelazioni improprie, mantenendo la tracciabilità e riducendo il rischio di contestazioni al conferimento.

    Come opera Arcobaleno Servizi Ambientali

    Arcobaleno Servizi Ambientali organizza lo smaltimento degli inchiostri industriali e dei rifiuti da stampa attraverso un processo costruito sulle caratteristiche effettive del materiale:

    • raccolta preliminare delle informazioni;
    • valutazione di schede di sicurezza e documentazione disponibile;
    • eventuale sopralluogo gratuito;
    • verifica delle modalità di confezionamento;
    • individuazione del codice EER;
    • omologa presso l’impianto;
    • eventuale campionamento e analisi;
    • pianificazione del trasporto;
    • conferimento presso impianti autorizzati;
    • assistenza nella gestione documentale.

    Quando necessario, il sopralluogo viene gestito attraverso un’applicazione proprietaria che permette di raccogliere in formato digitale fotografie, quantità, tipologie di rifiuti e caratteristiche dei contenitori.

    Il ritiro viene concordato indicando giorno e fascia oraria orientativa. Previa conclusione dell’omologa, il servizio viene programmato ed eseguito entro 10 giorni lavorativi dalla richiesta.

    Richiedi un preventivo per lo smaltimento degli inchiostri

    Devi smaltire inchiostri esausti, toner liquidi, solventi di lavaggio, fanghi o contenitori contaminati?

    Per ricevere una valutazione è utile inviare:

    • fotografie dei materiali;
    • quantità indicative;
    • dimensione e tipologia dei contenitori;
    • schede di sicurezza disponibili;
    • descrizione del processo produttivo;
    • indirizzo del luogo di ritiro.

    Contatta Arcobaleno Servizi Ambientali per richiedere un’offerta personalizzata per il ritiro e lo smaltimento dei rifiuti da stampa industriale.

    FAQ sullo smaltimento di inchiostri e toner liquidi

    Gli inchiostri esausti sono sempre rifiuti pericolosi?

    No. La classificazione dipende dalla composizione e dalle caratteristiche del rifiuto. Inchiostri contenenti solventi o altre sostanze pericolose possono richiedere un codice EER pericoloso, mentre prodotti differenti possono risultare non pericolosi. La valutazione deve essere effettuata caso per caso.

    Posso versare inchiostri di colori diversi nello stesso fusto?

    Il colore non è l’unico elemento da considerare. Prodotti con formulazioni compatibili potrebbero, in alcuni casi, essere raccolti insieme, ma inchiostri a base acquosa, a solvente, UV o contenenti componenti differenti non dovrebbero essere miscelati senza una valutazione preventiva.

    Toner liquido e cartucce toner possono essere smaltiti insieme?

    Non necessariamente. Il toner liquido sfuso, le cartucce esaurite e i componenti delle macchine possono appartenere a flussi differenti. Occorre verificare composizione, provenienza e condizioni di accettazione dell’impianto.

    Come si smaltiscono gli stracci sporchi di inchiostro?

    Stracci, filtri, guanti e materiali assorbenti contaminati devono essere raccolti separatamente in contenitori chiusi. La loro classificazione dipende dalle sostanze assorbite e dal processo che li ha generati.

    Le latte vuote di inchiostro sono imballaggi puliti?

    Non automaticamente. Se contengono residui o risultano contaminate da sostanze pericolose, devono essere gestite come imballaggi contaminati. Non è sufficiente che la latta sia stata semplicemente svuotata.

    Servono analisi di laboratorio?

    Non sempre. Quando il processo, la composizione e le schede di sicurezza permettono di classificare il rifiuto con sufficiente certezza, le analisi possono non essere necessarie. Diventano invece importanti per miscele, rifiuti non identificati o materiali la cui composizione è cambiata.

    Quanto costa smaltire gli inchiostri industriali?

    Il costo dipende da composizione, pericolosità, quantità, imballaggio, analisi necessarie, trasporto e impianto di destino. Per formulare un’offerta attendibile è necessario raccogliere informazioni precise sul rifiuto.

    È possibile richiedere un sopralluogo?

    Sì. Quando fotografie e documentazione non sono sufficienti, Arcobaleno Servizi Ambientali può effettuare un sopralluogo gratuito e senza impegno per verificare materiali, quantità e condizioni operative.

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